Beppe Grillo ha lanciato (vedi il video) per il 25 aprile 2008 un nuovo Vaffanculo-Day, dalla sua plancia di comando anche in virtù dela sua profonda influenza su un movimento politico-mediatico di oltre 60mila persone da lui creato. Per il giorno della Liberazione 2008, il comico (leader politico? megadirettore editoriale? ispiratore e scatenatore?) propone a tutti i gruppi locali degli ‘amici di Grillo’ di organizzare una raccolta firme per un referendum abrogativo di alcuni privilegi della ‘casta’ dei giornalisti e delle case editrici in Italia:
V-Day, giorno del vaffanculo 2008.
Vaffanculo ai media questa volta, e al quasi miliardo di euro pubblici (glom!) che ogni anno sovvenzionano un sistema mediatico italiano che, secondo un autorevole studio internazionale, è stato ritenuto un sistema semi-libero, un sistema mediatico da semi-democrazia insomma.
Tanti miei amici che si sentono progressisti e democratici mi dicono che Grillo è un populista, un demagogo, che parla solo lui e non ascolta gli altri e che, come dice il caporedattore dell’Espresso Giglioli, “se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo“. Giglioli vorrebbe dire, insomma, che da uno come Grillo che da tempo fa solo monologhi (nei suoi spettacoli, sui suoi dvd, sui suoi libri e sul suo blog) e non ascolta o risponde mai agli altri, c’è poco di buono da aspettarsi.
E che Grillo apostrofa i media italiani come ‘casta’ in maniera ipocrita, perchè il primo a essere non-democratico e non-aperto al confronto è proprio lui: Beppe Grillo.
Proviamo per una volta a uscire dai pipponi su chi è democratico e chi no. Vediamo la pratica. Propongo alcune mie posizioni sul ruolo di Grillo nel sistema mediatico e sul mio sostegno al V-Day contro le ingessature del sistema mediatico italiano:
1) VORREI VEDERE SU REPUBBLICA.IT DELLE OFFERTE DI LAVORO PER GIORNALISTI. MA INVECE…
Oggi, come ogni tanto, mi è capitato di verificare se posso fare da grande il giornalista. Cosa ho fatto per fare questa verifica? Mi faccio prima di tutto una navigata, per spirito avventuriero, su le pagine ‘Jobs’ di The Guardian e là vi trovo 1786 posizioni libere nel settore dei media di cui, circa, un 10% di queste sono dedicate a wanna-be giornalisti, redattori e reporter come me.
Poi. Per Poffarre. Vado su le pagine di ricerca-lavoro di Repubblica.it. Trovo 4 lavori come ‘redattore’ e 0 (zero) come giornalista.
Questo spiacevole paragone mi riporta alla mente che ogni volta che ho per le mani un inserto-lavoro cartaceo dei quotidiani nazionali britannici trovo pubblicizzate posizioni lavorative libere per giornalisti, da redazioni sfigate locali fino alla Bbc. E non trovo mai niente sugli inserti-lavoro dei quotidiani italiani.
Non sarà mica che ogni assunzione e collaborazione, nelle nostre redazioni, viene fatta solo ed esclusivamente tramite conoscenze o amicizie (se va bene) e clientelismi (se va male)? Non sarà che il sistema di accesso al lavoro, nel giornalismo in Italia, è palesemente fuori da ogni sistema meritocratico?
Non sarà che il fatto di selezionare solo amici-degli-amici produce prodotti editoriali scadenti, con uno scarso interesse verso lettori e fruitori e un grande interesse verso gli amici-degli-amici?
2) PREFERISCO L’AGENDA DEI TEMI DI GRILLO (E DI THE GUARDIAN) A QUELLA, PUTACASO, DI REPUBBLICA. PER ALCUNI MOTIVI
Ci sono studiosi dei media, tali Thomspon (non Kevin) e Castells, che dicono qualcosa di poco originale: il conflitto politico si gioca tutto nelle rappresentazioni che escono sui media. I media influenzano fortemente, insomma, l’agenda politica: quello di cui è importante discutere e su cui è importante decidere.
Noto come ho sempre di più la sensazione di essere cittadino di uno Stato senza speranza di riformare le sue istituzioni nazionali. Non sono il solo: per esempio sembra non coltivare più speranze neanche Luca Ricolfi su La Stampa.
