Il duello video tra Berlusconi e Veltroni (secondo Swg)

Non lo vedrete mai in tv ma… Con Francesco Biasiol e la splendida partecipazione di Roberto Weber, abbiamo prodotto come Swg un clip che mette a confronto le performance televisive di Uòlter Weltroni e Silvio Berlusconi. L’analisi delle ‘prestazioni’ a Porta a Porta dei due candidati a Presidente del Consiglio è basata su VideoWave, un prodotto di Swg sviluppato per analizzare il gradimento degli spettatori di “quello che va in onda in tv” (da Porta a Porta alle telenovele).

Nel caso del video che vi facciamo vedere – caricato sul nuovo canale YouTube di Swg – il campione degli spettatori è segmentato per intenzioni di voto ovvero i partecipanti sono divisi tra quelli di “destra”, quelli di “sinistra” e “gli indecisi”. Ognuno di questi spezzoni di votanti genera un gradimento ‘in tempo reale’ che, nei video di Berlusconi e Veltroni, è rappresentato da curve più o meno favorevoli al performer. Ecco il video:

La batalia dei ovi. Ma mi cossa c’entro coi ortodossi? E perchè la Nato sa zà tuto?

ovi.jpgDe co iero putel, mio papà (o forsi sua mama) me gaveva insegnà sto zogo: la batalia dei ovi.

Insoma, ogni Pasqua se trovemo a casa mia e zoghemo coi ovi duri colorai e co le decalcomanie.

E, co iero putel, pensavo che tuti zogassi a sta bataglia dei ovi che funziona cussì: xè un scontro un contro un, de do de lori che xè sentai intorno ala tola, un di fronte de l’altro; e ognidun tien un ovo duro in man; e ognidun tenta de romper l’ovo de l’altro, prima co la punta de l’ovo quela più aguza e, secondo e eventual terzo raund, co le punte de drio, quele più tonde.

Ala fine xè un ovo che xè el campion de Pasqua come el suo proprietario.

E dopo, co son diventà più grandeto, go capì che solo a casa mia se zogava sto zogo che no go mai trovà nissun altro a Trieste che lo zogassi.

middlesex.jpgTutto questo fino a due mesi fa. Quando leggo questa pagina di quello stupendo romanzo che è Middlesex di Jeffrey Eugenides (io ho letto la versione stampata nel 2004 negli Oscar Mondadori), che racconta le vicende di alcuni emigrati greci in America:

… adesso il mio fratellino di cinque anni e Jimmy Papanikolas tengono in mano un uovo ciascuno. Dipinte con il colore del sangue di Cristo, altre uova sono dentro una ciotola della sala da pranzo. Uova rosse anche sulla mensola del camino. E appese nei sacchettini di stoffa sopra le porte.

Zeus ha liberato tutti gli esseri viventi da un uovo. Ex ovo omnia. L’albume è diventato cielo, il giallo si è trasformato nella terra. Durante la Pasqua greca facciamo ancora il gioco delle uova. Jimmy Papanikolas tende passivamente il suo, mentre Chapter Eleven lo assale per colpirlo con l’uovo che ha scelto lui. Se ne rompe sempre uno solo dei due. “Ho vinto” grida Chapter Eleven. Adesso tocca a Milton sceglihere un uovo dalla ciotola. “Questo mi sembra buono. Robusto come un blindato Brinks”. Lo alza. Chapter Eleven si prepara a colpirlo, quando mia madre batte un colpo sulla spalla di mio padre interrompendo il gioco” (pag 244-245).

E dopo vado a Belgrado. Ne parlo con Maria, la mula de Mate: discoverzo che la batalia dei ovi è un gioco che va per la maggiore anche nella pasqua serba. Tanto che, a pasqua, Maria da bambina se ne andava a scuola, come tutti, col suo uovo duro per sfidare gli altri bambini.
Che robe. Ma mi e la mia famiglia cossa c’entremo coi ortodossi? Chisàdio…

Sempre precisi, quelli della Nato sono gli unici a riportare sul web la stessa tradizione a proposito dei bosniaci, stavolta (vedi l’ultimo paragrafo). Glom.

No alle Olimpiadi

Dice Grillo: “L’Italia non deve partecipare alle Olimpiadi di Pechino. I Giochi Olimpici sono bagnati del sangue dei tibetani”.

E ha ragione. Tra devastazione ambientale, mancanza dei diritti dei lavoratori e umani in genere, violazione di segreti commerciali: non ho mai capito perchè diavolo si facciano le Olimpiadi in Cina (e perchè in genere accogliamo e abbiamo accolto acriticamente questo stato nella grande allegria della globalizzazione).

Immagine tratta dal blog di Massimo Mantellini.

Anche Moleskine xè per el story-telling (?)

10032008.jpgSul numero 114 (24 gennaio) dell’inserto settimanale del Sole24Ore, “Nova”, Antonio Dini firma un pezzo a proposito dei taccuini Moleskine intitolato: “Il design è story-telling”. L’articolo è dedicato al marchio Moleskine e alle omonime agende, oggi prodotte da un’azienda di proprietà di un fondo d’investimento legato a Societe Generale.

