2012, anno metafisico par-excellence, sappilo e date un kuk: le 10 robe più fighe del 2011

1) il perCorso di agricoltura ecologica a Pliskovica, nell’orto comunitario del Carso, a cura di Čibo.Sì
2) la campagna elettorale a Sindaco di Robi Cosolini, ovviamente quella online!
3) il cibo futuro, nell’adozione dell’ulivo di Rado Kocjančič cura di Čibo.Sì
4) L’Olimpija Ljubljana alle top16
5) ‘Miti Caffè’ (l’album) di Lorenzo Fragiacomo

Ovviamente fuori classifica sono:
- Tadej che mi dice al telefono, ogni volta che lo sento in pratica, «forza pa-pààààà, forza pa-pàààààà».
- Jan che ride a crepapelle.
- Leggere ‘Lo Hobbit’ con Jan e Tadej a Cherso, a Camporosso, a Trieste, a Pliskovica
- Il mio splendido controllo delle crisi di nervi, mie e altrui (© Jan Milič).
- Chi me ciol pe’l cul perchè “son copà” (per conosseur).

Il racconto della campagna web di Cosolini a Sindaco di Trieste

Ho pubblicato su Bora.La l’analisi mia e di Marchetto sul lavoro che abbiamo fatto come responsabili della campagna di comunicazione partecipata che ha portato all’elezione di Roberto Cosolini a Sindaco di Trieste. Copio e incollo il testo di seguito…

«DAGHE!»: I DATI E LA STORIA DELLA CAMPAGNA ONLINE DI COSOLINI A SINDACO

«Dobbiamo ascoltare la gente, realmente fare campagna sui loro problemi, dandogli visibilità», ci disse Cosolini alla fine dell’estate 2010 ai tavolini del caffè del Verdi. «Senza censure?», abbiamo chiesto subito. «Certo, altrimenti non ha senso».
Con questo spirito è partito nove mesi fa il percorso di comunicazione partecipata organizzata sul territorio attraverso la Rete.

Il percorso ha visto prima Cosolini protagonista come segretario del Pd di Trieste, poi come Candidato Sindaco e, nel festoso pomeriggio di lunedì 29 maggio, Cosolini come Sindaco di Trieste 2011.

Dall’osservatorio interno alla campagna delle due ‘agenzie web’ che hanno curato le comunità online progettate con Roberto Cosolini, possiamo dire che una preoccupazione fissa del candidato Sindaco in questi mesi è stata proprio quella di tenere alta la bandiera di quello spirito di fine estate 2010.

Possiamo rivedere ora gli snodi più importanti della campagna internet:

1) crowd-sourcing dei contenuti. Abbiamo cioè trasformato un‘audience in autrice dei messaggi della campagna.

2) micro socialità attiva. Abbiamo proposto agli utenti della rete di farsi portavoce con amici, colleghi e familiari di quanto proponeva lo staff della campagna, tramite web, Facebook, email.

3) territorialità. Abbiamo puntato a radicarci sul territorio non solo per il cruciale ‘giro dei rioni’ che ha caratterizzato la parte offline del candidato Sindaco, ma anche per l’utilizzo delle tecnologie di geo-targetizzazione che il web consente: ogni messaggio fatto girare e ogni informazione raccolta, era mirata a entrare in contatto con un pubblico preciso. Non un messaggio generalista, ma un messaggio preciso che parlasse dei problemi del quartiere destinatario della comunicazione. Parliamo di uno sguardo da rione a rione se non, talvolta, addirittura da piazza a piazza.

4) trasparenza. Il contatto quotidiano e schietto coi triestini non è solo stato nel segno del territorio ma anche nella condivisione e del dibattito. Resterà famoso il 730 di Cosolini pubblicato su Facebook mentre i politici della maggioranza di destra della città si rifiutavano a gennaio di rendere noti i propri guadagni. Ancora di più siamo certi ha colpito l’idea di un Candidato e del suo staff pronti a rispondere quotidianamente a tutti quanti, in pubblico e in privato.

