Il miglior blog sui Mondiali di Calcio 2010: è quello di Ale Gori

Il grande giornalista mio compatriota nella nostra heimat centroeuropea delle diversità, Alessandro Gori, è in spedizione in Sud Africa. Sta raccontando su un blog le sue emozioni e le sue storie su questa Coppa del Mondo, vista col suo cuore carnico e il suo fegato filo-serbo:

- il blog sui mondiali è qua, in collaborazione con Radio Onde Furlane
- Alessandro Gori l’avevo già intervistato qua, sul suo viaggio in Giorgia

Daghe, Alessandro!

Le keyword digitali di Burlando

Il timidoautorevole Claudio Burlando ha vinto con una certa convinzione le sue elezioni regionali in Liguria. Racconterò uno dei percorsi che ho curato per Burlando, tramite cui è stata impostata e costruita la campagna online di questo politico (vedi la scheda nel mio portfolio). Per onestà, ricordo che ho lavorato per Burlando per sei mesi fino a dicembre, ma negli ultimi tre mesi la campagna è stata gestita dal team dei volontari.

I NAVIGATORI DIROTTATI DAI MEDIA NAZIONALI ALLA POLITICA LIGURE, TRAMITE INTERNET

Per un piccolo periodo a cavallo dell’inizio dell’autunno 2009, la campagna di Burlando ha investito dei soldi sul circuito pubblicitario di Google AdWords. Per chi non lo sapesse, il programma AdWords permette di far apparire i tuoi annunci pubblicitari dentro Google o all’interno di spazi pubblicitari che appaiono dentro a siti affiliati a Google.

In particolare, abbiamo comprato della pubblicità geotargetizzata, cioè da far apparire solo ai cittadini che si connettevano ad internet dalla Liguria.

Tra i vari gruppi di annunci, abbiamo acquistato diverse keyword legate alla politica nazionale e a Berlusconi in particolare. Molte altre keyword da noi acquistate erano legate alla politica ligure e allo sfidante di Burlando, il pidiellino Biasotti.

Il risultato interessante è che si evince come, dai dati di AdWords, molti più navigatori in prima istanza fossero interessati al dibattito politico nazionale che a quello locale. Tantissimi liguri navigavano a cercare o a leggere contenuti riguardanti Berlusconi, D’Addario, il Lodo Alfano. Quasi nessuno che fosse interessato alle vicende politiche della destra ligure:

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Tramite i click su queste ed altre keyword “nazionali” e “televisive”, abbiamo fatto arrivare gli internauti liguri su un questionario riguardante la politica ligure. Insomma: abbiamo ri-dirottato l’interesse dei liguri dalla politica dei media nazionali (Vespa, Fede, Santoro, Travaglio…) a domande precise sui problemi percepiti nella loro quotidianità a Genova, Savona, La Spezia, Imperia.

Tramite questo questionario, abbiamo chiesto ai liguri di raccontarci cosa avrebbero voluto che ci fosse nel programma di Burlando. Non posso che farvi intravedere il frontespizio del primo documento di analisi di questi questionari:

Con qualche soddisfazione, segnalo di come gli ultimi video elettorali di Burlando siano stati centrati in gran parte sulle parole d’ordine che abbiamo tracciato e costruito assieme agli elettori su internet, diversi mesi fa. Ecco l’appello al voto di Burlando, di qualche giorno fa:

Faccio ancora notare come una delle richieste fondamentali arrivate al politico dai navigatori fosse quella di attuare programmi concreti, al di là della destra, della sinistra e di ogni divisione politica.

LO STILE DELLO STORY-TELLING NELLA CAMPAGNA DI BURLANDO

Sull’onda di questa richiesta, dentro lo staff individuammo come adeguato per la comunicazione della campagna lo stile dello story-telling (del raccontare storie sobrie e senza colore politico sui risultati raggiunti da Burlando nei suoi cinque anni di amministrazione della Liguria). Uno dei risultati che ne è venuto fuori è una serie di storie sull’operato di Burlando, ne incollo una qua sotto:

P.S.

