morbìn!

Quando Eugenio Scalfari si scaglia contro

set 13th 2007
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Cosa vuol dire quando barbacandida si scaglia frontalmente contro 300 mila persone che hanno firmato, tranquille e senza violenza, contro il sistema che pare incarnato da Scalfari – l’uomo che oltre ad aver fondato uno dei piu’ importanti luoghi di opinione di sinistra, ha sostenuto nel tempo Craxi, le enormi manchevolezze dei diesse contemporanei e cosi’ via? La risposta certo non puo’ essere slegata dal percorso umano di Scalfari e dal contesto in cui e’ incastonato il suo quotidiano, ma lasciamo stare la risposta. Valga solo l’osservazione che Scalfari cita: 1 volta sola la parola “internet”, 2 volte “blog”, 2 volta “rete” all’interno del suo lunghissimo articolo.

Propongo invece, rispetto alle critiche di Massimo Mantellini all’attivismo politico di Grillo, alcuni criteri di analisi che forse possono dare qualche chiave in piu’ per capire le motivazioni di Grillo e quelle dei 300 mila che hanno firmato a sostegno della legge “contro i privilegi dei parlamentari” (punti in linea di massima che condivido, malgrado Luttazzi).

1) Cittadini sul territorio
Andrebbe capito chi sono questi cittadini che si sono organizzati in seguito allo stimolo del blog di Grillo. Andrebbe capito che tipo di autonomia hanno goduto nelle loro iniziative.

Scrive Weber sulla base di dati Swg: “Si tratta di gente che ha una coscienza politica, molti sono o sono stati elettori di centrosinistra con una venatura etica profonda, che c’è sempre stata e non ha mai perso spazio”. Per la mia esperienza si tratta di solito di liberi professionisti, docenti, gente che ha una alta alfabetizzazione informatica e almeno una buona istruzione.
Invece, consiglio una semplice navigata e iscrizione ai gruppi Meetup (di Grillo o di qualsiasi altra affiliazione, tempo richiesto per capirne qualcosa: 5 minuti) per comprendere come la discussione, l’organizzazione delle iniziative e quindi l’azione politico-mediatica siano fortemente autonomi – certamente mostruosamente autonomi rispetto al modello organizzativo dei nostri partiti e sindacati come potra’ confermare chiunque abbia fatto cola’ un po’ di volontariato.
L’attivita’ dei cittadini qualsiasi che si sono mossi come attivisti sul territorio attorno alle iniziative di Grillo e’ stata totalmente autogestita tramite meetup. A leggere Mantellini si ha l’impressione erronea che ci sia solo la mano di Grillo dietro al can can di sabato. Ma e’ la gente di Meetup che da due anni si sbatte sul territorio, organizza banchetti per conto suo e, anche sabato, ha deciso presumibilmente per conto suo come attivarsi nella singola citta’.

2) Siamo in una societa’ di massa
Le dinamiche di iniziative a livello dello stato nazionale che coinvolgono centinaia di migliaia o milioni di cittadini sono contestualizzate nelle dinamiche della comunicazione di massa

Mantellini si dimentica che qualsiasi iniziativa di comunicazione di massa in rete ha sempre avuto, fino ad oggi, una spinta decisiva da siti che fanno un’audience di massa. Questo significa che a quel punto parla solo uno (chi viene veicolato da quel sito di massa) e gli altri stanno zitti? Ovviamente no.
La campagna legata al politico americano Howard Dean (vedi Wired e il libro di Joe Trippi) e’ si’ nata in rete ma ha costruito masse critiche per il funzionamento della sua comunita’ nazionale quando hanno iniziato a parlarne i media di massa.
Anche nel nostro piccolo a Swg le iniziative virali di comunicazione sulle politiche 2006 o su DiarioAperto si sono basate si’ sui blog ma anche sull’apporto determinante di siti come Libero.it, Splinder.com, Punto Informatico.
Vale la pena di ri-ripetere che, sebbene l’utilizzo di siti di massa scateni all’inizio una dinamica simile ai media tradizionali, l’evolversi della cosa e’ drammaticamente innovativo vista la ricaduta di cui al punto 1

