Letteratura da blogger: contro i personaggi mito

Pubblico un’intervista ad Anna di Untitl.Ed, piccola casa editrice fondata da tre blogger e che pubblica esclusivamente libri scritti da blogger e ispirati dai diari personali di questi ultimi. L’intervista è stata condotta tramite posta elettronica tra il 6 e il 7 giugno.

- Come vi distinguete da altre simili iniziative di progetti editoriali che si basano sui blogger come autori di libri?

Noi scriviamo in rete da tanto tempo. Nella rete italiana, c’è un sacco di gente che scrive. Veri “professionisti” della scrittura, che però scrivono solo in rete. Ci siamo accorte che la loro lingua, a furia di scrivere in rete, a poco a poco cambia, acquista immediatezza, si rivolge con naturalezza al lettore, esplora argomenti, e si spoglia progressivamente di vezzi e paludamenti letterari, per esplorare possibilità nuove.
Questo è quello che noi cerchiamo: voci, che hanno imparato a modularsi in rete.
Studiamo i blog che ci piacciono (in particolare i blog-diari personali, intimi/pubblici, di scrittura), ne studiamo la struttura e lo sviluppo nel tempo, non ci interessa il “bel pezzo” o il “bel racconto” (e questo, per esempio, ci differenzia da tutte le iniziative analoghe), ma una voce affascinante, seduttiva, argomenti di realtà, cose che non abbiamo mai letto uguali.

L’altra cosa che ci differenzia è il fatto che noi non usiamo la rete come luogo dove creare personaggi-mito (il personaggio-scrittore da lanciare, per dire). Secondo noi questo è un fatto grave, che sta succedendo: si è scambiata la rete con la televisione, si “utilizza” la rete come un canale, un veicolo, per lanciarsi nella “realtà” – come se la “realtà” fosse un’altra cosa, e la rete un parco giochi. Queste sono logiche proprie della produzione tradizionale, la rete può fare cose diverse. La rete, per esempio, prima ancora di creare blogstar, permette di avvicinarsi alla voce alle parole e agli argomenti di sconosciuti di valore. Sconosciuti che, per di più, non se ne importano di diventare “qualcuno”, e pur senza nascondersi, si fanno velo del proprio nick per essere lasciati in pace a parlare coi propri simili, e per sperimentare liberamente quello che, scrivendo quotidianamente e senza mediazioni, si può dire, si può raccontare, e i modi per farlo. Se uno è bravo, e capisce cos’è la rete,

Per questi motivi, abbiamo deciso di “commissionare” noi un libro a questi autori, basandoci sul fatto che siamo loro lettori abituali (quindi li selezioniamo sì!!), e che misuriamo quotidianamente la temperatura e la forza di quella scrittura – altro che leggere un manoscritto una tantum!

Commissionare significa: dare un anticipo (piccolo, va bene) all’autore, fargli un contratto perché lui scriva una cosa per noi, un libro fatto proprio come un libro, un oggetto diverso da una raccolta di post o da una trasposizione del suo blog in carta (dal momento che il suo blog sta benissimo dove sta, sul web!), ma costruito sui temi e sui modi che abbiamo imparato a riconoscere come suoi distintivi – insomma un libro costruito, per tornare alla voce, sulle sue corde, sulla sua tonalità.

Ci troviamo quindi a costruire un libro con ciascun autore. Ci si dedica completamente, per ciascuno, una di noi. Si fa un editing serratissimo, con tutti i mezzi: mail, telefono, skype, allegati di ogni tipo che vanno e vengono, incontri di persona. Io credo che più nessuno faccia editing. Le case editrici tradizionali ne fanno pochissimo, noi investiamo tutto invece su questo lavoro, su questo nuovo tipo di editing “affettivo”, che si può costruire particolarmente in rete, a partire da una conoscenza profonda “di parola”: un autore che ti arriva proprio sotto il naso senza bisogno di mandare manoscritti, un editore che è, da prima, lettore abituale di quell’autore – una persona di casa, per così dire: è la frontiera dell’editoria, secondo noi.

La sfida, lanciata a fine 2004, è partita da una considerazione: perché aspettare che il mondo di scrittura del web venga colonizzato dai media tradizionali, che per giunta non si fa che dire che sono in crisi di idee? perché un blogger deve diventare per forza un autore? la blogsfera non è mica dilettanti allo sbaraglio, né un “vivaio”: ci scrive un sacco di gente che pensa, che sta attenta alle parole, che sa, e che si confronta quotidianamente col prossimo (col suo “pubblico”), al di là dei generi degli accademismi o delle mode.
Come vedi siamo veramente diversi da altri editori analoghi, perché gli altri si sono mossi in maniera diametralmente opposta alla nostra. Anzi: siamo diversi, essenzialmente, perché siamo editori-blogger: gli altri sono editori tradizionali che puntano sui blogger (come punterebbero su una qualsiasi “nuova generazione di scrittori”, cioè per vendere una moda e per accaparrarsi un bacino di utenza).