L’articolo (oltre a essere… ehm… un markettone in cui le agende per fighetti appaiono senza macchia) riporta la visione di Maria Srebregondi di Moleskine su cosa sono queste agende. Mi interessa in particolare il suo passaggio iniziale su come un oggetto può essere, potenzialmente, un luogo creativo in sè stesso.

Quanti oggetti possono essere definiti come tali? Quanti oggetti possono essere una specie di schermo su cui possiamo sfogare la nostra creatività? Molto pochi, mi pare. O molto pochi, almeno di solito. Vediamo cosa dice la mula Srebregondi:

Nella cartotecnica nessuno aveva ancora pensato a creare un prodotto che fosse uno story telling object, che cioè raccontasse in maniera esplicita attraverso le sue caratteristiche la sua stessa storia. E che questa fosse a sua volta l’idea di far raccontare una storia a chi lo possedeva: pagine bianche che evocano quelle sulle quali si è fermata la fantasia e l’immaginario delle avanguardie del novecento. L’idea del frammento trasversale, della nota presa mentre si viaggia, dello schizzo che diventa parte dell’opera dell’aretista totale capace di passare da un genere all’altro, nel movimento sulle ali del ’900, fissato in un appunto preso ai tavloini del caffè o in viaggio. Per questo le Moleskine sono distribuite in libreria e non in cartoleria: sono un libro ancora da scrivere, il libro che viene scritto da chi lo compra”.

Beh, che la mula Srebregondi riempia l’oggetto di significati che potrebbero anche non sussistere per tutti noi fighetti utilizzatori delle Moleskine: mi pare scontato. Dopo tutto sta sfruttando il giornale che la intervista per fare un po’ di marketing. Ma sono solo discorsi/discorsi, parole, parole nient’altro che parole?

Non credo. Mi sembra che l’interazione con un oggetto come i quaderni e i blocnotes – Moleskine in particolare – abbia dei forti aspetti da performance. In altre parole, tramite quell’oggetto esprimiamo la nostra creatività percorrendo una strada senza ritorno (per esempio, se facciamo delle cose che poi non ci piacciono non c’è rimedio) e, spesso, di fronte a un pubblico. Il pubblico che potrebbe vedere o leggere la nostra creazione può essere presente (di fronte o dietro a noi che scriviamo o disegnamo sul blocnotes) oppure è presente tra i possibili futuri utilizzatori dell’oggetto: magari anche tra 40 anni!

El blocnotes, alora, mi ricorda tanto le interfacce web per scriverci dentro e per pubblicare i nostri pensieri. Uno dei lavori più creativi che faccio come consulente editoriale per la creazione di spazi sociali virtuali è proprio quello di inventare interfacce per la partecipazione: il ruolo dell’interfaccia in un servizio per il web è fondamentale e, spesso e volentieri, nella creazione di servizi web è grandemente sottovalutato. I siti che di solito fanno cacare e non hanno successo sono scarsi proprio a causa della loro interfaccia, che è misera, poco comprensibile e utilizzabile dall’utente, troppo piena o troppo vuota di indizi sulla navigazione e sui servizi presenti.

Ovviamente la progettazione di un’interfaccia per il web è qualcosa di clamorosamente e inesplicabilmente diverso da quella, credo, di un oggetto fisico: sappiamo già che l’interfaccia apparirà un po’ diversa ogni volta che viene utilizzata o, meglio, su ogni computer diverso e monitor diverso. Apparirà diversa e verrà percepita socialmente come diversa a seconda delle persone diverse (per età, istruzione, gusti estetici…), stanze diverse, comunità diverse in cui l’interfaccia apparirà, verrà discussa, apprezzata, criticata, scoperta o ri-incontrata.

Tutto questo per dire che: stiamo vedendo un certo declino del dominio di interfacce come quella televisiva che la storia, in linea di massima, la raccontavano loro; oggi il mercato, le comunità, insomma la mularia stanno dando sempre più rilievo agli oggetti ovvero alle interfacce in cui lo storytelling di singoli cittadini più o meno qualsiasi ha un ruolo saliente. Alberto, il mio amico informatico e blogger, parla spesso di architettura delle informazioni e di interfaccia: due temi medesmi o collegati a questo qua. Con la ricerca di Swg “DiarioAperto” sui blog in Italia abbiamo affrontato già il tema dello story-telling come dinamica cruciale per capire il blogging. Continua a leggere

Swg sulle politiche 2008

Do you remember Instant Poll? Questa era stata la sintesi di Alessandro Gennari che mi aveva intervistato su Libero.it, ad elezioni avvenute, blog bloggati e scrutini scrutinati. Beh, pare che presto ci risiamo.

Cerco idee virali e contenutistiche per organizzare un nuovo evento di comunicazione partecipata col cuore a Swg, a Trieste, nell’ambito delle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.  Fate pure toc toc.