Il Guardian mi stupisce sempre.
Archivio mensile:gennaio 2009
Dati e luoghi comuni sui ‘mali nascosti’ di Facebook
Direi che in questo articolo di Mente Critica è riassunto proprio tutto quello che ho sentito, di fondato su dati o di senso comune discutibile, a proposito dei pericoli connessi all’essere iscritti a Facebook: dalla partecipazione societaria della Cia dentro l’azienda (indiretta ma vera, secondo il Guardian), agli amletici interrogativi sul perchè bisognerebbe condividere la propria identità con amici più o meno veri, passati e attuali (discutibile, imho)… e così via…
Più femmine (dei maschi) nell’internet americano

EMarketer ha raccontato sulla base di suoi dati che nei primi mesi del 2008, 100,4 milioni di femmine e 93,5 milioni di maschi sono andati on-line almeno una volta al mese. Secondo le proiezioni della stessa azienda, nel 2012 le femmine supereranno i maschi di più di otto milioni di unità.
Il nuovo singolo degli U2 – not far away from Qotsa
Come fanno notare sul sito del Guardian il nuovo singolo degli U2, appena condiviso on-line, ricorda le chitarre dei Queens of the Stone Age.
Differenze tra contesti ‘nazionali’ nell’utilizzo dei social network: qualche appunto
Una delle cose che più mi turbano delle analisi italiane dei social network è che si dia per scontato che la situazione dell’internet in inglese sia uguale a quella della rete scritta e parlata in italiano (vedi questo articolo di Gilioli dell’Espresso che, per analizzare Facebook, cita solo analisti anglosassoni). Alcune dati e osservazioni sugli audience di Facebook e Myspace, in Italia e in America, ci raccontano come dobbiamo prendere con le molle perlomeno le composizioni sociodemografiche delle masse di utenti di diversi siti.
Il blog ‘Inside Facebook’ pubblica i dati degli audience di MySpace e Facebook per dicembre 2008 secondo quanto rilevato da Compete e Hitwise. Secondo i dati di Compete, Facebook a dicembre avrebbe sorpassato per la prima volta MySpace nella quota di utenti statunitensi attivi sui siti. Secondo i dati di Hitwise, invece, MySpace sarebbe ancora davanti a Facebook nell’audience internet americano. Questa è una tabella riassuntiva dell’andamento degli audience per MySpace e Facebook secondo la prima rilevazione che ho citato:

Lo scostamento tra la storia dell’internet in italiano e di quella dell’internet in inglese appare chiaro se confrontiamo questi dati con quelli di settembre 2008 riguardanti l’audience dei social network secondo Nielsen Italia (non ho dati più recenti):

Confrontando la leadership italiana di Facebook con quella americana di Myspace (appena decaduta o meno), ci dovremmo chiedere il come e il perchè delle differenze.
Danah Boyd, tempo fa, raccontava di come l’utenza americana di MySpace fosse molto meno fighetta e trend-setter di quella di Facebook. Vale la stessa distinzione per confrontare l’utenza italiana dei due siti? A naso, e nella mia esperienza personale, non direi. Mi pare che su Facebook ci siano persone con un background molto variegato: tanto che ci trovo tanti miei compagni delle elementari tanti quanti quelli delle medie che del mio liceo (non occorre che spieghi come la composizione sociodemografica delle elementari e delle medie sia molto più variegata che di quella di un liceo…). Non conosco bene il MySpace in italiano, ma so che ci sono molti meno miei amici e questi sono tutti molto tecnologizzati e colti…
Sarebbe molto interessante poter confrontare, invece, le composizioni socio-demo in Italia di Facebook e MySpace con quelle di un social network storico e made in Italy (btw made by me & some friends): Giovani.it, con una base utenti molto antica se si pensa che combacia con quella di Studenti.it (comunità creata nel 2000). Giovani.it oggi dichiara quasi due milioni di registrati, quasi tutti presumibilmente sotto i 30 anni, quasi tutti studenti o ex studenti.
