Te se ricordi dele api? / 3

Ho un nuovo dovere morale. Raccontare al mondo la fine delle api, io unico amico della Maia.

29-APR-08 17:36

REGIONI: FVG; MORIA API A 60%, RICERCHE LABORATORIO APISTICO

(ANSA) – UDINE, 29 APR – Sarà il Laboratorio apistico regionale ad avviare ricerche sulla moria di api in Friuli Venezia Giulia. E’ quanto è stato deciso oggi a Udine, in una riunione convocata dal Servizio produzioni agricole della Regione per affrontare le difficoltà nelle quali si trovano gli apicoltori a seguito della moria che, in regione, ha riguardato una percentuale di famiglie tra il 20 e il 50% a seconda delle zone, con punte del 60%.

Durante la riunione è stato ricordato che a Roma, presso il ministero delle Politiche agricole, sono stati costituiti due gruppi di lavoro per valutare lo stato delle ricerche, ai quali saranno segnalati i nomi di due rappresentanti del Laboratorio apistico regionale. E’ stato inoltre annunciato l’avvio di un progetto di ricerca sulla situazione di crisi del settore. All’origine della moria sarebbero – secondo quanto è stato detto – la Varroa, un acaro infestante che sul territorio regionale ha assunto una connotazione endemica, ma anche i prodotti con i quali vengono conciate le sementi di mais prima della semina. (ANSA).

Te se ricordi dele api? / 2

Glom. Dall’Ansa di ieri:

AGRICOLTURA: STRAGE API, 50 MILA ALVEARI GIA’ SPOPOLATI/ANSA

ORGANIZZAZIONI; PRESA D’ATTO DEL PROBLEMA, VALUTARE PRESTO (ANSA) – ROMA, 22 APR – Sale a 50 mila il bilancio degli alveari colpiti da spopolamento e che quindi non potranno produrre miele per il 2008. Un danno probabilmente sottostimato, perché conta 174 comuni in cinque regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il punto è che ora “si cominciano a rilevare danni anche al Sud, in particolare in Calabria”. Questa la fotografia scattata da Giancarlo Naldi, dell’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele. L’Osservatorio, con Legambiente, Unione nazionale associazione apicoltori italiani (Unaapi), ha lanciato l’allarme sull’uso di neonicotinoidi, insetticidi usati nelle sementi, come origine della moria di api. Un fattore che si lega poi alla “sindrome da spopolamento degli alveari”, un fenomeno mondiale che in Italia nel 2007 ha già ridotto della metà le popolazioni dei preziosi insetti, legato a varie cause. Di qui la riunione con i rappresentanti di Regioni, apicoltori, agricoltori, ambientalisti e aziende chimiche, per fare il punto della situazione. Dove è arrivata la decisione, del ministero delle Politiche agricole, di far avviare al Centro ricerche agricoltura un progetto di monitoraggio dello stock di api, e di raccolta entro il 10 maggio di tutti gli studi sul rapporto fra insetticidi e api, sull’indebolimento di questi insetti e sull’uso di seminativi non conciati. Soddisfatti per l’incontro di oggi Legambiente e Unaapi, che vedono una prima presa di coscienza della questione a livello istituzionale, così come la Federazione apicoltori italiani. Positivo il tavolo di confronto per Agrofarma, che ribadisce però l’estraneità delle sementi conciate all’emergenza api. Coldiretti chiede poi una valutazione rapida della questione, visto che “buona parte della nostra attività dipende dalle api, come le colture ortofrutticole, mentre la Confederazione italiana agricoltori-Cia, fa un appello per interventi a sostegno degli apicoltori. Intanto il quadro generale del settore rimane critico. “Stiamo rischiando di perdere l’apicoltura del Nord” spiega Naldi, secondo cui “la novità più evidente è la rilevazione dei danni significativi al Sud. Rispetto al Nord si tratta di danni diversi dal punto di vista qualitativo (nuove patologie che riguardano famiglie che sono indebolite) e quantitativo (spopolamento del 30% degli alveari)”. “Tutti gli studi scientifici disponibili dimostrano che non c’é nessuna correlazione diretta fra il fenomeno dello spopolamento, della moria delle api e l’uso della concia delle sementi” afferma Luigi Radaelli, presidente di Agrofarma (Federchimica), che in ogni caso dichiara la disponibilità a compiere ulteriori approfondimenti in materia. “Anche noi registriamo un rapporto di causa-effetto della moria di api in contemporanea con la semina del mais” spiega Raffaele Cirone della Federazione apicoltori italiani, che ricorda altre concause dell’emergenza api: ” cambiamenti climatici, recrudescenza di alcune patologie (malattie esotiche in particolare), difficoltà di reperimento di nettare e polline necessari”. “Noi siamo per un’attività sicura per gli agricoltori e per l’ambiente” afferma Lorenzo Bazzana di Coldiretti, secondo cui è “chiaro che ci deve essere un segnale da parte delle istituzioni competenti sulla sicurezza di un seme che viene venduto già conciato”. Perché “é chi rilascia l’autorizzazione – spiega Coldiretti – che deve definire l’eventuale pericolosità, noi compriamo le sementi già pronte”. (ANSA)

