Lingue e dialetti

Max Weinreich, un celebrato linguista Yiddish ha detto che “una lingua e’ un dialetto con un esercito e una flotta”. Non solo mi piace la definizione (sentita ieri sera al pub da Gordon e ricevuta oggi nella mailing list di gentediconfin) ma e’ interessante anche sapere che Weinreich ammette di non aver coniato lui l’aforisma: gliel’ha suggerito un tipo a una delle sue lezioni…

Giornalismo da copia-incolla

Beniamino Pagliaro, evidenziando la provenienza dei suoi visitatori (le keyword di Google: carta canta), getta luce sul facile copia-incolla della stampa tradizionale.

Invero, il quotidiano locale Il Piccolo, per mano della firma di Elisa Lenarduzzi, negli ultimi giorni ha sfornato un paio di articoli sul “bullismo” nelle scuole. Lenarduzzi ha certamente sfruttato alcuni spunti di un post di Beniamino per un articolo del 10 aprile. Probabilmente, mi fa notare mio fratello Massimiliano, la stessa Lenarduzzi ha anche sfruttato un post ironico di quest’ultimo per l’articolo dell’11 aprile sul bullismo in cui Lenarduzzi mette una pezza su alcune inesattezze del giorno prima.

Sarei felice di sapere da Lenarduzzi perchè non cita mai le sue fonti quando queste sono dei siti pubblici di informazione. Così com’è la storia, Lenarduzzi si merita l’appellativo di ‘giornalista del copia-incolla’… . Sad but true.

Io non sono un call center (o dell’alienazione del blogger)

Ah, le emozioni! Questo fervere che mi rode quando qualcuno critica le cose su cui lavoro senza pensare come vorrei… Nel corso dell’inchiesta DiarioAperto, proposta da Swg, UniTrieste e Splinder a cui hanno risposto oltre 5 mila autori e lettori di blog, mi sono lasciato andare a un quasi grossolano alterco con il blogger Andrea Toso e alcuni dei visitatori del suo blog.
Toso difendeva e si faceva custode di una definizione di blogging “all’italiana” per cui, secondo lui, l’impostazione che avevamo dato all’inchiesta DiarioAperto era scientificamente sbagliata. Argomentavo con entusiasmo che prima di lanciarsi in critiche di qualsiasi tipo, Toso avrebbe dovuto preoccuparsi di commenti analoghi e simili posti online da molti prima di lui e in svariati posti virtuali sul tema di DiarioAperto. Dicevo, insomma, che se uno vuole fare una critica autorevole, avrebbe dovuto essersi prima informato autorevolmente: ovvero cercando tutte le informazioni che puo’ trovare in rete secondo i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica (Google, Google Blog Search, Technorati, Del.icio.us…). Se no, uno riempie il web di fuffa.
Sputtanato in campo avversario, scleravo. Perche’ non mi andava giu’ – e non mi va – di rispondere milioni di volte alle stesse critiche. Perche’ io non sono un call-center. Perche’ chi scrive sul proprio blog, dovrebbe avere la creanza di non pensarsi come uno speaker del TG1, autorevolissimo senza fondatezza e incriticabile: ma dovrebbe riconoscere che, appunto, quando uno scrive qualcosa in rete partecipa implicitamente a una conversazione con gli oggetti o i soggetti del suo discorso. Che gli piaccia o no. E i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica di cui sopra non sono un optional, ma un must, se non vogliamo pensare che la conversazione in rete sia appunto equivalente a quella tra Lilli Gruber e me dall’altra parte dello schermo (equivalente a zero o, alla meglio, a io che chiamo il call center della Rai per mandarla a quel paese – ammesso che il call center della Rai esista e dubito…).
Per me pubblicare robaacaso sul proprio blog e’ da alienati che non sanno fare di piu’ rispetto ai comportamenti proposti da mamma-tivvu’.
Ed e’ da alienati chiedersi perche’ i blog italiani non vadano oltre i 1000 utenti al giorno, come si domanda il blogger Massimo Mantellini qua che poi si risponde qua e qua, manco fosse Marzullo (Massimo invero dice cose simili a questi miei stessi argomenti).
Ed e’ da alienati ergersi a arbitri della verita’ su chi sa le cose di internet e chi no, come fa il giornalista Fabio Metitieri (prova1 e prova2) che si erge come sempre a giudice supremo della verita’ dei milioni di abitanti della rete italiana, neanche fosse Santi Licheri.
Ed era alienante gestire il customer care di Giovani.it dove decine e decine di utenti alienati ogni giorno pretendevano che una manciata di redattori rispondessero a tutte le loro beghe con la dovizia e la precisione che non si dovrebbero pretendere da una redazione di un sito di decine migliaia di visitatori ma dal call center di “Chi vuol essere milionario?”.
Eccetera.
Ho letto spesso di quanto sono belle le conversazioni in rete, che i mercati sono conversazioni e blah blah. Non ho letto mai che le nuove conversazioni elettroniche non implicano solo che un’azienda o un grosso produttore (di beni, di narrative, dati, idee, come Swg e UniTrieste) si mettano in discussione. Questo nuovo contesto telematico implica anche, p.e. per il blogger, la briga di andarsi a cercare quello che e’ gia’ stato detto sullo stesso tema di cui si va a scrivere.
Voi non siete Lilli Gruber. E a me… le alienazioni mi danno tante emozioni… non positive, invero.