3 – La modernita’ e’ in polvere
La lettura delle azioni degli attivisti accanto a Grillo e’ un po’ piu’ complessa di quelli che vorrebbero dividere divisioni di compiti tra cittadini del tipo ‘o fai politica’ oppure ‘fai il giornalista’ oppure ‘stai zitto’

Direi che bisogna studiarsi il profilo degli attivisti vicini a Grillo (informatizzati, ecc.) ma anche la consapevolezza di molti cittadini qualsiasi rispetto al potere esagerato che le informazioni circolanti tra le masse hanno rispetto alla politica. Perche’ non pensare che chi scende in piazza vuole davvero, come dicono esplicitamente quelli di Indymedia, “fare il media”? Invece no, qua stiamo ancora a fare delle divisioni novecentesche del tipo:
De Biase: che divide tra informazione e comunicazione. Questa divisione serve solo ai giornalisti che sanno, meglio di tutti, come non esista informazione/comunicazione che non abbia dietro una sua agenda di interessi
Serra: ora il movimento deve prendersi le sue responsabilita’ politiche. Mi pare che “il movimento” stia gia’ facendo sufficientemente politica. E’ altresi’ evidente che questo tipo di mobilitazione prevalentemente mediatica del “movimento” ha lo scopo di fare pressione sulla politica di professione, ne’ piu’ ne’ meno di tantge scelte editoriali e giornalistiche di molte testate, “La Repubblica” in primis
Luttazzi: la satira va interpretata secondo gli stilemi di Petronio o di qualche altro morto e sepolto. Rispondo perche’ Luttazzi e’ un mito anche se il suo approccio in questo caso e’ ridicolo. E’ ovviamente un po’ naif pensare di interpretare la contemporaneita’ tramite costrutti teorici basati su massime della letteratura latina
Cuperlo, triestino dei diesse a Roma: quelli del V-Day sono tutti una massa di violenti, insultatori, schifosi. La sua lettura e’ paradossalmente in contrasto con quella, ben piu’ fondata, dell’altro triestino Weber. E’ purtroppo la lettura che danno tanti, tanti cittadini nell’area dei partiti che non riescono a concepire culturalmente dimensioni partecipative diverse dalle loro. E qua sta il dramma dello stato italiano – magari ha ragione Brodo e “amen”.

4) Una preghiera a quei blogger che mi leggono.
Forse qua in giro per i nostri blog non ci rendiamo conto della partita. Qua si tratta di prendere diffusamente posizione, creare ponti, evangelizzare sul significato delle iniziative in rete di quei cittadini che si sono mosso e hanno firmato – non si tratta di analizzare le opinioni e i movimenti del cittadino Grillo. In questi giorni, non so quanto effimeramente, hanno preso voce in termini di massa la questione della moralita’ pubblica e del rinnovamento delle istituzioni politiche e quindi di molte delle nostre prospettive di vita. Come e’ facile capire (per esempio Scalfari, Casini e purtroppo lo stesso Cuperlo) hanno una interpretazione chiara della situazione e la diffondono in termini di massa. Solo il 60% dei cittadini e’ a conoscenza dell’iniziativa di Grillo. Sarebbe compito di chi gestisce luoghi indipendenti di informazione che ci siano idee piu’ chiare, semplici e abbondanti su questi temi. E se no, appunto, diciamo tutti consapevolmente: amen.


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30 Responses

  1. EdTv scrive:

    Incredibile. E’ la prima volta che leggo un suntuosissimo post su Beppe Grillo senza che ci siano stronzate del tipo “antipolitica”, “populismo”, “demagogia” e “psicologia delle folle”.
    Qualche cazzaro ha tirato fuori “hitler”. E quando gli ho fatto presente che stava dicendo puttanate, mi ha risposto che dovevo leggermi il libro di Shirer. No, non è quello del Newcastle.
    Capito?
    Per parlare di Grillo con lui, mi devo leggere Shirer.