Politiche 2008: ricapitolando gli eventi on-line di Swg

Ricapitolo, a memoria futura, gli eventi che assieme a Enrico Marchetto e Guido Tripaldi, con lo splendido aiuto di Glenda Heidebrunn e degli altri amici e colleghi di Swg abbiamo organizzato in rete a proposito delle politiche 2008. Gli eventi sono stati:

Ed ora piazzo un po’ di valutazioni, sempre per iniziative future che potremmo organizzare da queste parti e, ovviamente, come dono e scambio a chi passa di qua:

Stasera alla tavola rotonda, a Fest

Alle 18 al Molo IV sono invitato ad una tavola rotonda organizzata da Franco Del Campo – assieme a Marco Camisani Calzolari e Beniamino Pagliaro. Il titolo è “Le tribù mediatiche” e l’abstract dell’incontro è:

Non esiste un “popolo di internet” con caratteristiche omogenee, come non esiste un mondo giovanile appiattito sui valori che, spesso erroneamente, gli attribuisce l’opinione pubblica. L’indagine realizzata dal Corecom FVG sul rapporto fra giovani e nuovi media permette di individuare almeno quattro gruppi o “tribù” che differiscono per cultura, valori, aspirazioni e rapporto con i media (in particolare con Internet). Una riflessione a più voci sulle “tribù mediatiche” con gli esperti del settore.

Domani mattina, la domenica mattina delle elezioni, sull’Espresso in edicola

piovra1.jpg Un numero da urlo: la copertina del numero speciale dell’Espresso che esce domani mattina, domenica, il giorno in cui si aprono i seggi delle elezioni politiche è incentrata su un articolo di Peter Gomez: come voterà la piovra, e su quali sono i candidati di Pdl, Udc e Pd in “odore di mafia”.

Sì, sì, come no.

L’articolo di Gomez è presente sul penultimo articolo de l’Espresso ed è pure leggibile on-line. Ma, ovviamente, domani non esce alcun numero speciale del più prestigioso settimanale progressista d’Italia. E, se la grafica kuraz non l’avesse reso chiaro, la copertina qua a fianco l’ho creata io.

Prima di addentrarmi in un’analisi del perchè e del per come quella copertina dell’Espresso con Riina è impensabile (in particolare come confezione di un numero bomba distribuito durante le elezioni politiche) vi riporto qualche brano dall’articolo di Gomez:

Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l’Udc supererà la soglia dell’8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava “un amico personale”…

Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi…

Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: “I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell’8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa…

la mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di sinistra…

il 13 aprile avremo un Parlamento specchio del paese. Peccato solo che a essere riflessa, almeno nel sud, sarà anche la parte peggiore.

(leggi tutto l’articolo di Peter Gomez “Per chi vota la mafia”)
(se te ga proprio voia, leggi anche questo post del blog di Sandro Ruotolo in cui si racconta come si stanno muovendo alcuni clan nel napoletano)

Secondo me le domande da porsi sono, a questo punto:

  1. Quanto venderebbe una copertina con Totò Riina e con quel titolo, distribuita proprio la domenica delle elezioni?
  2. Perchè l’Espresso non può permettersi una copertina che, credo, parlerebbe di uno dei cuori del problema dell’irriformabilità dello Stato-Nazione Italia?

La prima domanda mi pare abbia una risposta molto semplice.

eol2imgcopertina.jpegUna copertina così in un giorno così godrebbe di una eco significativa, sia tra gli altri media sia nel passa-parola tra la gente comune. Immagino che una copertina così potrebbe appassionare o almeno incuriosire un vasto pubblico ‘progressista’ e colto. Nel mio piccolo, stimo che l’Espresso aumenterebbe almeno un po’ le solite, misere, 214 mila copie di media vendute in edicola (fonte: Prima Comunicazione). Di certo una copertina così sarebbe più grintosa e acchiapperebbe di più l’interesse di quella ultima, soporifera, che promette all’interno del giornale l’ennesima intervista a Veltroni (vedila qua accanto).

La seconda risposta è invece decisamente più complessa.