In sintesi, quali pensiamo siano stati gli effetti più importanti di nove mesi di lavoro? Abbiamo in ‘cassaforte’ i dati di milioni di banner visti, di centinaia di contatti quotidiani con la cittadinanza, di una comunità che si è legata a Roberto che è trasversale per età, sesso e censo.

Crediamo però che oltre l’aspetto quantitativo, il risultato più importante sia stato quello di creare una storia di fiducia per il profilo pubblico di Roberto Cosolini. E’ stata una storia suggerita da una parte dei triestini, proposta da Cosolini e dal suo staff in bozze, riscritta e confermata dalla città: quella di Cosolini come personaggio impegnato, anche tramite l’innovazione consentita dal web, a riorganizzare la macchina comunale nell’interesse della cittadinanza e a individuare priorità per Trieste degne dei nostri tempi.

Per approfondire, scarica il powerpoint:

Per approfondire, scarica il powerpoint:
«DAGHE!» – Cosolini Sindaco di Trieste 2011 – Storia della campagna online (ppt, 5 MB)

Oppure puoi vedere il powerpoint ‘modificato’ qua sotto:

«Daghe!» – Campagna online Cosolini 2011

Tutto questo a cura dei due responsabili della campagna online di Cosolini:
Enrico Maria Milič, amministratore di Nativi
Enrico Marchetto, socio di Noiza

1.1.11: ecco Nativi, una parte della mia nuova vita

Primo gennaio 2011: vi racconto che assieme agli amici Annalisa Turel, Diego Manna e Francesco Brollo, ho fondato qualche giorno fa la società Nativi, di cui sono amministratore. Più dettagli sulla società li trovate sul sito ufficiale di Nativi (curato da Sara Pacor, grazie!), sulla pagina Facebook di Nativi e qualcosa in quest’articolo di Bora.La. Grazie a Studio Nasonero per l’immagine coordinata di Nativi e dei siti Bora.La e Carnia.La.

Ecco un video ‘on the road 2.0′ girato con gli smartphone dei fondatori della società tra Tolmezzo, Trieste, Gorizia e Pliskovica per presentare Nativi:

La cronaca ultra-locale per Tolmezzo e il Friuli: c’è Carnia.La

L’eclettico Francesco Brollo, giornalista professionista carnico, ha messo online in questi giorni un sito di news, notizie, notizione e notiziole per chi abita a Tolmezzo e nel resto della Carnia. Si tratta di Carnia.La, un sito progettato anche grazie all’esperienza maturata in questi anni sul sito Bora.La, a cui lavoro da un po’ di tempo.

Ecco cosa dice Francesco della sua creatura nell’editoriale di apertura.

Vi rimandiamo ai prossimi giorni per nuove informazioni su quello che Francesco, io ed altri stiamo progettando.

Intanto grazie a Francesco per condividere il suo lavoro in rete e un altro giro di ‘daghe’, ‘sbrega’, ‘viva’!

Il miglior blog sui Mondiali di Calcio 2010: è quello di Ale Gori

Il grande giornalista mio compatriota nella nostra heimat centroeuropea delle diversità, Alessandro Gori, è in spedizione in Sud Africa. Sta raccontando su un blog le sue emozioni e le sue storie su questa Coppa del Mondo, vista col suo cuore carnico e il suo fegato filo-serbo:

- il blog sui mondiali è qua, in collaborazione con Radio Onde Furlane
- Alessandro Gori l’avevo già intervistato qua, sul suo viaggio in Giorgia

Daghe, Alessandro!

Le keyword digitali di Burlando

Il timidoautorevole Claudio Burlando ha vinto con una certa convinzione le sue elezioni regionali in Liguria. Racconterò uno dei percorsi che ho curato per Burlando, tramite cui è stata impostata e costruita la campagna online di questo politico (vedi la scheda nel mio portfolio). Per onestà, ricordo che ho lavorato per Burlando per sei mesi fino a dicembre, ma negli ultimi tre mesi la campagna è stata gestita dal team dei volontari.