  2. Francesco Romeo scrive:

    Ciao Enrico,
    apprezzo tantissimo la tua analisi, che trovo l’unica che ha tenuto conto del fatto che non è il blog di Grillo l’unica “fonte” da cui è partito questo fenomeno, e che anzi quelli che commentano sul blog sono spesso la parte meno coinvolta e attiva del “grillismo”, ma che è l’esperienza dei meetup, e credo soprattutto degli incontri periodici da essi organizzati, il vero motore di questa vera e propria rivoluzione. Ho cercato di dirlo anche in un commento sul blog di Mantellini, ma non so quanto io sia stato comprensibile.
    Credo che stiamo assistendo a una forma di laboratorio politico in prima assoluta mondiale, e a meno che emissari di un fantomatico “partito di Grillo” siano impiantati in ogni meetup e ne condizionino l’agenda, è la prima volta che un meccanismo autoorganizzato tramite la rete diventa un tale fenomeno politico di massa.
    Che ne pensi tu?

    Francesco

  3. coseinfila scrive:

    bravo enrico. bel post.

    penso che ci saremmo evitati un po’ di retorica se a fare tutto ciò non fosse stato un comico panzuto.

    Forse ora è semplicemente il momento (colgo l’esortazione del tuo punto 4) di far sbocciare tanti grilli senza beppe e senza panza. ci sono?

  4. francescorusso scrive:

    Del Grillo-day mi ha incuriosito e interrogato come politico più la novità del fenomeno che descrivi rispetto al capopopolo (ero suo fan quando stava a Fantastico…) o ai contenuti (se ci pensiamo, in tanti avevano già fatto quelle proposte)!
    La verità è che, per la prima volta la rete ha mobilitato centinaia di migliaia di persone svelando che la società liquida, o frantumanta o polverizzata che nessuno riesce a organizzare, inquadrare o intruppare (soprattutto non i partiti…) ha un suo “luogo”, una “piazza virtuale” all’interno della quale i legami cominciano ad essere più stabili e forti di quanto tutti credessero, blogger compresi (parlo di quelli veri, non di me)…
    Se questo è vero, la partecipazione (e forse) la democrazia hanno uno strumento in più, che però rischia di sconvolgere tutti i canoni di chi la politica l’ha sempre vissuta attraverso le serate in sezione, da volontari alle feste di partito o nelle assemblee pubbliche ad ascoltare il leader di turno. E questa è già una rivoluzione.
    C’è un ulteriore aspetto. Il “vaffa” (un po’ troppo “gridato” per i miei gusti…) è un buon grimaldello destruens, di cui forse c’è oggi bisogno, ma non risolve il problema della politica che deve confrontarsi, articolare posizioni, costruire mediazioni e poi individuare leadership che scendono in campo e ci mettono la faccia per farsi eleggere.
    Ricostruire la politica a partire da queste novità e con la sfida di un nuovo modello di partito adeguato ai meccanismi delle società delle opinioni pubbliche è una bella sfida.
    Io, nel mio piccolo, proverò a fare qualche proposta nella campagna per le primarie (si può fare social network di partito…?), ma mi sa che la cosa richiederà attenzione ben oltre il 15 ottobre…

  5. enrico scrive:

    BENIAMINO:
    il problema e’ proprio questo. altri stimolatori non panzoni della partecipazione dei cittadini, che siano credibili, razionalmente e sentimentalmente sostenibili, non ci sono.

    FRANCESCO ROMEO:
    io penso semplicemente e ribadisco che il fenomeno di questi giorni va compreso con un’analisi di tutte e due le dinamiche, ovvero quella locale e quella ‘nazionale di massa’.
    sono entusiasta rispetto a questa dinamica perche’ mi pare corrisponda a genuina partecipazione di un numero massiccio di indiividui e sono individui, come sopra, di un certo profilo socio culturale.
    non credo si possa chiamare novita’ mondiale perche’ ricalca, in maniera devo dire anche pacchiana, i meccanismi organizzativi e partecipativi messi in piedi da joe trippi e la sua squadra per howard dean.