Nel mio precedente post su questo mio blog, mi emozionavo per i sondaggi che davano un gradimento importante alla lista di Roberto Fico del Meetup di Napoli (ho conosciuto Roberto, mi ha fatto una grande impressione e il Meetup di Napoli è uno di quelli più concreti nel programma e innovativi nelle dinamiche organizzative). A Roberto Fico non è andata benissimo alle Regionali in Campania, ma s’è visto come i Meetup di Grillo solo sfruttando internet siano ormai una organizzazione che è capace di incidere sulla politica in Italia. Ho analizzato i Meetup di Grillo in una ricerca per Swg datata febbraio 2008.

La politica nuova c’è e la fa Roberto Fico in Campania

Del suo Meetup di Grillo, l’unico veramente innovativo in giro per l’Italia, ne avevo parlato nella mia ricerca per conto di Swg. Ora altri ricercatori di Swg stimano il consenso elettorale del movimento di Roberto Fico al 4% per quanto riguarda le prossime elezioni in Campania. Leggetevi quest’intervista del Corriere del Mezzogiorno a Roberto Fico.

DiarioAperto 2009: ovvero come Facebook si alimenti per forza da media di massa e microsocialità

Non possiamo lavorare su Facebook senza tenere sempre a mente le due dimensioni del mezzo: quella di massa e quella della microsocialità. Nel contrasto tra piccoli gruppi di persone nei network e la circolazione di contenuti di massa si qualifica ‘DiarioAperto 2009’, cioè la ricerca Swg sui social network che ho curato assieme a Enrico Marchetto nell’anno passato. La ricerca delinea il rapporto tra territorio, flussi di informazione globale e chi sta dentro i social network. Lo fa sulla base di oltre 1300 interviste, raccolte grazie alla pubblicità al questionario della ricerca fornita da molti blogger, dal sito del Sole-24 Ore, dai siti e gli indirizzari di Swg e degli altri partner.

Milioni di italiani stanno ogni mese su Facebook per restare in continua comunicazione con i loro piccoli gruppi di amici e conoscenti. Allo stesso tempo, nelle loro relazioni su Facebook, ciò che è proposto dai grandi media e che è pure reperibile su internet, è un frequente oggetto di condivisione, chiacchiera e divertimento.

Se pensiamo a come Facebook sia, nelle parole di Marchetto, “uno spazio mediale e pubblico” dove la immersiva e continua microsocialità degli amici si nutre di informazioni condivise che arrivano dal globo online, allora dobbiamo sempre tenere assieme due punti di vista per l’analisi di queste dinamiche: il punto di vista dei piccoli gruppi dei cento o duecento amici e il punto di vista di chi deve produrre contenuti e pubblicità per le masse (di milioni di persone o almeno di decine di migliaia di loro).

Dimenticare una delle due visuali ci potrebbe far ritenere che la tv di massa abbia i giorni contati. Ad esempio, ‘DiarioAperto’ ci dice che Facebook ruba tempo al consumo di tv. Ma su Facebook troviamo pure fan-page di centinaia di migliaia di sostenitori per i prodotti di acritiche multinazionali: Bart Simpson ha, in questo momento, 644.636 fan, la serie Lost ne ha 1.160.884. La martellante, massiccia e militaresca opera dei grandi produttori di contenuti si introduce in quel linguaggio relazionale e di affermazione dell’identità che è il dichiararsi ‘fan’ di questo o quel serial tv, prodotto-Nike o personaggio politico.