Mi convinco ogni giorno di più (e la mia ricerca sugli attivisti nel movimento accanto a Grillo me l’ha confermato) che le proposte di Castells e Thompson sono verosimili: facendo un passo oltre Ricolfi, mi pare che l’Italia sia irriformabile proprio perchè tutto è stato sotterrato dal cortocircuito tra la scaletta dei temi scelti dalle redazioni (l’agenda) e gli interessi di Palazzo.
Allora, in vena di avventure, provo a fare un confronto tra i temi trattati oggi (putacaso, les jeux son fait) sulle home-page e sulla prima pagina di un blog (Grillo) e due quotidiani: Repubblica e The Guardian. Vediamo quanto ho ragione. Dai amici, vediamole assieme queste pagine!
caso 1) The Guardian
“Il Labour sceglie il nucelare, ma vien fora un casìn su chi paga el conto” (l’articolo di prima pagina lo trovate qua)
Cosa ne penso:
- quando il Guardian parla di politica governativa e parlamentare lo fa in base all’agenda del Guardian che, spesso e volentieri, tratta di temi legati all’incrocio che oggi mi pare cruciale fatto da inquinamento/ riscaldamentoglobale/ energia
- il punto di vista dell’articolo di prima pagina è declinato sulla base dell’agenda originale di The Guardian: partono dal punto di vista della redazione per raccontare la ‘realtà’
- a leggersi l’articolo di The Guardian in questione appare chiaro come l’autore si preoccupi non solo delle trame di palazzo ma anche e molto dei costi o benefici che i suoi lettori avranno da queste scelte
Caso 2) La Repubblica
“Prodi annuncia: meno tasse ma Padoa Schioppa frena”
Cosa ne penso:
- già il titolo preannuncia il solito interesse morboso de La Repubblica verso il siparietto di ministri, parlamentari e intelligenze grige di cui me ne frega sempre meno
- l’articolone che regge il titolo di prima pagina è quello di pagina 3: “il retroscena” (risate finte dal pubblico), cioè “Il pressing del Professore. I soldi li troveremo prima“. Questo articolone parla del solito strepitio del pollaio, che vi risparmio. Poi, noto che su tre articoli nella doppia pagina 2-3, solo uno di questi tenta di parlare di cosa succederà alle famiglie nel caso Prodi forse riesca a trovare i soldi se D’Alema…
- l’agenda de La Repubblica è smaccatamente quella del Palazzo: schiacciati su quello che succede là dentro, con una preoccupazione decisamente più scarsa rispetto a The Guardian verso la difesa degli interessi dei lettori; e chissà quando vedremo parlare con continuità in prima pagina di ambiente, energia e inquinamento…
caso 3) il blog di Grillo
L’ultimo post pubblicato è “Caccia agli evasori” (vai al post)
Cosa ne penso:
- Grillo ci prova. Ci prova a fare sì che la sua agenda di temi sia rappresentativa degli interessi dei suoi lettori. Dice, tramite le parole di Ferruccio Sansa, che le concessionarie di Slot Machine devono alla comunità di cittadini (lo Stato) 98 miliardi di euro
- Per ‘rappresentare’ interessi (reali o presunti) dei suoi lettori, Grillo attacca frontalmente l’immobilismo di Prodi e Visco verso queste aziende quotate in borsa
- Grillo parla continuamente di efficienza dell’amministrazione pubblica, di energia, di ambiente: ha un’agenda sua che, immagino, vorrebbe che sia quella dei cittadini che fruiscono del suo blog e dei suoi spettacoli. Almeno Grillo ci prova.
OK, ENRICO, MA TU PARLI DELLA CULTURA PRESSO IL SISTEMA GIORNALISTICO ITALIANO. IL V-DAY PUO’ CAMBIARE LA CULTURA?!?
Ovviamente, la risposta è no: il V-Day 2008 contro i privilegi del sistema giornalistico non può cambiare la cultura di giornalisti e editori. Quella ce la teniamo: spesso nepotistica e zerbina.
Ma tirar via un miliardo di euro di finanziamenti pubblici dalle tasche degli editori può far morire un bel po’ di testate che non si preoccupano di quali siano gli interessi dei loro lettori. Che non si preoccupano così tanto, poi, di avere punti di vista indipendenti dagli interessi del pollaio: del Palazzo.
E poi, importante, il V-Day contro i privilegi della casta giornalistica è una forte delegittimazione simbolica del valore delle informazioni prodotte da questi mezzi di informazione: mi pare importante che un movimento di sensibilizzazione politico-mediatica come quello di Grillo e degli ‘Amici di Grillo’ evidenzi di fronte all’opinione pubblica le carenze e le pecche dell’informazione in Italia. E questo sì: questo è tentare di influire sui processi culturali ovvero sulla scala di valori che ogni cittadino si fa rispetto alla società in cui vive.