Non voglio fare il solito amico di Robespierre, per stavolta. E’ evidente che, prima di tutto, la Riina-Copertina sarebbe uno choc per il solito acquirente dell’Espresso: il compassato over-50 maschio che vota a sinistra da una vita, si gode o si rode in qualche articolo non troppo strillato sui limiti della sinistra ed è assolutamente digiuno – come tutti in Italia – da una stampa che si metta in una posizione strategica se non di antagonismo ma certamente di critica ad altri poteri rilevanti presenti nella società italiana.
Una Riina-Copertina non è pensabile per i rapporti di potere che di solito dall’Espresso, come da tutte le testate più prestigiose, trasudano nei confronti dell’establishment politico-istituzionale. Non solo una copertina così sarebbe troppo dirompente rispetto al solito: sarebbe contro la morale comune costruita tra i lettori proprio da testate come l’Espresso.
La Riina-Copertina vorrebbe dire “ehy, gente, siamo in un’emergenza democratica!”. L’Espresso ha parlato, nel corso della sua storia recente, di emergenze democratiche solo in merito allo strapotere mediatico ed economico di Berlusconi: ma nella sua agenda editoriale non ha mai messo  in dubbio il sistema-Italia nel suo complesso. Che mi risulti.

Può essere, del resto, che essere cittadini di uno Stato in cui la criminalità organizzata ha un peso determinante nella determinazione delle maggioranze parlamentari (perchè di questo si tratta, a leggere Gomez) non sia un problema per i cittadini. Questo, mi pare, sia il punto di vista implicito dell’Espresso.

Avevo già analizzato in un post precedente su questo blog quale mi pare siano le pecche della cultura giornalistica in italiano: quando scrivono, i giornalisti solitamente non rappresentano i propri lettori ma i propri editori, i propri interessi e legami politici e, solo qualchevolta, le proprie personali aspirazioni ideali (e le proprie aspirazioni ideali, ‘tenti muli, corrispondono solo ad una libertà di esprimere sè stessi, non di andare incontro alle aspirazioni di altri che, per esempio, ti leggono).
Un posizionamento simile a quello dei giornalisti vale, molto spesso, per gli editori ovvero per le piccole e grandi aziende che diffondono giornali, tv, radio, siti internet: moltissime testate dipendono dai finanziamenti pubblici; dipendono di meno o solo in misura parziale dalle vendite dei loro prodotti; questo vale in particolare per le testate che mettono al centro dei loro discorsi la politica dei partiti e delle istituzioni.
Potrei soffermarmi su quanto le testate giornalistiche italiane sono dipendenti dalla pubblicità (invece che dai lettori). Ma questa è un’altra storia.

Parlando in generale: sono forse un problema, per me, dei giornalisti e dei giornali legati agli interessi di un certo tipo di lobby? Dipende dalla funzione che vogliamo ascrivere a un giornale. In teoria, mi pare, un giornale dovrebbe essere fatto per servire un certo tipo di pubblico. Non mi interessa che tale giornale “serva” in termini astratti perchè un giornale, se serve degli interessi privati, è e dev’essere pubblicato da un’impresa privata. Se quel pubblico trovasse interessante quel giornale, allora lo comprerebbe: senza finanziamenti pubblici o altri tipi di giogo, quel giornale sopravvivrebbe in base al gradimento che troverebbe tra i cittadini.

E invece il giornalismo in italiano non funziona così.

Testate critiche e di massa sono sconosciute, nelle nostre edicole. Come detto, sarebbero un oltraggio alla morale sintonizzata col sistema che proprio le testate main-stream hanno costruito, dopate dai finanziamenti pubblici – e pertanto escluse da quella che almeno teoricamente mi parrebbe una sana logica di mercato. Le testate più note, così come ce le ritroviamo, sono in ostaggio, infine, di una cultura clientelare diffusa tra editori e giornalisti. Pure questa, della cultura clientelare, è un’altra storia: è da capire se è la cultura dominante tra tutti i cittadini italiani in tutte le aree d’Italia, oppure no.

Posso solo parlare per me stesso: i miei interessi non hanno a che fare con quelli dei grandi editori. Anzi: come già scritto in passato mi irrita assai che, da giornalista, per trovare un lavoro da giornalista io possa solo sfruttare amicizie e conoscenze e non semplici bandi in cui si ricercano dei curriculum vitae (e la via delle amicizie è la via della stragrandissima maggioranza di giornalisti e collaboratori di giornali che conosco). I miei interessi non hanno a che fare con le grandi organizzazioni partitiche o, diciamo meglio,  vi hanno a che fare solo di rado e sempre di meno. Certamente, infine, i miei interessi non hanno a che fare con quelli dei grandi investitori pubblicitari.

Come voterò? In Regione: Illy, e quindi o nessuno o Lega (JNM) oppure Pd. Al Parlamento: farò come suggerisce Sartori o voterò Pd-Idv oppure nessuno. Se ti interessa sapere il perchè di queste scelte, commenta qua sotto.

Ti ricordi quando EdTv, Trippy ed io, per Swg…

Xè robe de blogger. Domani e lunedì i simpatici cittadini italiani – molti di loro, non tutti – vanno a votare per un Parlamento nuovo, ma ‘ssai novo.

