La crescita degli iscritti a Facebook in Italia “è una vera e propria svolta”

Il giornalista specializzato in informatica, Alberto D’Ottavi, si è letto con più pazienza di me la ricerca scritta in aramaico dall’Osservatorio multicanalità. E, così, D’Ottavi scrive sul suo blog un’osservazione che mi pare interessante – non so se sia fondata su dati credibili dell’Osservatorio o su delle sensazioni che potrei quasi condividere:

I “tech savvy”, cioè le persone che hanno familiarità con le tecnologie sono oggi i nuovi trend setter. Si incontrano principalmente su Internet, e per questo il merito è anche di Obama e, in Italia, di Facebook. L’avevo detto: la crescita impressionante delle iscrizioni a questo social network non è un fenomeno passeggero: è una vera e propria svolta.

Sono sinceramente convinto che quest’anno vedremo i primi segni veri di un cambiamento di scala.

ll successo della Wii dovuto al “nuovo rapporto uomo-macchina”

Su Repubblica.it di oggi:

“Accarezzare cuccioli, tenere in allenamento la propria mente, fare esercizio, non erano considerati videogame prima che lanciassimo Nintendogs, Brain Training e Wii Fit”, spiega Satoru Iwata, quarto presiedente della Nintendo e principale artefice della grande svolta. “A ben guardare la relazione fra uomo e macchina è solo una questione psicologica. La potenza dell’hardware non c’entra o c’entra solo marginalmente. Per conquistare le persone, anche quelle che non hanno mai toccato un videogame, bisogna creare forme di interazione nuove, sorprendenti e adatte a tutti. Il che significa comprensibili in qualsiasi parte del mondo”.

La rete astrusa

Mi rendo conto di non essere la persona più brava a comunicare quello che pensa. Magari le mie ricerche ogni tanto sono carenti in questo.

Ma quando sento interventi come quello di Giovanni Pola di Connexia all’”Osservatorio Multicanalità: la multicanalità lascia o raddoppia” di Nielsen (segnalato da Pandemia) mi chiedo davvero come e perché operatori del settore della ricerca su internet siano volutamente così astrusi, difficili da capire, pieni di gergo e che sembrerebbero solo interessati a vendere fumo. Solo per rendermi antipatico, segnalo alcune delle espressioni marziane (difficili da capire, potrebbero essere dette più semplicemente, oppure semplicemente sbagliate) usate nell’intervento di Connexia:

  • marketing and sales”
  • “la complessità è oggi un fattore da cui non possiamo prescindere”
  • “driver”
  • “la televisione nata su internet è nativamente interattiva”
  • “la filiera si è disgregata”
  • “i motori di ricerca capiscono veramente la mia necessità”
  •  ”clienti reloaded”
  •  ”clienti open minded”
  •  ”influenzer” -> parola che in inglese non esiste
  •  ”un contenuto spazialmente georeferenziato”
  •  ”outernet”
  •  ”in qualche modo bucando lo schermo bidimensionale”
  • “adesso i mercati sono intelligenti”
  • adesso bisogna gestire quella che noi chiamiamo la conversazione di massa” -> sì, voi, non quattro autori americani dieci anni fa
  • “community branded”

I cinghiali invadono l’Italia

invadeitaly.jpgVi ricordate il gruppo “PLEASE EUROPE INVADE ITALY”, su Facebook?

Io credo che quanto stia accadendo a Genova e Trieste sia la tanto sospirata prima mossa dei nostri colleghi europei. Frotte di cinghiali stanno infatti invadendo il centro di Trieste e il centro di Genova (qua un video sui cinghiali in via Carso a Genova, una via che non esiste ma dovrebbe esistere a Trieste, e questo particolare rende tutto più inquietante).

E se non sono gli altri europei ad aver pianificato questa invasione cinghialesca come primo passo di un occupazione del nostro suolo patrio, allora trattasi di aiuto dall’alto… uau!!!

“I social network? Non un media. Ma una specie di software per la gestione delle amicizie”

“Non comprerò più banner su Facebook”. A dirlo è nienteopopodimeno che il responsabile degli acquisti di spazi pubblicitari on-line di una nota multinazionale dell’impero del male, Procter & Gamble. Lo racconta il mio amico Luca Lani, a.d. di StudentiMediaGroup.

Ma la perla di questo post molto interessante di Luca non sono solo le riflessioni di quel pubblicitario. E’ la conclusione di Luca, che fa:

A mio avviso i social network non sono dei media, ed in particolar modo non lo è FB: la discussione ristretta e chiusa tra un gruppo di amici, con lo scambio di foto e vari tool di socializzazione si avvicinano più ad un software “per la gestione delle amicizie”.

Mi stupisce però la raffinatezza del ragionamento di McConnel: sono ormai abiutato a parlare con gente del settore che parla solo di performance, click, brand awarness, impression e volumi volumi volumi. Sino a oggi le critiche degli advertiser su FB erano di scarse performance (e qua provavo a spiegare i motivi), mentre questo ragionamento va al cuore del problema.

Un Media è uno strumento attraverso il quale si porta conoscenza ed informazione ad una pluralità di individui che la ricevono. Scambiare le foto con i compagni del liceo, o chattare con una ragazza è evidentemente cosa diversa, perchè è una attività privata.

Non credo di essere proprio d’accordo, ma no xè monade.

L’efficace narrazione collettiva di Obama

come-cambia-l-america-politica-e-societa-ai-tempi-di-obama_medium.gifOrione Lambri (un amico) racconta su Aprile il nuovo libro di Mattia Toaldo (un altro mio amico) sul trionfo di Barack Obama. Secondo Mattia e gli altri co-autori Obama è riuscito a vincere grazie ad una “coalizione delle minoranze”.

“gli strateghi del neopresidente afroamericano hanno creato una nuova “narrazione collettiva, capace di raccontare in modo più realistico e quindi più efficace la realtà di oggi” [...] E Obama è riuscito ad interpretare questo bisogno di “change”, coagulando intorno alla propria icona politica (magistralmente “cheguevarizzata” dal suggestivo trattamento creativo di Obey Giant, nell’immagine sopra) le categorie di americani ormai disillusi dalle prediche liberiste da barbecue, che si sono d’un tratto scoperti maggioranza, tutt’altro che silenziosa”.