PER FINIRE: IL VIDEO DEGLI ASSUNTI IN RAI SOLO TRAMITE PARENTELE
Pubblico uno spezzone tratto dallo spettacolo di Grillo, Reset, in cui in breve ci si fa un’idea del clientelismo regnante nell’assunzione di figli, mogli, mariti, zii, nipoti e parenti vari nello staff della Rai. Dalla figlia di Andreatta in poi…
andrò a firmare, infatti.
nonostante le brutte facce da cazzo come di pietro e travaglio (che grillo costringe i suoi lettori a frequentare) e nonostante alcuni squallori ricorrenti (giustizia e rumeni su tutti) la porcilaia dei media va presa a randellate.
e va bene anche il randello del tuo amichetto urlatore
grillo non è un mio amichetto.
però se devo scegliere a sostenere le sue posizioni e la sua agenda, o quelle di mastella, il 98% delle volte sostengo grillo.
la democrazia, insegna orione il filosofo illuminista, è fatta di scelte concrete, non di “vorrei” astratti.
; )
tesoro
anche se leggendo sto pezzo mi scampa la bestemmia in tuo favore,
rimango convinto che il non rispondere al giglioli sia un errore… gli argomenti non mancano a Grillo
io penso che grillo doveva rispondere a giglioli se è vero che PRIMA grillo gli aveva già promesso l’intervista.
detto questo,
continua a non essermi del tutto chiaro il motivo per cui un personaggio pubblico dovrebbe rilasciare interviste a ogni testata che passa.
l’unica motivazione convincente che ho sentito (da d.m.) è che grillo, rilasciando un’intervista all’espresso, avrebbe potuto parlare ai lettori del settimanale che NON leggono il suo blog. (andrebbe tuttavia notato come l’espresso, secondo dati ads, venda solo circa 200mila copie settimanali contro 1,5 mln di utenti unici al mese del blog di grillo).
altro?
Può benissimo darsi, in linea d’ipotesi, che Grillo sia stato maleducato e sbrigativo con il giornalista; il punto è, e questo conferma la sostanza di quello che scrivi nel post, Enrico, che ciò offre l’appiglio per uno spostamento dell’interesse dalla sostanza della questione ad una rappresentazione pavloviana di un confronto bene-male che impedisce ogni progresso sul merito.
Questo gioco retorico che, come tutti i meccanismi semplici del genere, a furia di ripetersi diventa truismo, fa il pari con la tiritera solita per la quale “se-dici-così-fai-il-gioco-di Berlusconi”, con la quale spesso le discussioni nell’ambito so-to-say progressista s’impantanano.
“so-to-say”…
: )))
Bellissimo post Enrico, bellissimo post. Detto questo (senza piaggeria), voglio aggiungere che, da quando ho il blog (due anni), e sono diventato un “abitante” della rete, ma specie nell’anno appena trascorso, ho iniziato a leggere molto gli altri blog e ad informarmi in maniera alternativa rispetto ai giornali e ai media. Ora, quando leggo le testate on-line o vedo qualche tg, spesso i più mi sembrano tutta una fuffa e noto come non si vada (o raramente) all’interno della notizia la quale, spesso, viene scandagliata ed analizzata solo dalla rete, così da ottenere il “distillato” della notizia, cioè quello che serve per capire il fatto o l’avvenimento. Ecco è per questo che sono contento di avere un blog per poter scrivere quello che penso e che vedo, ma soprattutto sono felice di poter leggere quello degli altri e, in questo modo, di potermi aprire al mondo, di vedere i fatti in modo diverso (think different), per cercare di capirli e, spero, per meglio interpretarli.
ho scritto qualcosa nella mia ricerca sugli ‘amici di grillo’ (che finalmente ho finito! sto rivedendo le bozze) a proposito della formazione delle opinioni in rete tramite blog, forum, ecc… in pratica è quello che dici tu!
bel post… lavoro 6 giorni su 7 in una redazione per scrivere una pagina intera ogni giorno (sono 5 articoli a pagina) e mi becco 300 euro al mese.. stavo solo pensando, sai che succederà? Che se il Vday smuoverà i privilegi dei proprietari delle testate giornalistiche, ho paura che a rimetterci saremmo noi.. con la scusa dei tempi magri potremmo arrivare ad ottenere 200 euro … cioè meno di quello che ogni mese spendo tra macchina e telfonate per poter scrivere i miei servizi… oddio…..
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