Forse non vi ricordate le ultime 780 puntate di Morbìn.it ma, ecco, l’autore di questo blog lavora spesso alla comunicazione on-line di Swg che, i dixi, sia una delle più grandi aziende di ricerca in Italia. Una di quelle aziende che fa robe tipo exit-poll, cioè che alle 15 di lunedì, quando chi vota ha smesso di votare, l’exit poll dà le stime dei risultati: le percentuali di quanti voti avrebbero dovuto prendere i vari partiti e coalizioni, stimate sulla base di un sondaggio condotto domenica e lunedì stessi.

Succube del mio tunnel depressivo mi stavo accontentando di organizzare un evento digitale come quello di due anni fa: un mega Instant Poll (exit-poll xè robe de vecci) assieme al primo portale in Italia che è Libero.it, raccogliendo decine di migliaia di questionari su come hanno votato gli utenti di internet – per poter così desumere come hanno votato tutti quelli che sono andati a votare, internauti o no. E mi stavo accontentando di avere qua negli uffici di Swg alcuni dei più letti e influenti blogger in italiano.

Dopo.

12042008001.jpgDopo dico a Trippy, socio di Swg e storica mente di flussi e infrastrutture della rete italiana, che sì, mi sarebbe piaciuto che riuscissimo a mettere in rete anche un po’ di video su quello che accadrà domenica e lunedì negli uffici di Swg. Così abbiamo coinvolto EdTv, già stella dei reality e geniale stratega di campagne di guerrilla marketing politico. Ne è nata una diretta web-tv su Sole24Ore.com che, a partire dalle 14.45 di lunedì, coinvolgerà, oltre allo staff di Swg e ai blogger presenti, anche altre testate, menti e blogger sparsi in giro per l’Italia.

Ricapitolando.

Spegnete la tv. Dimenticate gli altri siti di news.
Alle 15.00 di lunedì tutti su Libero.it a papparsi i dati dell’Instant Poll 2008 di Swg-Libero.it, dove saprete con certezza sondaggistica come sono andate le elezioni politiche 2008.

E mentre vi connettete a Libero.it, controllate spesso e volentieri cosa stanno dicendo di Swg e dei dati Swg-Libero.it i blogger presenti negli uffici di Trieste. Da el comunicato uficial su el sito de Swg:

Tra gli ospiti riconosciamo alcuni tra i personaggi più influenti della Rete tra giornalisti e blogger:

oltre a Luca De Biase, ci saranno Giulia Blasi (blogger e esperta di comunicazione on-line), Gabriele Ferraresi (giornalista e blogger per un network di ‘nano-publishing’), Massimo Mantellini (esperto di internet e nuove tecnologie, editorialista e collaboratore di testate su carta e online), Antonio Sofi (consulente politico, esperto di nuovi media e docente universitario), Luca Tremolada (giornalista della redazione di Nova – Il Sole 24 Ore) e Fabio Turel (esperto di soluzioni di comunicazione e business su web per le aziende).

Alcuni giornalisti e blogger saranno presenti in video-collegamento da altre città d’Italia.

Hanno confermato la loro presenza ‘virtuale’ per ora, tra gli altri: la redazione del quotidiano on-line Affari Italiani in collegamento da Milano, Paola Liberace (giornalista, ricercatrice per Mediaset e blogger) da Roma, Andrea Mancia (ideatore della più grande community di blog conservatori, blogger e giornalista) in collegamento anche lui dalla capitale e Vittorio Pasteris (giornalista per LaStampa.it, consulente per i nuovi media e blogger) da Torino.

Inoltre, parteciperanno all’interno del programma con dei contributi video e di analisi anche gli esperti di Elastic, la prestigiosa web-agency romana focalizzata sui social media, e gli urban-journalist di Giovani.it, il più grande social network interamente made in Italy.

E per non escludere nessuno, SWG ha aperto un canale su YouTube e un gruppo su Facebook che permetteranno ai navigatori interessati di restare aggiornati sui contenuti e risultati.

On-line gli ultimi sondaggi: vietati

Il blog di Andrea Mancia, giornalista di Liberal, pubblica oggi dei sondaggi, che in maniera birichina sono mascherati da corse ippiche… La legge vieterebbe la diffusione di qualsiasi tipo di previsione di voto nelle due ultime settimane dalle elezioni. Da quello che capisco sarebbero dei sondaggi che arrivano da Crespi, l’ex consulente di Berlusconi per le ricerche di opinione.

Eh bon: la legge che vieta la diffusione dei sondaggi è una legge decisamente criticabile. Come è criticabile il monopolio televisivo di Berlusconi e la cultura giornalistica diffusa, misera e zerbina tra le testate in italiano. Ecco un tocheto della homepage del blog di Mancia in questo momento:

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