Non possiamo lavorare su Facebook senza tenere sempre a mente le due dimensioni del mezzo: quella di massa e quella della microsocialità. Nel contrasto tra piccoli gruppi di persone nei network e la circolazione di contenuti di massa si qualifica ‘DiarioAperto 2009’, cioè la ricerca Swg sui social network che ho curato assieme a Enrico Marchetto nell’anno passato. La ricerca delinea il rapporto tra territorio, flussi di informazione globale e chi sta dentro i social network. Lo fa sulla base di oltre 1300 interviste, raccolte grazie alla pubblicità al questionario della ricerca fornita da molti blogger, dal sito del Sole-24 Ore, dai siti e gli indirizzari di Swg e degli altri partner.
Milioni di italiani stanno ogni mese su Facebook per restare in continua comunicazione con i loro piccoli gruppi di amici e conoscenti. Allo stesso tempo, nelle loro relazioni su Facebook, ciò che è proposto dai grandi media e che è pure reperibile su internet, è un frequente oggetto di condivisione, chiacchiera e divertimento.
Se pensiamo a come Facebook sia, nelle parole di Marchetto, “uno spazio mediale e pubblico” dove la immersiva e continua microsocialità degli amici si nutre di informazioni condivise che arrivano dal globo online, allora dobbiamo sempre tenere assieme due punti di vista per l’analisi di queste dinamiche: il punto di vista dei piccoli gruppi dei cento o duecento amici e il punto di vista di chi deve produrre contenuti e pubblicità per le masse (di milioni di persone o almeno di decine di migliaia di loro).
Dimenticare una delle due visuali ci potrebbe far ritenere che la tv di massa abbia i giorni contati. Ad esempio, ‘DiarioAperto’ ci dice che Facebook ruba tempo al consumo di tv. Ma su Facebook troviamo pure fan-page di centinaia di migliaia di sostenitori per i prodotti di acritiche multinazionali: Bart Simpson ha, in questo momento, 644.636 fan, la serie Lost ne ha 1.160.884. La martellante, massiccia e militaresca opera dei grandi produttori di contenuti si introduce in quel linguaggio relazionale e di affermazione dell’identità che è il dichiararsi ‘fan’ di questo o quel serial tv, prodotto-Nike o personaggio politico.
La nostra ricerca ha sfatato l’auspicio di tanti pensatori alternativi che i gruppi di internauti che chattano e si scambiano messaggi su internet siano autoreferenziali o disinteressati all’intrattenimento proposto dai grandi media, o ai temi nazionali o globali di cultura o di politica. I piccoli gruppi di centinaia di amici fanno girare le parole dei video virali di Serracchiani, promuovono le campagne viola stile Beppe Grillo, si autoritraggono in foto e video ‘da vetrina’ manco fossero dei personaggi del Grande Fratello, si qualificano con i “like” ai prodotti di consumo di qualche distruttore dei diritti sociali del ‘900 e allo stesso tempo si iscrivono ai gruppi per salvare il clima globale. Non si tratta insomma di una socialità autoreferenziale. Sarà forse una socialità incoerente e contraddittoria ma nella modernità è almeno da Dr Jekyll & Hide (1886) che qualche dubbio sulla possibilità di un’identità coerente potrebbe circolare.
La comunità di piccoli amici trova il suo senso nella rimuginazione dei simboli e dei modelli di comportamenti che arrivano dalla società, mentre i grandi poteri della società devono continuamente instillare le loro verità e i loro ricatti emozionali nelle nostre vite per esistere. Pensare la testa del serpente (FoxTv o chi per lei) senza la sua coda (i miei 500 amici su Facebook) ci disorienterebbe. Bisce simili, in cui il gruppetto divora ed è divorato dai valori dominanti, sono diffusi nelle società umane: e una tal biscia è presente anche nel 2010, negli anni in cui internet si sta affermando come mezzo di massa e di nicchia tra chi parla italiano. L’incontro tra i social network digitali e i poteri di massa complicare tanto il lavoro di questa bestiazza. Ma, ancora di più, complica i nostri tentativi a inseguirla e comprenderla.
Per approfondire:
- il documento di analisi di DiarioAperto 2009, sui social network in Italia
- i dati in excel di DiarioAperto 2009
- la mia presentazione ppt: “I grandi media nella microsocialità di Facebook & co.”
- Luca Lani, nuovamente un uomo libero, che si interroga su come masse di news circolino sempre più copiate, incollate e povere a discapito dei grandi editori (Google escluso)
Nota bene:
la ricerca ‘DiarioAperto 2009’ sui social network sta continuando nelle case di alcuni navigatori dove stiamo osservando il loro consumo mediatico, tramite il lavoro degli antropologi dell’Università di Tor Vergata, capitanati da Piero Vereni. Intanto sta per partire ‘DiarioAperto 2010’…
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