I NAVIGATORI DIROTTATI DAI MEDIA NAZIONALI ALLA POLITICA LIGURE, TRAMITE INTERNET

Per un piccolo periodo a cavallo dell’inizio dell’autunno 2009, la campagna di Burlando ha investito dei soldi sul circuito pubblicitario di Google AdWords. Per chi non lo sapesse, il programma AdWords permette di far apparire i tuoi annunci pubblicitari dentro Google o all’interno di spazi pubblicitari che appaiono dentro a siti affiliati a Google.

In particolare, abbiamo comprato della pubblicità geotargetizzata, cioè da far apparire solo ai cittadini che si connettevano ad internet dalla Liguria.

Tra i vari gruppi di annunci, abbiamo acquistato diverse keyword legate alla politica nazionale e a Berlusconi in particolare. Molte altre keyword da noi acquistate erano legate alla politica ligure e allo sfidante di Burlando, il pidiellino Biasotti.

Il risultato interessante è che si evince come, dai dati di AdWords, molti più navigatori in prima istanza fossero interessati al dibattito politico nazionale che a quello locale. Tantissimi liguri navigavano a cercare o a leggere contenuti riguardanti Berlusconi, D’Addario, il Lodo Alfano. Quasi nessuno che fosse interessato alle vicende politiche della destra ligure:

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Tramite i click su queste ed altre keyword “nazionali” e “televisive”, abbiamo fatto arrivare gli internauti liguri su un questionario riguardante la politica ligure. Insomma: abbiamo ri-dirottato l’interesse dei liguri dalla politica dei media nazionali (Vespa, Fede, Santoro, Travaglio…) a domande precise sui problemi percepiti nella loro quotidianità a Genova, Savona, La Spezia, Imperia.

Tramite questo questionario, abbiamo chiesto ai liguri di raccontarci cosa avrebbero voluto che ci fosse nel programma di Burlando. Non posso che farvi intravedere il frontespizio del primo documento di analisi di questi questionari:

Con qualche soddisfazione, segnalo di come gli ultimi video elettorali di Burlando siano stati centrati in gran parte sulle parole d’ordine che abbiamo tracciato e costruito assieme agli elettori su internet, diversi mesi fa. Ecco l’appello al voto di Burlando, di qualche giorno fa:

Faccio ancora notare come una delle richieste fondamentali arrivate al politico dai navigatori fosse quella di attuare programmi concreti, al di là della destra, della sinistra e di ogni divisione politica.

LO STILE DELLO STORY-TELLING NELLA CAMPAGNA DI BURLANDO

Sull’onda di questa richiesta, dentro lo staff individuammo come adeguato per la comunicazione della campagna lo stile dello story-telling (del raccontare storie sobrie e senza colore politico sui risultati raggiunti da Burlando nei suoi cinque anni di amministrazione della Liguria). Uno dei risultati che ne è venuto fuori è una serie di storie sull’operato di Burlando, ne incollo una qua sotto:

P.S.

Nel mio precedente post su questo mio blog, mi emozionavo per i sondaggi che davano un gradimento importante alla lista di Roberto Fico del Meetup di Napoli (ho conosciuto Roberto, mi ha fatto una grande impressione e il Meetup di Napoli è uno di quelli più concreti nel programma e innovativi nelle dinamiche organizzative). A Roberto Fico non è andata benissimo alle Regionali in Campania, ma s’è visto come i Meetup di Grillo solo sfruttando internet siano ormai una organizzazione che è capace di incidere sulla politica in Italia. Ho analizzato i Meetup di Grillo in una ricerca per Swg datata febbraio 2008.

La politica nuova c’è e la fa Roberto Fico in Campania

Del suo Meetup di Grillo, l’unico veramente innovativo in giro per l’Italia, ne avevo parlato nella mia ricerca per conto di Swg. Ora altri ricercatori di Swg stimano il consenso elettorale del movimento di Roberto Fico al 4% per quanto riguarda le prossime elezioni in Campania. Leggetevi quest’intervista del Corriere del Mezzogiorno a Roberto Fico.

