Ritengo orgogliosamente che sia una delle più grandi indagini mai sganciate tra i navigatori che parlano e scrivono in italiano e nelle sue parlate non nazionali (anc i dialetti). Certamente: DiarioAperto, indagine 2007 sui blog, è la più grossa inchiesta condotta sui blog in termini quantitativi e spero anche come qualità dei dati.
Due ore fa, all’interno di quella conversazione un po’ autistica tra blogger, Massimo Moruzzi sul suo blog dot-coma*:o) l’ha messa proprio bene: “Perchè devo aprire una sede su Second Life?… Perchè devo fare a tutti i costi un corporate blog, quando continuo a fare comunicati stampa come nel 1950? Perchè anche chi vende prosciutti deve avere un social network?“. Massimo si fa una domanda e si risponde: “Perchè non avendo capito il nuovo mondo che abbiamo sottomano, ci buttiamo sul prossimo“. DiarioAperto, ovviamente, può permettere ai tanti autori liberi di opinioni e storie (i blogger) di poggiare le loro visione di nuovi mondi su basi ancora più fondate. Sono certo che tutti quelli che hanno dato una mano a DiarioAperto abbiano questa speranza: chiarire e così contribuire al cambiamento sociale.
Un’anticipazione microbica così, giusto per gradire. Solo il 13,8% delle donne autrici/lettrici di blog che hanno risposto a DiarioAperto usano un feedreader Rss ogni giorno, il 65,2% non li usa mai. I maschi (un vero pubblico di nerd) che si scaricano i feed ogni giorno sono il 45,3%, quelli che non li usano mai sono solo il 29%…
Solo per il 24,8% delle donne l’informatica e il web sono dei temi appassionanti, mentre i maschi che se la contano su questi temi sono il 66,3%…
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In un’intervista per Rvnet, Enrico Marchetto dell’Università di Trieste dà qualche piccolissima anticipazione sui dati della ricerca. Che è in dirittura d’arrivo. Stiamo scrivendo a tre mani una prima interpretazione dei dati che distribuiremo a breve assieme a svariati file excel e al database delle risposte…
Dal registro di classe: "Questa non è una classe, ma una fattoria composta da animali vari quali: vacche, porci, galli, somari e qualche fattore che per addomesticare gli animali rutta in maniera vergognosa. Impossibile fare lezione". (tratto dal sito ScuolaZoo.Com)
Noi invece nella prestigiosa sezione A del liceo Galilei di Trieste eseguivamo i rumori della notte: quando la prof. (Rambelli in particolare, detta anche Ramba) era girata a scrivere sulla lavagna, si alzavano i versi di numerosi animali notturni, tra cui il gufo, il gatto, il lupo, ecc. Era uno dei tanti momenti fantastici di anarchia e divertimento che ho passato a scuola.
E dopo mi imbatto nella rassegna stampa di Scuola.Zoo, appunto. E’ una raccolta di articoli e video di testate locali e nazionali, che sale d’importanza parallelamente alla crescita del numero di commenti ai post del blog di ScuolaZoo, cifre di commenti che qualsiasi blogger italico (BeppeGrillo escluso) si sognerebbe di raggiungere. Il livello del lavoro dei giornalisti nella maggior parte dei casi è allarmante – forse è veramente troppo tempo che non sono consueto con la tv o i giornali nazionali.
