Ricevo e pubblico da un anonimo lettore… : )
Mi è capitato di leggere che il tema del cosiddetto picco del petrolio è uno di quelli più tenuti nascosti all’opinione pubblica. Non so se sia vero ma so che in effetti quando ne parlo con i miei amici i più cascano dalle nuvole.
Ho anche letto che il 2009 dovrebbe essere l’anno in cui si inizierà a parlarne sempre più diffusamente, non so se sarà vero ma il post che sto scrivendo è un piccolo segnale in questo senso.
Io non sono un esperto di combustibili fossili o di altre fonti di energia, negli ultimi mesi però, stuzzicato da vari eventi, mi sono parecchio documentato sul picco del petrolio con annessi e connessi e ora, grazie alla gentile proposta e ospitalità di Enrico, vorrei sintetizzare qui la questione e il mio attuale punto di vista a beneficio di chi non ne sa nulla, come me poco tempo fa.
Sia chiaro che non avendo io alcuna autorevolezza in materia, il livello di credibilità che si può dare a quanto sto per scrivere è pari o inferiore a quello della chiacchiera da bar, chi vuole può cercare, valutare e elaborare le proprie fonti che, per quel che ho avuto modo di vedere, sono tutto fuorché scarse.
Di cosa stiamo parlando
Un po’ di ovvietà, per inquadrare il discorso.
Parliamo tanto per iniziare di petrolio. Tutti sappiamo cosa sia anche se personalmente l’ho visto solo nei film western ( avete presente quelle pozze nere da cui bisognava tener lontano il bestiame?) o in qualche documentario.
Meno scontato è quanto esso sia pervasivo nella nostra epoca che non a caso viene talvolta chiamata era del petrolio. Al di là della benzina o del diesel che versiamo nel serbatoio dell’automobile i derivati del petrolio sono utilizzati in moltissime attività produttive o come fonte di energia o come materiale di costruzione o bene di consumo. L’esempio a mio parere più emblematico è l’agricoltura moderna che è basata su macchinari costruiti e mossi grazie al petrolio e su concimi e antiparassitari ottenuti grazie al petrolio.
Parliamo poi del picco di petrolio con cui si intende l’evento del raggiungimento di un massimo nella produzione mondiale di petrolio (intesa, tanto per capirsi, come barili di petrolio al giorno). Se me ne intendessi un pochino potrei essere più preciso e citarvi Hubbert e relativa curva ma evito, fatto sta che raggiunto questo massimo la produzione potrà solo mantenersi costante nel tempo o declinare verso un inesorabile esaurimento.
È un fatto che la domanda di petrolio del nostro sistema economico finora sia stata, tendenzialmente, in continua crescita. Se immaginiamo che ad un certo punto non si riesca a aumentare la produzione di petrolio è chiaro che un sistema che ne richiede sempre di più inizi ad incepparsi.
L’ipotesi di base
Che prima o poi la produzione di petrolio avrà il suo picco credo sia incontestabile, a meno di avvenimenti del tutto improbabili che mi sento di escludere (tipo l’ape immaginata un giorno da un mio amico che produce petrolio anziché miele).
Quello che però non si sa è quando ciò accadrà o sia accaduto. Molti pensano di saperlo ma hanno idee molto diverse tra loro e io non so dire chi abbia ragione e chi torto.
La prima ipotesi da fare in questo articolo è che tale evento sia vicino. Dato che oggi la produzione è inferiore ad un massimo registrato nel passato potremmo averlo perfino già superato ma se così non fosse diciamo che toccheremo in picco al massimo entro il 2020.
Quanto segue va interpretato sotto tale ipotesi.
Gli scenari possibili
Ho già scritto di quanto la nostra società sia legata al petrolio e di come la sua scarsità o peggio mancanza avrà pesanti ripercussioni sul sistema nel quale bene o male siamo vissuti negli ultimi decenni. Cosa succederà quindi?
Da quando un mio amico, discutendo di queste cose, mi ha detto che il futuro non lo conosce nessuno, io continuo a ripetere questa frase che, per quanto ovvia, mi pare la risposta più giusta. Molti altri però si sono sbilanciati nelle più varie previsioni.
I pessimisti non credono che saremo capaci di far fronte a questo cambiamento e che ciò porterà a un brusco e diffuso calo di benessere e relative conseguenze.