Se possiamo intuire che in giro per il globo le stesse interfacce di utilizzo dei social network delle multinazionali producano degli effetti simili nella soddisfazione dei navigatori, possiamo anche sperare di intuire che ci sono delle ragioni storiche inerenti al contesto locale che influenzano l’utilizzo e il successo di diversi social network presso diverse fasce della popolazione.
P.S.
e una delle ragioni del successo in Italia di MySpace e Facebook, a scapito di Giovani.it e dell’azienda che lo produce, è molto dovuto alla sudditanza e alla pochezza dei giornalisti italiani nei confronti di quanto i media globali propongono di cotto e mangiato: di copertine e titoli dei tg su MySpace e Facebook ne ho visti a bizzeffe… di copertine e titoli dedicati a un prodotto italiano creato da italiani: molti di meno.
I social network non sono (solo?) un sistema di controllo sociale
Mi sto documentando su quanto è stato scritto sui social network. Il testo più interessante trovato fin’ora è questo di Anders Albrechtslund (2008), intitolato “On-line social networking as participatory surveillance”. Pubblico una sintesi dell’articolo.
L’autore vuole capire quanto e come la visibilità e il cosiddetto esibizionismo degli utenti nei social network sostengano un sistema di controllo reciproco tra utenti. Albrechtslund sfida le teorie post-strutturaliste della concezione di sorveglianza e potere, che derivano da Foucault (e dall’analisi di Foucault, per esempio, del panopticon di Bentham). In queste teorie, come nella società dominata dal Grande Fratello in Orwell, la sorveglianza è un sistema di relazione sempre gerarchica, in cui gli individui sono sottomessi al controllo spesso implicito e talvolta segreto da parte degli altri individui e delle autorità. Nell’ottica di Foucault e di tanti altri pensatori, l’ordine sociale viene mantenuto senza l’utilizzo della forza, malgrado ci siano masse ingenti di individui apparentemente liberi di agire. La forza ovvero la violenza è rimpiazzata dalle parole e da come la gente rappresenta sé stessa: ognuno, per paura di essere visto nelle proprie trasgressioni, modera e censura sé stesso in relazione allo sguardo (effettivo o potenziale) degli altri.
Per contestare il classico approccio foucauldiano, Albrechtslund propone il concetto di ‘sorveglianza partecipativa’. Secondo questo ricercatore, la sorveglianza reciproca nei sistemi sociali (on-line) non può essere compresa appieno se pensata come un sistema gerarchico. Essere un utente di un social network, invece ci permette di “introdurre un approccio partecipativo [al concetto di] sorveglianza, che può rafforzare – e non necessariamente violare – l’utente” (“online social networking seems to introduce a participatory approach to surveillance, which can empower – and not necessarily violate – the user”).
Albrechtslund sostiene che ci sono due aspetti della sorveglianza in contesti sociali on-line che solitamente sono mancanti o sottosviluppati nei concetti discussi da Foucault e altri. Questi sono: “l’idea di rafforzamento degli utenti (‘user empowerment’) e di costruzione della soggettività [tramite il social network]; e l’idea di fare parte di un social network come un’attività di condivisione invece che di un’attività di scambio di informazioni. Assieme, questi due aspetti, assieme alla mutualità, compongono ciò che io definisco sorveglianza partecipativa” (“These are the idea of user empowerment and the building of subjectivity, and, second, the understanding of online social networking as a sharing practice instead of an information trade. Together, these two aspects, along with mutuality, makes up what I call participatory surveillance.”).
“Un esempio utile a capire è la discussione di Hille Koskela (2004) sull’utilizzo di webcam, spettacoli televisivi e telefoni cellulari. Koskela introduce il concetto di ‘esibizionismo rafforzativo’ per descrivere la pratica di rivelare la tua vita (molto) personale. Quando fanno esibizione delle loro vite, molte persone ritengono che le stanno anche mettendo sotto ‘copyright’. Allo stesso tempo questo esibizionismo diventa parte della costruzione personale delle loro identità. Ciò sovverte una relazione di potere gerarchica [tra chi osserva come spettatore e tra chi racconta di sè stesso nei media], in quanto la visibilità [dell'autore on-line, per esempio] diventa uno strumento di potere. Tale strumento può essere usato per ribellarsi contro la vergogna – un sentimento che di solito si pensa deve essere associato all’esibire la propria vita personale e sé stessi. [Per queste persone invece] L’esibizionismo è liberatorio, perché rappresenta un rifiuto a essere umile”.