Malgrado gli autori di ScuolaZoo giustamente si smarchino, questo è stato bollato da vari reporterz come "il sito del bullismo". Due esempi possono servire a capire il ruolo dei media tradizionali: quelli di due servizi trasmessi dalle reti Mediaset. StudioAperto per bocca del noto mezzobusto Claudio Brachino: "Un altro scandalo a scuola… una ragazza in topless ripresa col videofonino… vi mostriamo le immagini tratte… dal sito del bullismo… ecco un altro video-choc… una giovane si lancia in un goffo strip-tease…". La verità è che la ragazza fa vedere le tette per 50 centesimi di secondo durante un intervallo… forse la redazione di StudioAperto non ha mai visto i film mandati da Italia1 in prime time (milioni di telespettatori) o non si è mai recata su una spiaggia d’estate dove migliaia di teen ager si denudano in bikini oppure, omioddddiooo, anche in topless. Già me l’immagino i giornalisti di Italia1 quando, per la prima volta nella loro vita, andranno al mare quest’estate: "Scandalo sulle spiagge italiane… Sodoma e Gomorra… ecc." Invece, il Tg5 (l’ammiraglia), fa peggio: "In un video a scuola… tre studenti armati di ombrelli giocano a fare i terroristi… in rete è finito addirittura un finto rapimento… una moda davvero stupida e pericolosa…". Orwell sarebbe entusiasta. Il blog Pollicino risponde alla psicopolizia di Mediaset così: "Se l’avessero fatto su Zelig o su qualsiasi altra trasmissione televisiva che avremmo detto? Forse esercizio legittimo della satira". Non serve aggiungere altro.
Mi sembra palese come al crescente traffico su ScuolaZoo abbia contribuito il passaparola sui blog dei video di YouTube – che si copiano e incollano agevolmente da un blog all’altro, assieme alla mega cassa di risonanza delle tv e della stampa. Così, secondo i dati di YouTube, i video più visti di ScuolaZoo si sono attestati in una settimana dalla loro messa on-line attorno alle 50 mila visite.
Ma il ruolo dei media tradizionali, di Mediaset in particolare, è molto più ambiguo dell’amplificazione del successo. Nella definizione della popolarità appiccicata da questi giornalisti c’è anche un marchio d’infamia – certamente ingiustificato se si osa dire che ScuolaZoo è il sito del bullismo. Il bullismo implica un atto di sottomissione, verbale o fisicamente violenta, di un debole da parte di altri più forti.
Come si può sostenere che gli studenti siano i più forti nella griglia obbligata della scuola, fatta da docenti, presidi, orari, libri? Non lo so. Qual è il collegamento del bullismo di cui sembra essere vittima il suicida Matteo con ScuolaZoo? Non ne ho idea…
Per me gli studenti che fanno le scimmie a scuola sono un’alterazione del sistema: e mi esaltano. E’ il contenitore-scuola che li vuole normalizzare preparandoli (malamente visto il livello dei docenti) alla nostra società come individui con una certa moralità, già decisa nei processi di quella scuola su cui gli studenti hanno veramente poca influenza. E quando questi studenti pubblicano on-line sè stessi nella sfera pubblica rappresentano un’alterazione delle regole ancora più pervasive della moralità – una moralità silenziosamente forzata dai media: "Un altro scandalo…". Ma molti ragazzi, non tutti, che passano per YouTube, sanno che quel futuro di TG-CINQUI e StudiAperti non gli appartiene. E la loro resistenza e la loro ironia mi esaltano.
My first single. Ho pubblicato un articolo sulla rivista "Journal of Urban Technology", pubblicata da Routledge cioe’ quel che i dixi sia l’editore universitario piu’ figo del pianeta (sedi a New York e Londra, no bruscolini).
L’articolo e’ intitolato "New Languages and New Consumers: Changing Italian Media-Scapes". In cui si narra di come, a fronte di un sfera pubblica fatta da giornalisti, politici (e spesso imprenditori) amanti della conservazione e dell’immobilismo, la rete fornisca a nuove culture e rivendicazioni politiche, soprattutto di matrice giovanile, l’occasione per emergere. Nella mia simpatica analisi ci sono dei nuovi poteri a farsi vivi, da una parte quello labile e disorganizzato rappresentato da chi scrive e si interconnette in rete, dall’altra quello transnazionale e pervasivo della pubblicita’ e dei prodotti di consumo proposti dalle multinazionali.
Tra i protagonisti di questo avvincente articolo: Unione degli Studenti, Alessandro Barbano giornalista del Messaggero, James Surowiecki di Wired, i dati del Censis, Giuseppe O. Longo, Benedict Anderson e Arjun Appadurai, Verena Gioia, Thejournalist e Mrsroxydurst (come il prezzemolo queste ultime).