dr-jekyll-and-mr-hydeLa nostra ricerca ha sfatato l’auspicio di tanti pensatori alternativi che i gruppi di internauti che chattano e si scambiano messaggi su internet siano autoreferenziali o disinteressati all’intrattenimento proposto dai grandi media, o ai temi nazionali o globali di cultura o di politica. I piccoli gruppi di centinaia di amici fanno girare le parole dei video virali di Serracchiani, promuovono le campagne viola stile Beppe Grillo, si autoritraggono in foto e video ‘da vetrina’ manco fossero dei personaggi del Grande Fratello, si qualificano con i “like” ai prodotti di consumo di qualche distruttore dei diritti sociali del ‘900 e allo stesso tempo si iscrivono ai gruppi per salvare il clima globale. Non si tratta insomma di una socialità autoreferenziale. Sarà forse una socialità incoerente e contraddittoria ma nella modernità è almeno da Dr Jekyll & Hide (1886) che qualche dubbio sulla possibilità di un’identità coerente potrebbe circolare.

La comunità di piccoli amici trova il suo senso nella rimuginazione dei simboli e dei modelli di comportamenti che arrivano dalla società, mentre i grandi poteri della società devono continuamente instillare le loro verità e i loro ricatti emozionali nelle nostre vite per esistere. Pensare la testa del serpente (FoxTv o chi per lei) senza la sua coda (i miei 500 amici su Facebook) ci disorienterebbe. Bisce simili, in cui il gruppetto divora ed è divorato dai valori dominanti, sono diffusi nelle società umane: e una tal biscia è presente anche nel 2010, negli anni in cui internet si sta affermando come mezzo di massa e di nicchia tra chi parla italiano. L’incontro tra i social network digitali e i poteri di massa complicare tanto il lavoro di questa bestiazza. Ma, ancora di più, complica i nostri tentativi a inseguirla e comprenderla.

Per approfondire:
- il documento di analisi di DiarioAperto 2009, sui social network in Italia
- i dati in excel di DiarioAperto 2009
- la mia presentazione ppt: “I grandi media nella microsocialità di Facebook & co.”
- Luca Lani, nuovamente un uomo libero, che si interroga su come masse di news circolino sempre più copiate, incollate e povere a discapito dei grandi editori (Google escluso)

Nota bene:

la ricerca ‘DiarioAperto 2009’ sui social network sta continuando nelle case di alcuni navigatori dove stiamo osservando il loro consumo mediatico, tramite il lavoro degli antropologi dell’Università di Tor Vergata, capitanati da Piero Vereni. Intanto sta per partire ‘DiarioAperto 2010’…

Un mio articolo sul blog di Burlando: «La fiducia agli estranei: una delle trame da ricostruire»

Dal blog di Claudio Burlando, per cui curo le iniziative online di partecipazione dei cittadini:

Ecco uno dei sensi della nostra campagna qua in Liguria: ricucire quei legami strappati, ridando fiducia al cittadino accanto a noi. Joe Trippi, il chairman dell’antesignano movimento online che nel 2003 portava lo sconosciuto Howard Dean ad un passo dalla nomination democratica, ricorda sul suo libro:

«Durante la campagna, Neil Abercrombie, il deputato delle Hawaii, venne da me dopo aver partecipato ad un Meetup a New York. Mi raccontò di come lo sconvolse che, fuori da tutte le chiacchere futuristiche sulla campagna di Dean, quello che stavamo facendo era vecchio come il nostro Paese. “Non so se capite quello che state facendo”, disse. “Ma la ragion d’essere della comunità che avete costruito è nell’avere di nuovo fiducia negli estranei”». (pag. 223, The Revolution Will Not Be Televised)

L’intuizione del parlamentare hawaiano non riguarda solo l’America del 2003 ma anche l’Italia e la Liguria del 2009, ovviamente. Abbiamo tanto discusso in Italia, sui blog, su Facebook o tramite l’email, di come i partiti tradizionali arranchino da tempo nella capacità di rappresentare i cittadini. Ma non si tratta solo della politica di oggi, l’atomizzazione è un fenomeno sociale più ampio che Pasolini raccontava già decenni fa. Da soli, incatenati al divano di fronte alla tv alla sera o di giorno sulla sedia di fronte alla scrivania, in ufficio. Cittadini così forgiati sono rimasti impigliati nelle maglie della rete internet, in maniera crescente negli ultimi dieci anni. E si sono riscoperte comunicazioni e comunità che quasi non conoscevamo più.

