Sei stato nominato

Molti dei miei lettori si ricorderanno dei miei figli, Patatino Jan e Giraffino Tadej, trascurati ormai da decine o centinaia di post da Morbìn.it, il blog glocal per eccellenza. Questa loro assenza è causata del disastro dilagante nella vita dell’autore di questo blog, ma ‘ndemo vanti.

Orbene.

Quando: stamattina, ore 8.00, dovemo vestirse per andar a scola che xè tardi.
Locazione: casa nostra, stanza di Jan e Tadej.
Personaggi: Jan, Tadej e mi.

“Muli, dovemo vestirse per andar a scola”.

No, ovio che no, no xè la prima volta che ghe digo ai putei una frase de quel tipo. E infatti Jan, il più grande, è ben abituato a questa frase. E soprattutto ha 3 anni e mezzo e ormai padroneggia scioltamente la lingua di Dante. Da diversi mesi ormai risponde alle intenzioni genitoriali di quel tipo con un:

“Prima Tadej!”.

Tadej, classe 2006 (25 luglio), viene così incastrato con cadenza mattutina ad essere il primo a essere vestito lasciando a Jan un po’ di tempo per giocare – e magari per abituarsi all’idea di questa noiosa necessità. Vestirsi, essere vestito… For who would bear the whips and scorns of time, the oppressor’s wrong…

Ma Tadej è classe 2006, classe di ferro, soprattutto nel 2008 quando gli è lecito intravedere il secondo compleanno. Pupoli.

Stamattina. Una variazione a cuor leggero dettata dalla mia nota idiosincrasia verso qualsivoglia disciplinamento estetico sposta gli equilibri.

“Muli, dovemo vestirse per andar a scola”. E aggiungo [con cantilena tipo chizoganascondìììn]: “Chi vol vestirse per primoooo?”.

Mi giro verso di loro. Stavano giocando.

A Tadej scorre la vita davanti. E’ un battibaleno. E’ un battibaleno – anche considerando il fatto che si deve ricordare che, oramai, è capace di dire un sacco di parole.

Tadej si volta verso Jan. Alza il braccio e lo punta verso Jan. Tira fuori il ditino indice, indicando risolutamente il fratello e, mentre il tempo diventa solido, dice:

“Jan!”.

Non è facile essere padre di due (“don’t forget you are the father of two”). Devo trovare criteri oggettivi per non scontentare nessuno. E, mentre Jan in palese ritardo cronometrico indica a sua volta Tadej vociando la sua nomination, non posso che recarmi proprio verso Jan, il fratello maggiore, e iniziare a vestirlo.

[seguono urla di disperazione di Jan. Dopo essere stato vestito dal padre inappuntabile, lo stesso primogenito si rotola per terra e, mentre il capofamiglia veste il secondogenito, lo stesso Jan lascia tutti i suoi vestiti in corridoio e va a nascondersi, nudo, sotto le coperte del lettone nell'altra stanza mugolando di disperazione]

Cossa dixi Grillo de Eugenio Scalfari

Dal blog di Beppe Grillo, il quale traccia una carina biografiuccia di barbabianca:

[Scalfari a]pplaude all’assalto di extraparlamentari al Corriere: “Questi giovani ci insegnano qualcosa (…) l’assalto alle tipografie può essere un ammonimento per tutte quelle grandi catene giornalistiche abituate(…) a nascondere le informazioni, a manipolare le opinioni pubbliche”. Per coerenza fonda La Repubblica, parte di una grande catena abituata a nascondere le informazioni e a manipolare le opinioni pubbliche. Diventa il grande vecchio di sinistra con il grande portafoglio a destra. Anno dopo anno diventa demitiano, repubblicano, comunista, pidiessino, pidino. Dove passa non cresce più l’erba. L’ultimo successo è stato Walterloo.