I più pessimisti tra i pessimisti a questo punto prevedono instabilità politiche conseguenti alle difficoltà economiche, guerre, distruzione e il sempreverde annientamento nucleare.
Appena un po’ meglio quelli che si limitano a carestie, fame, miseria, malattie, epidemie, Mad Max, guerre locali, schiavitù, Crom gran dio dei Monti, ecc.
Alcuni prospettano invece una sostanziale tenuta della civiltà ma in condizioni estremamente più misere delle attuali, tipo quelle descritte nel film Delicatessen che ho visto nel 1991 ma, non sapendo purtroppo nulla del picco, non avevo capito essere un film sul dopo picco come invece azzardo ora.
Tra i possibili scenari necativi ci sono anche quelli che prevedono un maggior ricorso a carbone o addirittura alla legna da ardere con conseguenti catastrofi ambientali.
Dall’altra parte gli ottimisti hanno più fiducia nelle capacità umane e pensano che sapremo gestire la cosa.
Certi sostengono che nel momento in cui ci sarà la convenienza a farlo ci sarà un tale impulso nella ricerca e sviluppo di fonti di energia alternative che riusciremo a rimpiazzare il petrolio senza grossi scompensi. Altri, più brevemente, dicono che l’eolico funziona.
Le conseguenze secondo me
Il futuro non lo conosce nessuno ma qualche considerazione posso forse azzardarla.
La crisi economica che oggi stiamo affrontando è solitamente imputata a vari scompensi finanziari mescolati a bolle immobiliari e cose di questo tipo. C’è però chi sostiene che,
in ultima analisi, all’origine ci sia proprio il prezzo del petrolio che schizzato a 140 dollari al barile ha messo a nudo questi squilibri.
Io su questo non mi pronuncio ma penso che se non è già questa la volta buona, prima o poi dovremo comunque pagare l’abuso che è stato fatto finora di petrolio.
Il petrolio, che guarda caso si trova in gran quantità nel deserto, è la manna, è un’enorme eredità accumulata in molto tempo di cui siamo improvvisamente venuti in possesso. Come ogni giovane ereditiere che si rispetti abbiamo così iniziato a sperperarla in viaggi, feste, vestiti, macchine lussuose e ce la siamo goduta alla grande.
Per quanto cospicua sia questa eredità, non è però infinita e ormai sta per terminare.
L’ereditiere ha essenzialmente due possibilità.
Può continuare a godersela fino all’ultimo centesimo e poi trovarsi nella miseria più totale, vedersi privato di tutte le sue ricchezze e ritrovarsi a sopravvivere di quel che gli offre la natura che ha preventivamente contribuito a rovinare. Tra l’altro passare dalla racchetta da tennis alla zappa (ammesso che si possa ancora permettere l’acquisto della zappa) potrebbe rivelarsi più difficile del previsto e difficile sarà anche coltivare la terra quando non si distingue il prezzemolo dal sedano.
Altrimenti può decidere di abbassare il proprio tenore di vita e investire quel che gli rimane in qualcosa capace di garantigli un futuro. Potrebbe ad esempio mettere su una bella fabbrichetta di pannelli solari che probabilmente in futuro saranno sempre più richiesti. La quantità di energia solare che ogni giorno arriva sulla Terra è enorme, purtroppo non è facile da sfruttare ma ce ne sarebbe a sufficienza per soddisfare tutte le nostre necessità.
Il problema è che mettere su una fabbrica di pannelli solari non è una cosa facile, l’investimento è notevole e non è chiaro se l’eredità rimasta sia sufficiente a coprirlo. Se è così e le cose gli vanno bene può essere che tra qualche anno l’ereditiere possa rialzare il suo tenore di vita e se è proprio fortunato dopo molto tempo potrebbe diventare un magnate del solare e ritornare ai fasti del passato. Se invece quel che rimane non è sufficiente allora tutto si fa più difficile ma qualcosa bisognerà pur provare a fare comunque, ci vorrà ancora più impegno e più sacrificio ma piuttosto che zappare …
In tutti i casi è chiaro che per il prossimo futuro il nostro ereditiere dovrà dire addio a molto del superfluo in cui ha vissuto finora.
Beata ignoranza
Mia madre per anni non ha mai visto la televisione o letto un giornale. Io dalla terza elementare in poi ho sempre saputo molte più cose di attualità di quante ne sapesse lei. Lei si accontentava di quello che accadeva attorno a lei, della vita di paese che andava avanti tutti i i giorni a prescindere di ciò che facevano o pensavano Mikhail o Ronald.