- Perchè un consumatore di libri dovrebbe preferire un libro scelto da voi tra i blogger, a un libro che si basa sul sistema di scelte e selezioni di contenuti e autori operato dagli editori classici?

Perché, secondo noi, sono belli – che altro dovremmo inventarci? I nostri libri sono rivolti a persone coi nostri gusti letterari. Speriamo, che dire?, che ce ne siano tante. Il pubblico è libero, non c’è nessun libro che si “deve” leggere, neanche “scrittore-blogger” è un titolo per essere letti per forza, ovviamente

- Quante copie "tira" un libro che pubblicate?

Tiriamo da milledue a duemila copie per libro, abbiamo rapporti diretti con (poche) librerie scelte in Italia, poi vendiamo sul nostro sito, via Paypal. Spediamo noi, facciamo tutto noi, cerchiamo di essere veloci e gentili. Non abbiamo un’ispanish administrationmmagine molto chiassosa né particolarmente “glamour”, questo apparentemente costituisce un problema dal punto di vista promozionale, ma noi crediamo che molta gente si sia bell’e scocciata di certe dinamiche promozionali, e un po’ di discrezione, di nudità, gli fa simpatia. È una scommessa naturalmente, non siamo ancora in grado di dire come sta andando, però abbiamo avuto un sacco di recensioni non sollecitate, impensate, e siamo state contente di queste attenzioni.

- Come finanziate la stampa e la distribuzione dei libri?

Ci finanziamo noi, coi nostri soldi. Quindi ci terrorizziamo continuamente. Questo ci dà libertà.  Non abbiamo nessun tipo di finanziamento altro. Adesso siamo a sei libri: speriamo che una collana più consistente ci dia titolo per accedere a qualche finanziamento per l’editoria. Il nostro patrimonio sono i libri, quello che stiamo costruendo, e la stima che ci circonda (della quale ringraziamo tutti) che non è venuta mai meno perché non siamo scese mai a nessun compromesso.

- Nelle tue risposte sento gli echi di qualche pensatore della rete. sul vostro approccio all’editoria – e alla sfera pubblica in genere – che tu mi hai raccontato, vi siete ispirati a qualche pensatore in particolare e/o a qualche blog che vi ha dato i primi spunti?

quale pensatore? non ci siamo ispirate a nessun "pensatore della rete", almeno non consapevolmente. E infatti siamo state guardate con una certa diffidenza – almeno inizialmente - sia dagli operatori dell’editoria tradizionale, sia dai blogger. Perfino da qualche blogger-pensatore, guarda un po’   :) Fra l’altro non siamo così esperte di pensatori della rete: siamo entrate nella rete, tutt’e tre, come delle assolute capre, né ci siamo mai occupate di comunicazione o di new media in senso teorico.
per quanti riguarda l’editoria, ci siamo lette molti carteggi, molte storie di alcuni gloriosi editori degli anni 40/50/60, niente di contemporaneo…
ma a parte tutto: credo che molti concetti di base dei nostri ragionamenti siano condivisi da molte persone in rete. Solo che in questo momento queste persone tacciono e aspettano gli sviluppi, secondo me. Anche noi, per la verità, aspettiamo gli sviluppi :)

- Hai qualcos’altro da dirci?

Non so perché sono andata così lunga: ogni volta la racconto in modo un po’ diverso. Sono io che mi sono inventata sta storia, e ancora ne sono appassionata.
Ah: abbiamo fatto un lavoro in video, “voci” si chiama, che presenteremo forse pure a trieste, che racconta di cos’è lavorare in rete. Il nostro ufficio è tutto in rete, ci lavoriamo a tutte le ore. Ma la cosa più strana senti è questa. Io sto ad Andria, in provincia di Bari, l’altra socia sta a Genova, l’altra sta a Gorizia. Ci siamo viste di persona UNA volta, e la seconda volta siamo andate da un notaio a Treviso e abbiamo fondato una srl. Questo permette la rete: conoscersi così profondamente, tanto da fidarsi, senza sapere neppure CHI si è. Questo lo fanno le parole, solo le parole scritte in rete. Questo è il potere della rete, tu penso che lo sappia bene, noi ci abbiamo puntato decisamente sopra, senza paura, vada come vada.
Ho finito ,
grazie per l’attenzione, come si dice.

 

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