Ah, le emozioni! Questo fervere che mi rode quando qualcuno critica le cose su cui lavoro senza pensare come vorrei… Nel corso dell’inchiesta DiarioAperto, proposta da Swg, UniTrieste e Splinder a cui hanno risposto oltre 5 mila autori e lettori di blog, mi sono lasciato andare a un quasi grossolano alterco con il blogger Andrea Toso e alcuni dei visitatori del suo blog.
Toso difendeva e si faceva custode di una definizione di blogging “all’italiana” per cui, secondo lui, l’impostazione che avevamo dato all’inchiesta DiarioAperto era scientificamente sbagliata. Argomentavo con entusiasmo che prima di lanciarsi in critiche di qualsiasi tipo, Toso avrebbe dovuto preoccuparsi di commenti analoghi e simili posti online da molti prima di lui e in svariati posti virtuali sul tema di DiarioAperto. Dicevo, insomma, che se uno vuole fare una critica autorevole, avrebbe dovuto essersi prima informato autorevolmente: ovvero cercando tutte le informazioni che puo’ trovare in rete secondo i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica (Google, Google Blog Search, Technorati, Del.icio.us…). Se no, uno riempie il web di fuffa. Sputtanato in campo avversario, scleravo. Perche’ non mi andava giu’ – e non mi va – di rispondere milioni di volte alle stesse critiche. Perche’ io non sono un call-center. Perche’ chi scrive sul proprio blog, dovrebbe avere la creanza di non pensarsi come uno speaker del TG1, autorevolissimo senza fondatezza e incriticabile: ma dovrebbe riconoscere che, appunto, quando uno scrive qualcosa in rete partecipa implicitamente a una conversazione con gli oggetti o i soggetti del suo discorso. Che gli piaccia o no. E i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica di cui sopra non sono un optional, ma un must, se non vogliamo pensare che la conversazione in rete sia appunto equivalente a quella tra Lilli Gruber e me dall’altra parte dello schermo (equivalente a zero o, alla meglio, a io che chiamo il call center della Rai per mandarla a quel paese – ammesso che il call center della Rai esista e dubito…). Per me pubblicare robaacaso sul proprio blog e’ da alienati che non sanno fare di piu’ rispetto ai comportamenti proposti da mamma-tivvu’.
Ed e’ da alienati chiedersi perche’ i blog italiani non vadano oltre i 1000 utenti al giorno, come si domanda il blogger Massimo Mantellini qua che poi si risponde qua e qua, manco fosse Marzullo (Massimo invero dice cose simili a questi miei stessi argomenti).
Ed e’ da alienati ergersi a arbitri della verita’ su chi sa le cose di internet e chi no, come fa il giornalista Fabio Metitieri (prova1 e prova2) che si erge come sempre a giudice supremo della verita’ dei milioni di abitanti della rete italiana, neanche fosse Santi Licheri.
Ed era alienante gestire il customer care di Giovani.it dove decine e decine di utenti alienati ogni giorno pretendevano che una manciata di redattori rispondessero a tutte le loro beghe con la dovizia e la precisione che non si dovrebbero pretendere da una redazione di un sito di decine migliaia di visitatori ma dal call center di “Chi vuol essere milionario?”. Eccetera.
Ho letto spesso di quanto sono belle le conversazioni in rete, che i mercati sono conversazioni e blah blah. Non ho letto mai che le nuove conversazioni elettroniche non implicano solo che un’azienda o un grosso produttore (di beni, di narrative, dati, idee, come Swg e UniTrieste) si mettano in discussione. Questo nuovo contesto telematico implica anche, p.e. per il blogger, la briga di andarsi a cercare quello che e’ gia’ stato detto sullo stesso tema di cui si va a scrivere. Voi non siete Lilli Gruber. E a me… le alienazioni mi danno tante emozioni… non positive, invero.
“We love Apple. Apple knows more about “clean” design than anybody, right? So why do Macs, iPods, iBooks and the rest of their product range contain hazardous substances that other companies have agreed to abandon? A cutting edge company shouldn’t be cutting lives short by exposing children in China and India to dangerous chemicals. That’s why we Apple fans need to demand a new, cool product: a greener Apple.”