I corpi degli Agta e i loro strumenti

Oggi c’è una gran foto su Corriere.it, la cui didascalia riporta:

“Frecce contro la diga – Un membro della tribù Agta a una manifestazione a Quezon City per protestare contro il progetto di costruzione della diga di Laiban che rischia di sommergere le terre dove vive la tribù (Francis R. Malasig/Epa)”.

Queste righe non ci aiutano molto a saperne di più sul contesto. Non sappiamo se l’arciere qua sotto stava mirando ad un essere umano, o ad un bersaglio inanimato, o stava eseguendo un rito, o una provocazione.

Sappiamo dei suoi occhi: si strizzano, forse, per aggiustare un tiro che potrebbe voler dire la sua sopravvivenza. Il suo corpo si flette deliberatamente per aggiustare lo strumento. Io gli occhi li strizzo solo per vederci meglio, dopo ore di computer. E’ il computer che mi obbliga ad aggiustarmi, affaticando il mio sguardo.

Il mio strumenti (il pc) ha sopraffatto me, mentre l’arborigeno pare avere ancora qualche potere sul suo, di strumento (l’arco)…

P.S. questo articolo di un antropologo ci informa che, “mentre gli Agta partecipano nella cultura globale, anche come consumatori, hanno mantenuto un grado di autonomia culturale e abilità a creare la loro storia”. Da quest’altro libro, sempre di un antropologo, si scopre che la cultura degli Agta sarebbe l’unica conosciuta dove le donne avrebbero praticato la caccia tanto quanto gli uomini, in pratica.

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Un pensiero su “I corpi degli Agta e i loro strumenti

  1. L’argomento e interessante, anche se si puo anche versare in un argomento psicologico, essistenziale, storico…ma penso che il tuo vero obiettivo e di provocare pensieri oltre cio che indichi nel testo.

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