Lo spettacolo tratto da Dave Eggers

Emanuele mi ha scritto:
“Ciao, sto promuovendo attraverso la rete il mio spettacolo LIFE POINTS tratto dal romanzo di Eggers “La struggente opera di un formidabile genio”.
Lo spettacolo – un monologo – sara’ in scena a MILANO dal 13 al 17 marzo ore 21 teatro alle colonne (presso le colonne di S.Stefano). Ho fatto vedere il promo a Eggers che ne era entusiasta (in effetti il promo era fatto bene).
SE anche non potrai venire a vederlo aiutami a diffondere la notizia il piu’ possibile: il teatro (non solo io) e’ distrutto dall’assenza di spettatori, sono sicuro che gli amanti di quel libro meraviglioso saranno per lo meno interessati di vedere come e’ stato portato in teatro”

Notizie dal mondo

La mia amica Maggie, svedese e anche polacca, mi racconta che in Svezia il 30% delle letture che vengono date in pasto agli studenti universitari e’ obbligatoriamente in inglese. Ella aggiunge che in realta’ circa il 50% dei testi, alla fine della fiera, e’ in inglese e presso alcuni dipartimenti come quelli di antropologia e scienze politiche si arriva a un’80-90% di testi in inglese.

El mulo Vassos Argyrou su tutti noi uguali

Ieri alla Scuola di Antropologia della Queen’s ha tenuto un seminario Vassos Argyrou, autore del libro “Anthropology and the Will to Meaning: A Postcolonial Critique“. Argyrou e’ un antropologo di professione, per cui fondamentalmente e’ costretto a usare quotidianamente i concetti prodotti da una disciplina che considera se’ stessa come la democratica per eccellenza, sia nella sua voglia di rappresentare piccole comunita’ sia nella sua voglia di raccontare chi non “ha visibilita’”.

Secondo Argyrou l’idea che sottosta’ all’antropologia e’ un dettato illuministico per cui “tutti gli uomini sono uguali” ed e’ degno per lo studioso trovare le similitudini e le uguaglianze nelle varie differenze che la storia ha appioppato a distinte comunita’ di persone. Come dargli torto.

Quello che sembra abbastanza sconcertante ma convincente del suo ragionamento – se visto in contrasto rispetto a quel dettato – e’ invece l’idea per cui l’essere umano e’ portato naturalmente a volersi distinguere da ogni altro. “Differentiation and distinction are in the nature of human being“.

In altre parole l’Occidente illuminato – e l’Antropologia come una dei suoi tanti emissari – organizza il proprio pensiero perche’ sia omnicomprensivo di ogni essere umano… perche’ tanto siamo tutti uguali ed e’ quindi proprio questo il motivo per cui e’ possibile democratizzare tutto e tutti (nel bene e nel male), dominare tutto e tutti (nel bene e nel male), andare a scoprire e a tamarrare tutto e tutti (nel bene e nel male). L’idea che tutti i 6 miliardi di persone siano uguali e’ insomma una forma di alienazione che riguarda immense necessita’ di generalizzare per i cittadini. Dargli torto?

James Clifford, citato da Argyrou, ha detto qualcosa come “l’antropologia e’ una forma di allegoria che l’Occidente racconta a se’ stesso”. Marc, research fellow alla Queen’s, gli ha fatto presente che Rousseau concepiva l’uguaglianza tra gli uomini come un atto di affetto piu’ che di ragionamento, insomma un atto politico dettato da un emozione. Eccetera…

D’Alema con rigassificatori e centrali nucleari

Cenerentola82 mi segnala da Il Giornale:

“Non si erano ancora spenti gli echi della protesta di verdi e sinistre italiane contro la commissione Barroso, rea di aver chiarito in mattinata da Bruxelles come la Ue «vista la sofferenza ecologica» non possa ignorare il nucleare, che Massimo D’Alema dalla Slovenia decideva di entrare a gamba tesa sul tema: «Ritengo che i nostri due paesi siano avanzati e moderni – diceva al fianco del collega di Lubiana Dimitrij Rupel – in grado di fare, come si fa in tante parti del mondo, rigassificatori e di far funzionare centrali nucleari senza creare motivi di paura. Siamo fra i paesi in grado di dominare queste tecnologie».”

Cenerentola82 commenta e sottoscrivo in pieno:
In pratica il succo del discorso xe “No ste romper sui rigassificatori nel Golfo de Trieste e noi ve iutemo a potenzier la centrale nucleare de Krsko.”
E noi che se lamentemo che semo dimenticadi da Roma. Spero che i ne dimentichi definitivamente… ogni volta che i vien de ste parti i fa danni.

massimo ridens

(post incrociato con Bora.La)