In questo modo mia madre se ne stava senza preoccupazioni di sorta e se la passava credo meglio di una generazione di bambini cresciuti temendo che ogni aereo che passasse sopra la loro testa potesse sganciare un ordigno atomico capace di polverizzarli in una frazione di secondo.
L’aspettativa di un progresso continuo
Noi abitanti del cosiddetto mondo sviluppato siamo stati molto fortunati. Abbiamo alle spalle parecchi decenni di continuo miglioramento in tutti i campi: sociale, tecnico, medico, in termini generali di benessere, ecc.
Ci siamo così abituati a questa tendenza che la consideriamo la norma e tutti pensiamo che tra dieci anni sarà meglio di come è adesso, che ti cureranno meglio di come ti curano ora, che il computer sarà più veloce di quanto lo sia ora, ecc.
Sostenere il contrario va contro il comune sentire ma è oggettivamente plausibile.
E quindi?
Se siete una di quelle persone che vivevano nella beata ignoranza del picco del petrolio con annessi e connessi, ora siete appena venuti a conoscenza di un informazione che potrebbe avere delle implicazioni molto importanti sulla vostra vita.
Probabilmente siete anche una delle tante persone contagiate dall’aspettativa di un progresso continuo e quindi sarete restii ad accettare una prospettiva di questo tipo.
Tutto si basa sull’ipotesi di base e su quanto pensate essa possa essere valida.
Alcune possibili reazioni:
1. un’altra teoria catastrofista del cavolo, ne leggo una al giorno ma questa è davvero ridicola, di petrolio ne abbiamo ancora per così tanto tempo che non vale nemmeno la pena di porsi il problema, ho buttato via un sacco di tempo prezioso. Mi spiace non era mia intenzione farvi perdere del tempo e comunque tutto l’articolo è un puro esercizio di deduzione a cui si può partecipare anche senza credere all’ipotesi di base;
2. interessante, vedrò di approfondire. Non ho messo link o riferimenti perché non mi sento all’altezza nemmeno per questo. Chi cerca trova;
3. dunque, se fosse vero in cosa potrei investire? E quell’appartamento a Dubai vale ancora la pena di comprarlo? Pragmatico, non so perché ma mi viene in mente quel pezzo che faceva sono fuori dal tunnel del divertimento, quando esco di casa e mi annoio sono molto più contento …
4. quasi quasi mollo il lavoro e mi metto ad installare pannelli solari, oppure mi prendo un pezzo di terreno e mi do all’agricoltura naturale. pessima idea (ci sto pensando anch’io e non vorrei troppa concorrenza
5. aaaaarghhh, cazzo, devo andare a comprare due quintali di farina. dove ho messo il vecchio sparafuoco del nonno? ho ancora delle cartucce? dovrei comunque avere l’attrezzatura per ricaricarle mi pare … i carciofi … in che stagione crescono i carciofi?? e la zappa … la zappa!!! in che stato è la zappa!!!!!! Calma, e se avessero ragione i signori al punto 1.?
6. bisognerebbe pitturare la camera da letto che è pieno di muffa, lo facciamo in primavera? A che serve ormai, siamo già morti, non sai siamo dei cadaveri che camminano? Vieni qui e piangi con me invece di farti problemi inutili Come per i signori al punto 3. e in più qualche bottiglia di vino per tirarsi su il morale di tanto in tanto non guasta!
7. perso per perso potremmo rapinare la filiale Unicredito qui vicino, che ne pensi? un’interessante variante della reazione 4., più spettacolare ma decisamente più inquietante. Sempre calma, un po’ di vino e heavy metal.
Per quanto mi riguarda
Anch’io vivevo nella mia beata ignoranza e questa è la cosa di cui più mi rammarico perché avrei preferito fare i miei conti con il picco molto prima. Devo poi confessare che ad oggi ritengo l’ipotesi di base valida e quindi che sia il caso di iniziare, come società, a porsi il problema di cosa fare quando non avremo più tutto il petrolio che vorremo.
A livello personale sono paradossalmente meno preoccupato di varie cose e sono tornato a dare valore a cose che ne erano state svuotate dal sistema in cui siamo immersi. Alla zappa e all’orto in particolare
Grazie ad Enrico e auguri di un buon 2009 a tutti