    FRANCESCO RUSSO:

    i “blogger veri” purtroppo di solito si occupano solo di altri “blogger veri” e delle “autentiche dinamiche della partecipazione in rete” che secondo questa ideologia sono solo quelle che passano attraverso i blog. se ti guardi la classifica degli accessi nielsen ai siti piu’ visitati in italia (e altrove) scoprirai come tra i servizi web con taglio ‘partecipativo’ i blog siano solo una parte e non la piu’ vistosa.

    per non parlare del successo di massa di servizi come ms messenger o skype, che non sono tracciati da queste classifiche, o della semplice e basilare posta elettronica che e’ il meccanismo chiave della comunicazione del passa parola o virale che dir si voglia.

    penso che, nel frattempo, dobbiamo stare attenti a non pensare che questi cittadini accanto a grillo siano piu’ rappresentativi di loro stessi. in altre parole: dovremmo stare attenti a non confondere la partecipazione singola di tantissimi individui in questo movimento con l’effetto di risonanza di questo movimento nel sistema mediatico. le domande su cui lavorare ad una risposta sono: dove finisce la partecipazione cosciente di questi individui che si mobilitano mediaticamente dentro la rete e dove inizia il consenso attorno alle loro parole? quanto contano i media di massa e quanto la rete? quanto conta il fatto che queste persone accanto a grillo hanno un’ottima posizione socioculturale e nei loro ambienti sociali off-line fanno da opinion-leader?

    quelli che hanno sempre vissuto e continuano a vivere, anche tra i giovani, la politica come “serate in sezione” si trovano drammaticamente contrapposti a questo movimento. l’attivista medio vicino a un partito questo movimento non lo puo’ comprendere ed e’ un deficit drammatico ereditato dalle culture dei partiti di massa di questo paese (dc e pci). percio’, soprattutto a livello locale o regionale, ho difficolta’ ad immaginare un network sociale di partito proprio perche’ chi dovrebbe animarlo non ha la sensibilita’ razionale e sentimentale a lavorarci. chi ce l’ha questa sensibilita’, come le persone che scrivono o commentano sui blog qua in giro, pretende giustamente soldi che ingiustamente le strutture partitiche non sono disposte a dargli.

    come ultimo punto, sinceramente, non mi capacito delle critiche al movimento accanto a grillo (tipo quelle di serra) rispetto al fatto che adesso questa gente si debba prendere la sua responsabilita’ politica. io penso che debba essere la classe dirigente politica (come te, per esempio) a prendere le conseguenze talvolta estreme di queste domande sociali per decisioni talvolta estreme. per farmi capire meglio: non credo che ci sia granche’ da sperare sul pd quando si ricreano inevitabilmente le stesse logiche spesso senza speranza che conosciamo tutti e sono ereditata dalla corrente struttura di potere nazionale e da culture troppo condizionanti, come si vede nel caso dell’approccio alla cultura digitale da parte dei componenti di queste strutture. o del zvech-moretton debate o.. (potremmo continuare con una lista MOLTO lunga, non credi?)

    ENRICO:
    trovo su wikipedia, a cura di shirer “The Rise and Fall of the Third Reich” (1960). quello di inquadrare la realta’ con strumenti teorici di 50 anni fa mi pare un approccio ormai provatamente classico delle nostre parti … siamo ben messi…

  6. enrico scrive:

    leggo ora un commento di d’alema che stravolge letture piu’ consolidate della cronaca degli eventi ed e’ quindi, a mio modo di vedere, pura e grave disinformazione:

    «Provo un fastidio antropologico verso le mode. Grillo non riempie vuoti, perché non dà risposte. Il suo movimento sostiene che vanno distrutti i partiti. Ma i partiti sono già quasi distrutti! I partiti sono strumento di democrazia. Il problema è ricostruirli. Negli anni ’90 furono annullati i partiti. E chi ha vinto? Berlusconi. Che aveva i soldi e le tv». [...] «Mi preoccupa chi dice che si devono spaccare i denti ai politici, vedo una carica di violenza totalmente inutile, che non produce niente di positivo»

  7. Gm scrive:

    Un aspetto interessante è che le richieste di Grillo sono condivise da chi fa politca a livello locale…Ma una volta che uno iniiza a fare politica a livello superiore diventa *conservatore* e inizia a parlare di antipolitica…

    Se facessimo un sondaggio a semplici iscritti ai partiti sono sicuro che avresti dei risultati interessanti..