Albrechtslund contesta l’idea che essere sotto sorveglianza di altri “amici” del social network sia un fatto necessariamente spiacevole. Se ne ha la prova, secondo lui, quando pensiamo che far parte di un social network è anche una pratica di condivisione. Gli utenti là condividono informazioni personali (profili, attività, credenze, preferenze varie…) che non sono state né richieste né che si devono richiedere, che sono pubblicate “là fuori” per tutti, e che costituiscono una parte fondamentale della socializzazione dentro queste comunità virtuali. Basta dare un’occhiata al Report 2007 di Pew Internet sui social network per comprovarlo: là si scopre che la grande maggioranza dei teen-ager usa i social network per essere in contatto con amici che riescono a vedere solo che raramente nella vita reale. In questo caso, la sorveglianza partecipativa è un modo per mantenere l’amicizia controllando quali informazioni sono state condivise dagli amici – informazioni non richieste e non forzatamente imposte.
Iera mio papà
Moria di api in Fvg per il 72% delle colonie…
I graditi muloni mi passano quest’agenzia
IdV-Citt: interrogazione su moria delle api
15 Gennaio 2009, ore 15:37
(ACON) Trieste, 15 gen – COM/ET – In molti Paesi europei si assiste da tempo a una generalizzata moria delle api. Nel Friuli Venezia Giulia, un’indagine condotta dal Laboratorio apistico regionale nel 2008 ha evidenziato come, in corrispondenza della semina del mais, ci siano stati spopolamenti degli alveari e mortalità su circa il 72% delle colonie soggette a indagine.
Il gruppo consiliare regionale Italia dei Valori-Cittadini ha dunque depositato un’interpellanza per sollecitare l’attenzione sul fenomeno.
I consiglieri firmatari, Piero Colussi e Enio Agnola, chiedono alla Giunta come intenda garantire piena applicazione del decreto con il quale, lo scorso 17 settembre, il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali stabilì la sospensione cautelativa dell’impiego per la concia di sementi dei prodotti fitosanitari contenenti neonicotinoidi. Viene avanzata anche la richiesta all’assessore competente di avvalersi del Laboratorio apistico regionale per condurre un monitoraggio puntuale degli effetti dell’applicazione del decreto, dotando contestualmente quella struttura di adeguate risorse finanziarie.
In Italia – continua la nota del gruppo consiliare – sono cinquantamila gli alveari contaminati e risulta dimezzata la popolazione delle api con una perdita di miele che varia dal 40 al 60%, con un conseguente danno economico stimato dall’Associazione apicoltori italiana in 250 milioni di euro.
I consiglieri si sono detti certi che solo una scrupolosa applicazione del decreto e un attento monitoraggio renderà possibile, entro l’anno, guadagnare una maggiore evidenza scientifica sul nesso tra l’utilizzo di sementi conciate con uso di prodotti fitosanitari e lo spopolamento degli alveari. “La Regione – concludono Colussi e Agnola – non si deve esimere dal prendere subito tutte le misure per limitare un danno che si riflette a catena sulle produzioni di frutta, vigneti e ortaggi”.
Quanti adulti americani sui social network!
Una ricerca di Pew Internet spiega che negli ultimi quattro anni la quota di cittadini americani presente sui social network è quadruplicata.
La ricerca, uscita due giorni fa e basata su dati di dicembre, spiega che su siti come Facebook, MySpace, Bebo ecc. , la quota di utenti internet adulti presenti sarebbe arrivata al 35% della popolazione over 18. I giovani adulti on-line dovrebbero essere comunque molti di più: il 75% di quelli tra 18 e 24 anni usa questi siti, secondo Pew. Ancora, sarebbe solo il 7% degli americani con più di 65 anni a usare i social network.
Tenteremo di capire con la nuova edizione della ricerca DiarioAperto di Swg, dedicata ai social network, quali saranno queste e altre cifre per quanto riguarda l’Italia.