DiarioAperto 2009: ovvero come Facebook si alimenti per forza da media di massa e microsocialità

Non possiamo lavorare su Facebook senza tenere sempre a mente le due dimensioni del mezzo: quella di massa e quella della microsocialità. Nel contrasto tra piccoli gruppi di persone nei network e la circolazione di contenuti di massa si qualifica ‘DiarioAperto 2009’, cioè la ricerca Swg sui social network che ho curato assieme a Enrico Marchetto nell’anno passato. La ricerca delinea il rapporto tra territorio, flussi di informazione globale e chi sta dentro i social network. Lo fa sulla base di oltre 1300 interviste, raccolte grazie alla pubblicità al questionario della ricerca fornita da molti blogger, dal sito del Sole-24 Ore, dai siti e gli indirizzari di Swg e degli altri partner.

Milioni di italiani stanno ogni mese su Facebook per restare in continua comunicazione con i loro piccoli gruppi di amici e conoscenti. Allo stesso tempo, nelle loro relazioni su Facebook, ciò che è proposto dai grandi media e che è pure reperibile su internet, è un frequente oggetto di condivisione, chiacchiera e divertimento.

Se pensiamo a come Facebook sia, nelle parole di Marchetto, “uno spazio mediale e pubblico” dove la immersiva e continua microsocialità degli amici si nutre di informazioni condivise che arrivano dal globo online, allora dobbiamo sempre tenere assieme due punti di vista per l’analisi di queste dinamiche: il punto di vista dei piccoli gruppi dei cento o duecento amici e il punto di vista di chi deve produrre contenuti e pubblicità per le masse (di milioni di persone o almeno di decine di migliaia di loro).

Dimenticare una delle due visuali ci potrebbe far ritenere che la tv di massa abbia i giorni contati. Ad esempio, ‘DiarioAperto’ ci dice che Facebook ruba tempo al consumo di tv. Ma su Facebook troviamo pure fan-page di centinaia di migliaia di sostenitori per i prodotti di acritiche multinazionali: Bart Simpson ha, in questo momento, 644.636 fan, la serie Lost ne ha 1.160.884. La martellante, massiccia e militaresca opera dei grandi produttori di contenuti si introduce in quel linguaggio relazionale e di affermazione dell’identità che è il dichiararsi ‘fan’ di questo o quel serial tv, prodotto-Nike o personaggio politico.

dr-jekyll-and-mr-hydeLa nostra ricerca ha sfatato l’auspicio di tanti pensatori alternativi che i gruppi di internauti che chattano e si scambiano messaggi su internet siano autoreferenziali o disinteressati all’intrattenimento proposto dai grandi media, o ai temi nazionali o globali di cultura o di politica. I piccoli gruppi di centinaia di amici fanno girare le parole dei video virali di Serracchiani, promuovono le campagne viola stile Beppe Grillo, si autoritraggono in foto e video ‘da vetrina’ manco fossero dei personaggi del Grande Fratello, si qualificano con i “like” ai prodotti di consumo di qualche distruttore dei diritti sociali del ‘900 e allo stesso tempo si iscrivono ai gruppi per salvare il clima globale. Non si tratta insomma di una socialità autoreferenziale. Sarà forse una socialità incoerente e contraddittoria ma nella modernità è almeno da Dr Jekyll & Hide (1886) che qualche dubbio sulla possibilità di un’identità coerente potrebbe circolare.

La comunità di piccoli amici trova il suo senso nella rimuginazione dei simboli e dei modelli di comportamenti che arrivano dalla società, mentre i grandi poteri della società devono continuamente instillare le loro verità e i loro ricatti emozionali nelle nostre vite per esistere. Pensare la testa del serpente (FoxTv o chi per lei) senza la sua coda (i miei 500 amici su Facebook) ci disorienterebbe. Bisce simili, in cui il gruppetto divora ed è divorato dai valori dominanti, sono diffusi nelle società umane: e una tal biscia è presente anche nel 2010, negli anni in cui internet si sta affermando come mezzo di massa e di nicchia tra chi parla italiano. L’incontro tra i social network digitali e i poteri di massa complicare tanto il lavoro di questa bestiazza. Ma, ancora di più, complica i nostri tentativi a inseguirla e comprenderla.