  8. enrico scrive:

    da quello che ho letto in giro su siti, forum e blog legati a partiti o dove scrivono attivisti dei partiti, questo sostegno locale a grillo mi pare una cosa (a tentoni) poco diffusa. ma mi fido di te…
    per quel poco che ho visto in questo senso, mi pare ci siano piu’ spazi per un ragionamento un po’ piu” equilibrato su grillo piu’ tra chi fa attivismo al nord che nel centro-sud, piu’ tra gente meno ideologizzata e che ha esperienze di lavoro fuori dai partiti. come impressione, eh…

  9. Carlo scrive:

    Io continuo a non vedere perché mai, nel mio piccolissimo, dovrei contribuire a dare visibilità a uno come Grillo (o al suo “movimento”) che considero un reazionario e di cui non condivido praticamente nulla. Anzi lo trovo anche pericoloso, se è per questo.

  10. mauro scrive:

    Enrico, che dire. Un post magnifico che inquadra la situazione, pieno di riferimenti per approfondire. Qui voglio solo riportare questo link ad un articolo dell’Espresso. Ecco, per antipolitica, io intendo proprio essere “contro” questo sistema, anche di privilegi. Antipolitica, dunque, per me e credo per molti altri, non significa non volere la politica, ma volere “un’altra politica”, con buona pace di Vittorio Zucconi, direttore di Repubblica.it – il quale dice (e ci dice a noi che abbiamo partecipato al V-Day) che l’antipolitica non esiste ed è soltanto un vecchissimo, collaudatissimo espediente retorico e teatrale per fare, appunto, politica. Tutto ciò che avviene ed interviene per muovere la polis, è, per ovvia e tautologica definizione, politico”. Insomma , non ci fossero lui e Scalfari a dirci che abbiamo partecipato non si sa bene a quale tipo di movimento e per cosa poi, per firmare un documento che “è solo una proposta di legge popolare”. Grazie. Se non fosse per la vostra “informazione”. Un saluto.

  11. enrico scrive:

    mauro:
    condivido.

    brodo:
    mi e’ francamente oscuro il significato del termine “reazionario”.
    mi e’ meno oscuro invece che, forse, dobbiamo solo scegliere di che morte lasciar morire lo stato “italia”. e se devo scegliere, preferisco tentare di darle una morte lieve (solo perche’ ne faccio parte e per nessun altro tipo di attaccamento). preferisco darle, nel caso, una morte lieve assieme a quei tipi che weber e io descriviamo come (vedi sopra nel post):

    “gente che ha una coscienza politica, molti sono o sono stati elettori di centrosinistra con una venatura etica profonda, che c’è sempre stata e non ha mai perso spazio”. “liberi professionisti, docenti, gente che ha una alta alfabetizzazione informatica e almeno una buona istruzione”

    .

    le altre opzioni, escluso il ricorso alle armi e votare rifondazione, mi pare siano al momento stare a vedere il PD che nasce o leggere la repubblica.

  12. Carlo scrive:

    A me invece il termine “reazionario” è chiarissimo (come anche i termini “qualunquista”, “populista” e “demagogo”) e, francamente, non credo proprio che Grillo sia un’opzione. Almeno non per me.

  13. orione scrive:

    sei riuscito a superare scalfari. sia in lunghezza che in citazioni. ma è il tuo attivismo dannunziano che mi ha fatto innamorare a prima vista

  14. enrico scrive:

    reazione
    qualunquismo
    antipolitica

    sono connotazioni morali e quindi per forza contestuali. la reazione dov’e'? e a cosa? la “Politica” dov’e’ e, soprattutto, dove non e’?

    e dopo aver risolto questo, chi e’ reazionario? grillo e perche’? la gente accanto a grillo e’ reazionaria? sono tutti quanti burattini senza cervello guidati da grillo, senza sensibilita’ politica?.

    p.s.
    d’annunzio e’ morto e sepolto come gli autori di luttazzi.
    scalfari e’ vivo e lotta assieme alla redazione di repubblica.
    ; )