Per la campagna online di sostegno alla rielezione di Claudio Burlando come Presidente della Liguria, possiamo guardare a quel primo mitico esempio di partecipazione collettiva e di massa: Howard Dean, anno 2003, 190.000 sostenitori che si incontravano nel mondo reale per discutere di politica tramite Meetup.com, 25 milioni di dollari raccolti, un’ispirazione per la campagna di Obama e per la nostra.

Ma possiamo anche guardare a quei primi 610 cittadini liguri che, oggi venerdì 9 ottobre, ricevono la email della newsletter della campagna di Burlando per il 2010. Siete cittadini che hanno lasciato i loro contatti nei questionari del programma partecipato, per costruire la Liguria del 2010: alcuni qua sul sito, altri alla Festa Democratica di Genova. Oppure vi abbiamo scritto perché fate parte del network di Claudio Burlando su Facebook. Uno di voi, ha scritto qualcosa di fantastico nel suo questionario quando la domanda chiedeva suggerimenti su come fare la Lista di Burlando:

«Mi aspetto che i cittadini non siano presi come dei numeri, ma come risorse vere e proprie della comunità. Anzi, che Burlando e chi sarà eletto si impegni per ricreare la comunità cioè occasioni di socialità e d’incontro per battere la solitudine in cui vivono tanti anziani, ma non solo».

La palla è in mano vostra, anche: ricostruiamo quelle comunità, diamoci fiducia.

No al ‘dialetto’ a scuola? Mia nona Tina e quel che ci rammentiamo delle nostre nonne

«Te se ramenterà de mi co’ sarò morta?», mi chiedeva la nona Tina, quando avevo la stessa età di mio figlio Jan, quattrenne.

Clementina Socrate, di mamma Gerdol di lingua slovena e di marito Visconti napoletano originario di Costantinopoli, era nata a Triest sotto l’Austria nel 1910 e uscì «orizontale» da casa sua, quasi tre decenni dopo quella sua preghiera al primo nipote maschio.

Schizzava col suo fisico slanciato e nervoso dai campi di Cattinara dove una volta c’era l’erba, e contadini che parlavano sloveno e non c’era la superstrada. Nel viaggio di una vita si fermava in un’altra campagna, in Friuli, dove si parla furlàn, bisiaco o quel che xè, dov’era cresciuto suo padre e dove «durante la guera se stava meo e se trovava de magnar». Non mi è chiaro a quale guerra si riferisse, in questo caso.

Poi, per «far do soldi, durante la guera», a piedi arrivava da Trieste fino alle saline di Sicciole e portava indietro il sale, sempre a piedi. E qua so bene di che guerra stiamo parlando perchè è la guerra in cui la verità unica del grande stato nazionale si è affermata da tempo.

Prima il fascismo annulla la sola possibilità che di Sicciole, quel paese di saline a ventidue chilometri a piedi da Trieste, si possa solo che udire il toponimo in sloveno, Sečovlje. Per non parlare della versione internazionale della città, Triest, o di quella slovena, Trst.

Poi gli intellettuali, i dirigenti dei grandi partiti, i professionisti dei grandi media dello Stato nazionale dell’Italia post-1945, non hanno altre idee che rifugiare la democrazia nell’astrazione barocca e illuminista dove non ci sono diritti uguali per tutti se non c’è anche un Parlamento nazionale sovrano che legifera per cento città e una miriade di pratiche culturali regionali. Così non ci può che anche essere una Scuola uguale per tutti, una lingua uguale per tutti e, a tutti i costi, dobbiamo essere tutti uguali. Perchè questa è l’unica via alla democrazia.

