6 pensieri su “L’affare dei laureati precoci, a Siena, Chieti e Pescara

  1. Non concordo con questo atteggiamento, tagliando in modo indiscriminato si affossa l’università in assoluto e non le università che lo meriterebbero. Il “muoia Sansone con tutti i filistei” è troppo semplicistico e per niente costruttivo.
    Nell’articolo poi viene fuori una cosa interessante, per quanto risaputa: gli accordi con enti e istituzioni per far conseguire la laurea ai propri dipendenti, perché accade ciò? Cosa ottengono in cambio le università? Iscrizioni, fondi, consulenze? Queste sono le cose da approfondire, Il machete lasciamolo stare, please!

  2. Io penso che nelle nostre università ci sia qualcosa (e qualcuno) di buono da salvare. Risaliamo alle cause che hanno portato al livello che definisci scadente (e che posso condividere parzialmente per alcune facoltà e alcune università), che non sono certo i finanziamenti pubblici, ma il malcostume e l’aberrazione di certe condotte: la logica della formazione CEPU-style o più volgarmente pago-e-c..o, gli esamifici, l’uso privato del bene pubblico.
    Il taglio dei finanziamenti porta semplicemente al collasso del sistema, non ad un suo miglioramento.

  3. certo che c’è qualcosa e qualcuno, non ho mai detto il contrario

    ma il livello medio di quello che viene fatto dall’uni italiana è scadente se rapportato a quanto avviene fuori dall’italia. ora, potrebbe andare benissimo avere un’uni sfigata come al solito, ma sono convinto che oggi come oggi (globalizzazione, competizione, crisi, ecc.) sia importante avere una comunità intellettuale più forte, più proiettata verso il pianeta, più capace di interrelazionarsi col dibattito scientifico esistente a livello internazionale.

    invece ci ritroviamo, all’interno dell’uni, con la diffusione delle più becere culture clientelari, la ricorrente assenza della meritocrazia, il provincialismo/corporativismo bieco.

    come già detto,
    mi chiedo se un’università così è utile ai cittadini. forse no. comunque sono certo che questa sia una domanda aperta e che dire “comunque bisogna finanziarla” non ha molto senso.

  4. Il mio discorso è più complesso, nel senso che le proposte di cui stiamo discutendo, come il blocco del turnover, di certo non vanno nella direzione che tu auspichi, ma tendono a congelare la situazione. Come trovare nuovi fondi? Aumentando le tasse universitarie e limitando così il diritto allo studio, o, in alternativa, vendendosi alle aziende, che così avrebbero ricerca gratis per i loro affari. O ancora riducendo ulteriormente le spese per pubblicazioni scientifiche, biblioteche, ecc.
    Se l’obiettivo è sviluppare una comunità intellettuale più forte e proiettata verso il futuro si devono individuare dei processi capaci di premiare le strutture migliori. Se poi parli di razionalizzazione delle sedi ecc., di soppressione di corsi assurdi fatti solo per soddisfare gli amici degli amici, mi trovi pefettamente d’accordo. Se bechemo doman, Milic!

  5. credo che l’articolo del corriere che ho linkato oggi sul blog dia un po’ di risposte e sia abbastanza allineato con quello che penso e, ancora, sia una buona risposta a quello che dici
    : )

    ok, a doman!!!!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>