
Tutte le foto di Mittel Media le trovate qua, grazie al fotografo Ivan Doglia.
Francesco Giavazzi oggi sul Corriere della Sera:
L’unica certezza è che nei prossimi mesi si svolgeranno nuovi concorsi per 2.000 posti di ricercatore e 4.000 posti di professore ordinario e associato, ai quali seguiranno, entro breve, altri 1.000 posti di ricercatore. In tutto 7.000 posti, più del dieci per cento dei docenti oggi di ruolo.
I 4.000 posti di professore saranno semplicemente promozioni di persone che sono dentro l’università. Le promozioni avverranno secondo le vecchie regole, cioè con concorsi finti. E’ assolutamente inutile che un giovane ricercatore che consegue il dottorato a Chicago o a Heidelberg faccia domanda: di ciascun concorso già si conosce il vincitore. [...]
Se questi concorsi andranno in porto ogni discussione sulla riforma dell’università sarà d’ora in poi vana: per dieci anni non ci sarà più posto per nessuno e ai nostri studenti migliori non rimarrà altra via che l’emigrazione.
Da Studenti.it, una intervista a Massimiliano Milic:
Massimiliano è uno studente di Trieste che sta portando avanti nel liceo che frequenta, insieme ai rappresentanti degli altri istituti della città, la protesta contro la riforma Gelmini: ecco i motivi della loro protesta.
Ha senso finanziare ancora l’università italiana? Uno dei tanti motivi per cui rispondere “no” a questa domanda.
3 ottobre la Sapienza di Roma, il più grande ateneo d’Italia e d’Europa, ha eletto il proprio rettore. Luigi Frati, da 17 anni preside di Medicina e Chirurgia1. diventa il terzo rettore consecutivo della Sapienza di Roma con uno o più figli nella sua stessa università. Nel suo caso, entrambi sono stati chiamati (ed uno di questi nella sua stessa facoltà) quando egli era già preside. Ma in facoltà gli fa compagnia anche la moglie, ex insegnante di lettere al liceo, ora ordinaria di Storia della Medicina.
Segnalo, oltre al solito Raffaele Simone, anche questo libro di Roberto Perotti. Dalla quarta di copertina:
L’università italiana sta morendo di nepotismo, scarsa selezione nel vagliare il corpo docente, mancanza di incentivi alla produzione scientifica, incapacità di individuare prospettive da seguire da parte di chi ha il compito di governarne l’evoluzione. L’università italiana non è produttiva né equa, non facilitando la mobilità sociale. Praticamente ogni ministro ha legato il proprio nome a una rivoluzione dell’università, suscitando dibattiti infiniti su ogni comma di legge. Ma un osservatore esterno che guardasse ai risultati invece che ai mille rivoli delle normative non si accorgerebbe di nulla. Ciò che serve è una cosa sola: abbandonare l’illusione di poter controllare tutto dal centro e introdurre invece un sistema di incentivi e disincentivi efficaci. Questo saggio è la fotografia impietosa di una catastrofe educativa che pesa sul futuro dell’Italia. Ma anche la coraggiosa proposta di alcune riforme semplici e radicali, per rompere definitivamente con decenni di palliativi. Un sistema dove sia nell’interesse stesso degli individui cercare di fare buona ricerca e buona didattica ed evitare comportamenti clientelari. Un sistema in cui ogni ateneo possa fare quello che vuole, ma dove chi sbaglia sia chiamato a pagare. Un sistema che elimini la straordinaria iniquità attuale, in cui le tasse di tutti finanziano l’università gratuita dei più abbienti.
Il grande Zenel Batagelj dell’azienda di ricerche lubianese, Valicon, mi segnala come il loro sondaggio on-line per predire il risultato delle recenti elezioni politiche in Slovenia sia stato estremamente efficiente.
We published the results of our exit polls at 7pm on the election day, and they were significantly more accurate than the results obtained by classic fieldwork.
Anche Swg tramite internet, nelle elezioni del parlamento italiano di quest’anno, era stata tra le aziende di ricerca cheaveva sfornato i risultati più vicini alle percentuali reali. Scrive ancora Valicon:
Why does this not surprise us? Internet polling provides the respondent with absolute anonymity and the researcher with the possibility of gathering data at times when this would not be possible by conventional means. The first fact becomes obvious through the fact that the percentage of undecided respondents is significantly lower than with more traditional polling. The bright future of Internet polling is further illustrated by the fact that participation levels in fieldwork and telephone polls are continuing to drop, thus becoming more and more difficult to carry out and less useful than they were years ago, while the number of Internet users, on the other hand, keeps increasing. Above all , this method of polling is cheaper than the classic approaches; that becomes ever more apparent on the election day – in comparison to exit polling, which poses a significant managerial and financial investment.
Scrivono sul sito di YouDem: “YouDem è una socialTV nella quale la community contribuisce alla creazione dei contenuti. Non è un grande archivio dove caricare dei video in maniera arbitraria“.
Ah.
La Oli: “ma non bastava mettere i video su youtube e linkarli?”.