I s’ciavi, cioè i dispregiati slavi di Trieste e delle saline Sicciole, si devono accontentare di essere una poco sopportata comunità di minoranza che oggi sta sbiadendo e forse incamminandosi verso l’estinzione. La sola idea di scrivere e parlare in triestino, cioè in una variante del veneto, in contesti ufficiali come quelli della scuola pubblica, è vista da stimabili personaggi della cultura in italiano come lesa maestà della signora Democrazia: se voglio parlare in triestino o in friulano o in sloveno nei luoghi dello Stato e della comunità, secondo questi, mi rinchiudo nel mio maso, sono razzista, non voglio che tutti abbiano le stesse possibilità nella società.

Ma mi me ricordo de mia nona Tina. E non perchè, parlando triestino, mia nonna fosse più illuminista di Michele Serra o di Claudio Magris, odierni grandi difensori della nazione italiana. Mi ricordo di lei quando parlo in triestino ai miei figli Jan e Tadej, dove quasi tutti gli altri parenti gli parlano solo che nella lingua dominante. E mi ricordo di lei quando, con Jan e Tadej, tento di ricordarmi come mia nonna «la nominava» in triestino qualche verbo. O che esclamazioni usasse, che cantilena tipica dei miei luoghi intonasse, quali espressioni e posture del corpo mettesse in scena.

L’antropologo Thomas Friedman ha scritto delle pagine appassionate in una polemica contro gli intettellettuali che criminalizzano l’esaltazione popolare delle radici. Friedman si chiede retoricamente se, «quando la gente indigena ‘romanticizza’ i suoi territori, non sarà perchè mantiene qualche relazione pratica e spirituale con questi?».

Certo che è così. Dove la scuola e la stampa non arriveranno, ci saranno le mie emozioni legate a mia nonna ad arrivare ai miei figli.

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Di lingue locali e culture regionali ne hanno già parlato:
- in maniera brillante, evidenziando i limiti degli eccessi dell’ideologia regionalista della Lega: il blogger Leonardo
- in maniera divertente ma semplicistica: Claudio Magris
- senza argomenti, con una retorica velenosa e obliando il fatto che, come il regionalismo, anche l’italianità e il nazionalismo italiano sono un’invenzione di un periodo storico della modernità: Michele Serra
- sintetico e condivisibile, “Gli insegnati debbono saper capire il dialetto e parlare l’inglese”: Claudio Caprara

P.S. Il territorio locale è il nodo dolente della cultura civile in Italia. La Lega pesca nel disertato campo politico delle pratiche sociali locali, spesso ma non sempre riempiendole di razzismo. Sempre più nascosti nel territorio d’Italia non ci sono solo le parlate locali ma anche i più umili e i più deboli. Il regionalismo e il sostegno alle culture tradizionali locali non sono pratiche conservatrici, ma progressiste: sostengono la pluralità delle possibili esperienze umane, non la loro scomparsa.
Il regionalismo non è un sinonimo di Leghismo o di razzismo. Può ovviamente convivere con l’innovazione, il cambiamento e l’apprezzamento della diversità sociale.

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I corpi degli Agta e i loro strumenti

Oggi c’è una gran foto su Corriere.it, la cui didascalia riporta:

“Frecce contro la diga – Un membro della tribù Agta a una manifestazione a Quezon City per protestare contro il progetto di costruzione della diga di Laiban che rischia di sommergere le terre dove vive la tribù (Francis R. Malasig/Epa)”.

Queste righe non ci aiutano molto a saperne di più sul contesto. Non sappiamo se l’arciere qua sotto stava mirando ad un essere umano, o ad un bersaglio inanimato, o stava eseguendo un rito, o una provocazione.

Sappiamo dei suoi occhi: si strizzano, forse, per aggiustare un tiro che potrebbe voler dire la sua sopravvivenza. Il suo corpo si flette deliberatamente per aggiustare lo strumento. Io gli occhi li strizzo solo per vederci meglio, dopo ore di computer. E’ il computer che mi obbliga ad aggiustarmi, affaticando il mio sguardo.

