Facebook in a (Italian) nutshell: “Ho trovato la mia vicina di casa di quando avevo 8 anni e me la farei, può bastare?”

Anche per i suoi utenti più intrisi di cultura digitale à-la-Wired (dobrodošel!), Facebook appare soprattutto come un servizio di recupero e mantenimento di relazioni tra conoscenti o amici.

Mi sembra che questo si possa dire a leggere i commenti a questo post dal blog di Luca De Biase, giornalista responsabile di “Nova”. Il post, scritto qualche mese fa, vedeva questo giornalista chiedere ai suoi lettori di raccontargli i pro e i contro del loro utilizzo di Facebook Gli oltre quaranta commenti mi pare offrano una bella panoramica della percezione che un certo specifico spezzone di navigatori italiani ha di Facebook.

I tratti ricorrenti che emergono sono:

  • “HO TROVATO LA MIA VICINA DI CASA DI QUANDO AVEVO 8 ANNI E ME LA FAREI, PUò BASTARE?”
    Il testo qua sopra è l’intero sintetico commento che riassume gli aspetti più importanti dell’esperienza che molti pare abbiano fatto di Facebook. Altri scrivono che grazie a Facebook hanno “ritrovato un sacco di dispersi”. Un utente dice che di “amici” su Facebook ne aggiunge quando ritiene “di poter creare uno scambio di relazioni, non importa se nell’immediato o in modo continuativo”.
    Un altro utente scrive: “Credo che l’efficacia della formula facebook risieda nella sintesi tra: l’impressione di mantenere relazioni anche con persone distanti nel tempo, nello spazio o nelle attenzioni; la capacità di rinforzare la coesione di gruppo con chi si frequenta davvero (i commenti alle foto e allo status); [...] e anche la semplicità nel far parlare di sé, di divenire non solo mezzo ma anche oggetto di discorso”.
  • FACEBOOK “E’ UNA COSA CHE RIGUARDA: AMICIZIA, LAVORO, DIVERTIMENTO”
    Anche questa citazione di un testo riesce a spremere, in breve, un altro aspetto suggerito da molti dei commentatori di De Biase: che la natura di questo social network permetta agli utenti azioni trasversali che vanno dal privato al pubblico.
  • FACEBOOK COME FACILITATORE DI UNA CULTURA SOCIOCENTRICA?
    Alcuni antropologi hanno tratteggiato le differenze tra culture come quelle in cui l’identità dei singoli tende a essere più costruita sull’individualismo e la responsabilità personale – rispetto ad altre culture in cui l’identità tende a essere più costruita e condizionata sulla base delle relazioni con gli altri, ovvero di un crescente ‘sociocentric self’. Facebook, con il suo mettere in continua relazione gli individui con gli altri, potrebbe rafforzare il controllo sociale reciproco. Di questa idea parrebbe convinto uno dei commentatori di De Biase:
    “Prima o poi dovremo cancellare o passare ad ignore gli amici che sembravano indispesabili ma a cui non stiamo dietro;se non ci stiamo dietro noi, non ci stanno dietro loro. Sì, è utile per trovare chi non si sentiva da tempo, chi non si ricordava bene, chi potrebbe darci qualcosa in più.Ma appunto: se uno è davvero interessato a ciò che penso, a ciò che faccio, a cosa dico e come lo dico allora legge il mio blog. Perchè se il mio blog lo faccio io allora quello sono io, è il mio spirito. E per far questo non serve un’impotetica amicizia ma la ricerca di quel pensiero e di quell’idea che tanto ci piace. Facebook alla fine è passivo: ci riempie di stimoli, il blog ci obbliga a pensarlo e a selezionare con opportuna ricerca ciò che davvero vogliamo”.
  • CHIACCHERARE (IN RETE O ALTROVE) FA PARTE DELLA NATURA DELL’UOMO
    Una lettrice di De Biase, che a naso pare ben inserita nella cultura snobish blogarina italiana, fa una sintesi del percorso storico che ha riguardato lei e forse tanti altri blogarini:
    “I social network erano roba per gente sprovvista di fantasia, voglia di esporsi e di impegnarsi. Giusto per “essere connessi” senza poi avere nulla di utile da comunicare. Erano ambienti sterili dove il massimo dell’articolazione verbale era commentare foto. Ora ci sono dentro, perché mi sono fidato dell’opinione di una persona che ritengo sufficientemente intelligente. Per certi versi ho trovato quello che mi aspettavo, ma visto dall’interno tutto ciò ha assunto tridimensionalità. Le persone che vicendevolmente si commentano foto e profili chiacchierano senza la presunzione di voler fare notizia o per un pubblico. Lo fanno perché è nella natura dell’uomo.”
    Un altro navigatore, non si sa se sulla base delle sue percezioni o dei fragorosi numeri del successo italiano di Facebook, arrotonda queste ultime riflessioni sostenendo che “Facebook ha fatto conoscere il concetto di social networking alle masse!”.
    Il fatto che Facebook replichi efficacemente, in qualche maniera, alcune esperienze della vita off-line potrebbe essere legata alla facilità di accesso al sito: “FB non richiede nessuna abilità peculiare”, scrivono.
  • LO SGOMENTO DEI DIGITAL-DEMOCRATICI SUL SUCCESSO DI FACEBOOK
    “Io credo che dovrebbero esistere alternative e standard aperti per comunicare e restare in contatto. Facebook è un controsenso: non è mai stata un’applicazione a cambiare lo stato delle cose in Internet, ma solo standard aperti.”

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