Ho pubblicato su Bora.La l’analisi mia e di Marchetto sul lavoro che abbiamo fatto come responsabili della campagna di comunicazione partecipata che ha portato all’elezione di Roberto Cosolini a Sindaco di Trieste. Copio e incollo il testo di seguito…
«DAGHE!»: I DATI E LA STORIA DELLA CAMPAGNA ONLINE DI COSOLINI A SINDACO
«Dobbiamo ascoltare la gente, realmente fare campagna sui loro problemi, dandogli visibilità», ci disse Cosolini alla fine dell’estate 2010 ai tavolini del caffè del Verdi. «Senza censure?», abbiamo chiesto subito. «Certo, altrimenti non ha senso».
Con questo spirito è partito nove mesi fa il percorso di comunicazione partecipata organizzata sul territorio attraverso la Rete.
Il percorso ha visto prima Cosolini protagonista come segretario del Pd di Trieste, poi come Candidato Sindaco e, nel festoso pomeriggio di lunedì 29 maggio, Cosolini come Sindaco di Trieste 2011.
Dall’osservatorio interno alla campagna delle due ‘agenzie web’ che hanno curato le comunità online progettate con Roberto Cosolini, possiamo dire che una preoccupazione fissa del candidato Sindaco in questi mesi è stata proprio quella di tenere alta la bandiera di quello spirito di fine estate 2010.
Possiamo rivedere ora gli snodi più importanti della campagna internet:
1) crowd-sourcing dei contenuti. Abbiamo cioè trasformato un‘audience in autrice dei messaggi della campagna.
2) micro socialità attiva. Abbiamo proposto agli utenti della rete di farsi portavoce con amici, colleghi e familiari di quanto proponeva lo staff della campagna, tramite web, Facebook, email.
3) territorialità. Abbiamo puntato a radicarci sul territorio non solo per il cruciale ‘giro dei rioni’ che ha caratterizzato la parte offline del candidato Sindaco, ma anche per l’utilizzo delle tecnologie di geo-targetizzazione che il web consente: ogni messaggio fatto girare e ogni informazione raccolta, era mirata a entrare in contatto con un pubblico preciso. Non un messaggio generalista, ma un messaggio preciso che parlasse dei problemi del quartiere destinatario della comunicazione. Parliamo di uno sguardo da rione a rione se non, talvolta, addirittura da piazza a piazza.
4) trasparenza. Il contatto quotidiano e schietto coi triestini non è solo stato nel segno del territorio ma anche nella condivisione e del dibattito. Resterà famoso il 730 di Cosolini pubblicato su Facebook mentre i politici della maggioranza di destra della città si rifiutavano a gennaio di rendere noti i propri guadagni. Ancora di più siamo certi ha colpito l’idea di un Candidato e del suo staff pronti a rispondere quotidianamente a tutti quanti, in pubblico e in privato.
In sintesi, quali pensiamo siano stati gli effetti più importanti di nove mesi di lavoro? Abbiamo in ‘cassaforte’ i dati di milioni di banner visti, di centinaia di contatti quotidiani con la cittadinanza, di una comunità che si è legata a Roberto che è trasversale per età, sesso e censo.
Crediamo però che oltre l’aspetto quantitativo, il risultato più importante sia stato quello di creare una storia di fiducia per il profilo pubblico di Roberto Cosolini. E’ stata una storia suggerita da una parte dei triestini, proposta da Cosolini e dal suo staff in bozze, riscritta e confermata dalla città: quella di Cosolini come personaggio impegnato, anche tramite l’innovazione consentita dal web, a riorganizzare la macchina comunale nell’interesse della cittadinanza e a individuare priorità per Trieste degne dei nostri tempi.
Per approfondire, scarica il powerpoint:
Per approfondire, scarica il powerpoint:
«DAGHE!» – Cosolini Sindaco di Trieste 2011 – Storia della campagna online (ppt, 5 MB)
Oppure puoi vedere il powerpoint ‘modificato’ qua sotto:
Tutto questo a cura dei due responsabili della campagna online di Cosolini:
Enrico Maria Milič, amministratore di Nativi
Enrico Marchetto, socio di Noiza