Il mio strumenti (il pc) ha sopraffatto me, mentre l’arborigeno pare avere ancora qualche potere sul suo, di strumento (l’arco)…

P.S. questo articolo di un antropologo ci informa che, “mentre gli Agta partecipano nella cultura globale, anche come consumatori, hanno mantenuto un grado di autonomia culturale e abilità a creare la loro storia”. Da quest’altro libro, sempre di un antropologo, si scopre che la cultura degli Agta sarebbe l’unica conosciuta dove le donne avrebbero praticato la caccia tanto quanto gli uomini, in pratica.

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La campagna di Claudio Burlando: cerchiamo partecipazione

Ieri ero a Genova dove ho assistito all’assemblea con i neo-candidati Claudio Burlando e Carlo Besana, nel quartiere del Cep, una zona di Genova con «un brutto futuro alle spalle». C’era la presentazione della loro campagna elettorale partecipata per le Regionali 2010 in Liguria. Burlando si candida di nuovo a Presidente e Besana è il primo candidato della Lista civica messa in piedi da Burlando stesso. Per volere dell’attuale Presidente della Liguria, internet sarà centrale in questo percorso che arriverà alle urne della prossima primavera. E così c’è in rete un nuovo sito col suo nome.

Da giugno, effettivamente, lavoro come consulente per la comunicazione on-line del comitato elettorale di Burlando. Vogliamo inventare un luogo on-line in cui il rinnovato candidato a Presidente, il suo staff e la Lista si mettano in rete col più alto numero di cittadini. Vogliamo parlare a chi è interessato a rinnovare la politica progressista tramite l’utilizzo di internet. E in particolare ai cittadini liguri che volessero sentirsi parte di un più ampio movimento di cambiamento.

C’è qualcuno che ha idee e che vuole affiancarsi allo staff di questa campagna? Le porte sono aperte, staremo ad ascoltare tutti.

La campagna è iniziata con una fase di ascolto dei cittadini. C’è un questionario web di circa 20 domande in cui chiediamo ai liguri di suggerirci quale dev’essere il programma di Burlando e della Lista civica. Questo questionario sarà distribuito in forma cartacea anche alla Festa Democratica nazionale di Genova (ex Festa dell’Unità) e a tanti altri eventi in Liguria nelle prossime settimane. In questa maniera le opinioni dei cittadini verranno lette realmente e così, realmente, i cittadini contribuiranno al programma della Lista di Burlando. (leggi anche sul blog di Burlando un altro mio breve articolo sugli strumenti della campagna)

Prevediamo per le future fasi della campagna un coinvolgimento più forte per i cittadini. Ma è presto per parlarne.

Ringrazio per i suggerimenti Fernando Diana di Prodigi e Orione Lambri che hanno lavorato alla campagna on-line nazionale del Pd per le ultime Europee; e Beniamino Pagliaro, che ha collaborato con lo staff di Riccardo Illy. Grazie a Enrico Marchetto e a Noiza per i consigli e il lavoro di sviluppo del sito.

E grazie a chi sarà dei nostri, magari tu, se stai leggendo.

(scrivimi se vuoi a em.milic@gmail.com)

Carlo Besana e Claudio Burlando alla Presentazione della Lista civica. La foto è del mio cellulare

Carlo Besana e Claudio Burlando alla Presentazione della Lista civica. La foto è del mio cellulare

L’io? E’ un format obsoleto

Lo sostiene, in una vena foucauldiana ma 2.0, Giorgio Jannis:

L’Io è un format obsoleto. E anche la presunzione di dotare di senso il nostro fare è romanticamente *fuori luogo*. Qualsiasi affermazione di sé, della autenticità del proprio dire, con conseguenti para-testi dedicati a comprovare l’autenticità del discorso della nostra autenticità nel dire chi siamo (occorre sempre un paradiscorso – autentico? – che dica che il discorso è autentico?) cade e cadrà sempre più in contesti esperienziali su cui non ho controllo e mai ne ho avuto.