Un numero da urlo: la copertina del numero speciale dell’Espresso che esce domani mattina, domenica, il giorno in cui si aprono i seggi delle elezioni politiche è incentrata su un articolo di Peter Gomez: come voterà la piovra, e su quali sono i candidati di Pdl, Udc e Pd in “odore di mafia”.
Sì, sì, come no.
L’articolo di Gomez è presente sul penultimo articolo de l’Espresso ed è pure leggibile on-line. Ma, ovviamente, domani non esce alcun numero speciale del più prestigioso settimanale progressista d’Italia. E, se la grafica kuraz non l’avesse reso chiaro, la copertina qua a fianco l’ho creata io.
Prima di addentrarmi in un’analisi del perchè e del per come quella copertina dell’Espresso con Riina è impensabile (in particolare come confezione di un numero bomba distribuito durante le elezioni politiche) vi riporto qualche brano dall’articolo di Gomez:
Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l’Udc supererà la soglia dell’8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava “un amico personale”…
Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi…
Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: “I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell’8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa…
la mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di sinistra…
il 13 aprile avremo un Parlamento specchio del paese. Peccato solo che a essere riflessa, almeno nel sud, sarà anche la parte peggiore.
(leggi tutto l’articolo di Peter Gomez “Per chi vota la mafia”)
(se te ga proprio voia, leggi anche questo post del blog di Sandro Ruotolo in cui si racconta come si stanno muovendo alcuni clan nel napoletano)
Secondo me le domande da porsi sono, a questo punto:
- Quanto venderebbe una copertina con Totò Riina e con quel titolo, distribuita proprio la domenica delle elezioni?
- Perchè l’Espresso non può permettersi una copertina che, credo, parlerebbe di uno dei cuori del problema dell’irriformabilità dello Stato-Nazione Italia?
La prima domanda mi pare abbia una risposta molto semplice.
Una copertina così in un giorno così godrebbe di una eco significativa, sia tra gli altri media sia nel passa-parola tra la gente comune. Immagino che una copertina così potrebbe appassionare o almeno incuriosire un vasto pubblico ‘progressista’ e colto. Nel mio piccolo, stimo che l’Espresso aumenterebbe almeno un po’ le solite, misere, 214 mila copie di media vendute in edicola (fonte: Prima Comunicazione). Di certo una copertina così sarebbe più grintosa e acchiapperebbe di più l’interesse di quella ultima, soporifera, che promette all’interno del giornale l’ennesima intervista a Veltroni (vedila qua accanto).
La seconda risposta è invece decisamente più complessa.
Non voglio fare il solito amico di Robespierre, per stavolta. E’ evidente che, prima di tutto, la Riina-Copertina sarebbe uno choc per il solito acquirente dell’Espresso: il compassato over-50 maschio che vota a sinistra da una vita, si gode o si rode in qualche articolo non troppo strillato sui limiti della sinistra ed è assolutamente digiuno – come tutti in Italia – da una stampa che si metta in una posizione strategica se non di antagonismo ma certamente di critica ad altri poteri rilevanti presenti nella società italiana.
Una Riina-Copertina non è pensabile per i rapporti di potere che di solito dall’Espresso, come da tutte le testate più prestigiose, trasudano nei confronti dell’establishment politico-istituzionale. Non solo una copertina così sarebbe troppo dirompente rispetto al solito: sarebbe contro la morale comune costruita tra i lettori proprio da testate come l’Espresso.
La Riina-Copertina vorrebbe dire “ehy, gente, siamo in un’emergenza democratica!”. L’Espresso ha parlato, nel corso della sua storia recente, di emergenze democratiche solo in merito allo strapotere mediatico ed economico di Berlusconi: ma nella sua agenda editoriale non ha mai messo in dubbio il sistema-Italia nel suo complesso. Che mi risulti.
Può essere, del resto, che essere cittadini di uno Stato in cui la criminalità organizzata ha un peso determinante nella determinazione delle maggioranze parlamentari (perchè di questo si tratta, a leggere Gomez) non sia un problema per i cittadini. Questo, mi pare, sia il punto di vista implicito dell’Espresso.
Avevo già analizzato in un post precedente su questo blog quale mi pare siano le pecche della cultura giornalistica in italiano: quando scrivono, i giornalisti solitamente non rappresentano i propri lettori ma i propri editori, i propri interessi e legami politici e, solo qualchevolta, le proprie personali aspirazioni ideali (e le proprie aspirazioni ideali, ‘tenti muli, corrispondono solo ad una libertà di esprimere sè stessi, non di andare incontro alle aspirazioni di altri che, per esempio, ti leggono).
Un posizionamento simile a quello dei giornalisti vale, molto spesso, per gli editori ovvero per le piccole e grandi aziende che diffondono giornali, tv, radio, siti internet: moltissime testate dipendono dai finanziamenti pubblici; dipendono di meno o solo in misura parziale dalle vendite dei loro prodotti; questo vale in particolare per le testate che mettono al centro dei loro discorsi la politica dei partiti e delle istituzioni.
Potrei soffermarmi su quanto le testate giornalistiche italiane sono dipendenti dalla pubblicità (invece che dai lettori). Ma questa è un’altra storia.
Parlando in generale: sono forse un problema, per me, dei giornalisti e dei giornali legati agli interessi di un certo tipo di lobby? Dipende dalla funzione che vogliamo ascrivere a un giornale. In teoria, mi pare, un giornale dovrebbe essere fatto per servire un certo tipo di pubblico. Non mi interessa che tale giornale “serva” in termini astratti perchè un giornale, se serve degli interessi privati, è e dev’essere pubblicato da un’impresa privata. Se quel pubblico trovasse interessante quel giornale, allora lo comprerebbe: senza finanziamenti pubblici o altri tipi di giogo, quel giornale sopravvivrebbe in base al gradimento che troverebbe tra i cittadini.
E invece il giornalismo in italiano non funziona così.
Testate critiche e di massa sono sconosciute, nelle nostre edicole. Come detto, sarebbero un oltraggio alla morale sintonizzata col sistema che proprio le testate main-stream hanno costruito, dopate dai finanziamenti pubblici – e pertanto escluse da quella che almeno teoricamente mi parrebbe una sana logica di mercato. Le testate più note, così come ce le ritroviamo, sono in ostaggio, infine, di una cultura clientelare diffusa tra editori e giornalisti. Pure questa, della cultura clientelare, è un’altra storia: è da capire se è la cultura dominante tra tutti i cittadini italiani in tutte le aree d’Italia, oppure no.
Posso solo parlare per me stesso: i miei interessi non hanno a che fare con quelli dei grandi editori. Anzi: come già scritto in passato mi irrita assai che, da giornalista, per trovare un lavoro da giornalista io possa solo sfruttare amicizie e conoscenze e non semplici bandi in cui si ricercano dei curriculum vitae (e la via delle amicizie è la via della stragrandissima maggioranza di giornalisti e collaboratori di giornali che conosco). I miei interessi non hanno a che fare con le grandi organizzazioni partitiche o, diciamo meglio, vi hanno a che fare solo di rado e sempre di meno. Certamente, infine, i miei interessi non hanno a che fare con quelli dei grandi investitori pubblicitari.
Come voterò? In Regione: Illy, e quindi o nessuno o Lega (JNM) oppure Pd. Al Parlamento: farò come suggerisce Sartori o voterò Pd-Idv oppure nessuno. Se ti interessa sapere il perchè di queste scelte, commenta qua sotto.