Per approfondire:
- il documento di analisi di DiarioAperto 2009, sui social network in Italia
- i dati in excel di DiarioAperto 2009
- la mia presentazione ppt: “I grandi media nella microsocialità di Facebook & co.”
- Luca Lani, nuovamente un uomo libero, che si interroga su come masse di news circolino sempre più copiate, incollate e povere a discapito dei grandi editori (Google escluso)

Nota bene:

la ricerca ‘DiarioAperto 2009’ sui social network sta continuando nelle case di alcuni navigatori dove stiamo osservando il loro consumo mediatico, tramite il lavoro degli antropologi dell’Università di Tor Vergata, capitanati da Piero Vereni. Intanto sta per partire ‘DiarioAperto 2010’…

Un mio articolo sul blog di Burlando: «La fiducia agli estranei: una delle trame da ricostruire»

Dal blog di Claudio Burlando, per cui curo le iniziative online di partecipazione dei cittadini:

Ecco uno dei sensi della nostra campagna qua in Liguria: ricucire quei legami strappati, ridando fiducia al cittadino accanto a noi. Joe Trippi, il chairman dell’antesignano movimento online che nel 2003 portava lo sconosciuto Howard Dean ad un passo dalla nomination democratica, ricorda sul suo libro:

«Durante la campagna, Neil Abercrombie, il deputato delle Hawaii, venne da me dopo aver partecipato ad un Meetup a New York. Mi raccontò di come lo sconvolse che, fuori da tutte le chiacchere futuristiche sulla campagna di Dean, quello che stavamo facendo era vecchio come il nostro Paese. “Non so se capite quello che state facendo”, disse. “Ma la ragion d’essere della comunità che avete costruito è nell’avere di nuovo fiducia negli estranei”». (pag. 223, The Revolution Will Not Be Televised)

L’intuizione del parlamentare hawaiano non riguarda solo l’America del 2003 ma anche l’Italia e la Liguria del 2009, ovviamente. Abbiamo tanto discusso in Italia, sui blog, su Facebook o tramite l’email, di come i partiti tradizionali arranchino da tempo nella capacità di rappresentare i cittadini. Ma non si tratta solo della politica di oggi, l’atomizzazione è un fenomeno sociale più ampio che Pasolini raccontava già decenni fa. Da soli, incatenati al divano di fronte alla tv alla sera o di giorno sulla sedia di fronte alla scrivania, in ufficio. Cittadini così forgiati sono rimasti impigliati nelle maglie della rete internet, in maniera crescente negli ultimi dieci anni. E si sono riscoperte comunicazioni e comunità che quasi non conoscevamo più.

Per la campagna online di sostegno alla rielezione di Claudio Burlando come Presidente della Liguria, possiamo guardare a quel primo mitico esempio di partecipazione collettiva e di massa: Howard Dean, anno 2003, 190.000 sostenitori che si incontravano nel mondo reale per discutere di politica tramite Meetup.com, 25 milioni di dollari raccolti, un’ispirazione per la campagna di Obama e per la nostra.

Ma possiamo anche guardare a quei primi 610 cittadini liguri che, oggi venerdì 9 ottobre, ricevono la email della newsletter della campagna di Burlando per il 2010. Siete cittadini che hanno lasciato i loro contatti nei questionari del programma partecipato, per costruire la Liguria del 2010: alcuni qua sul sito, altri alla Festa Democratica di Genova. Oppure vi abbiamo scritto perché fate parte del network di Claudio Burlando su Facebook. Uno di voi, ha scritto qualcosa di fantastico nel suo questionario quando la domanda chiedeva suggerimenti su come fare la Lista di Burlando:

«Mi aspetto che i cittadini non siano presi come dei numeri, ma come risorse vere e proprie della comunità. Anzi, che Burlando e chi sarà eletto si impegni per ricreare la comunità cioè occasioni di socialità e d’incontro per battere la solitudine in cui vivono tanti anziani, ma non solo».

La palla è in mano vostra, anche: ricostruiamo quelle comunità, diamoci fiducia.