  15. luciano comida scrive:

    Da blogger de Trieste a blogger de Trieste: a me fa venire i brividi (e non brividi di godimento ma di sgomento) Grillo che urla “voglio distruggere i partiti che sono il cancro della democrazia”. In questi toni da tribbbuno der poppolo sento un retrogusto torbido e acre che trovo orribile e inquietante.
    Se invece vogliamo parlare della crisi delle democrazie rappresentative occidentali, dei rischi del populismo mediatico nel mondo e in Italia in particolare, della gravissima malattia della politica nel nostro paese, della destra italiana che da oltre un secolo non sa esprimere una classe dirigente democratica decente, delle scarse e balbettanti risposte che dà la sinistra…d’accordissimo. Ma sapendo che i problemi sono complessi e difficili e non si risolvono correndo dietro alle urla di Grillo, tutti intruppati dietro al suo “credere obbedire combattere”. Io preferisco sbagliare da solo piuttosto che aver ragione con uno che mi urla nelle orecchie (perchè lui urla sempre) “i partiti sono il cancro della democrazia”
    Un salutone
    E (se ti va) passami a trovare sul mio blog
    Io ripasserò sul tuo. E probabilmente ci conosciamo pure…

  16. enrico scrive:

    mi rendo conto di non essere stato chiaro in quello che ho scritto.

    io reputo che accanto a grillo ci sia una serie di individui profondamente motivati e culturalmente/socialmente abili per saper avere dei giudizi dignitosi su dov’e’ la linea tra il bene della collettivita’ e il “male”. a me interessa sostenere questi individui, ammesso che siano una maggioranza in questo movimento e riescano a comportarsi degnamente.

    focalizzare continuamente l’attenzione su grillo e sulle sue boutade (come fanno esattamente nel momento in cui sto scrivendo repubblica.it e corriere.it) significa continuare ad avere un modello di pensiero per cui solo “il leader” conta. io penso invece che se uno si mobilita tramite la rete abbia di solito (per vari motivi) la sensibilita’ e la possibilita’ tecnica per organizzare pensieri suoi e di gruppi di invidui che non siano eterodiretti totalmente da un centro, anzi.

    se proprio vogliamo parlare di contenuti, allora parliamo di come non funziona la classe politica. io direi, generalizzando e in linea di massima, che la nostra classe politica funziona malissimo.

    ho il sospetto che se lasciata da sola, questa classe politica, non sapra’ mai riformarsi. la mancanza di mezzi di comunicazione alternativi e critici, la mancanza di una societa’ civile organizzata e indipendente dalle strutture politiche di massa sono tra le cause profonde di questa situazione. se ben ci pensiamo, grillo fa da media e pungolo politico con gli strumenti della rete. certo, ci mette sopra degli eccessi.

    rimedi?
    penso che i punti della legge firmata dai 300 mila siano piu’ o meno condivisibili e vadano a intaccare i meccanismi di NON funzionamento del parlamento, oltre che essere un pesante giudizio morale sull’operato di quella classe politica.

    possiamo discutere delle virgole, e sono sicuro che se avessimo un parlamento decente quella legge verrebbe discussa, magari leggermente modificata e approvata.

    invece no, non verra’ approvata, ne’ probabilmente verra discussa, ne’ certamente verranno tagliati i ministri e i sottosegretari del “piu’ bulimico governo della storia repubblicana” come chiede oggi scalfari su repubbblica nella sua richiesta ‘sana’ che fa da contraltare alla sua nuova lettura ‘insana’ del contesto, ovvero o in malafede o ignorante.

  17. enrico scrive:

    david weinberger parla dell’iniziativa di grillo qua: “Online protest, offline petitions”

  18. Francesco Romeo scrive:

    Ciao Enrico, grazie per il commento al commento, continuo se non ti dispiace a sfruttare la tua ospitalità qui. Senza nulla togliere a Trippi, e al fatto che Casaleggio abbia applicato il medesimo schema, credo che la modalità di autoorganizzazione dei meetup degli “amici di grillo” sia diversa e unica rispetto a quell’esperienza, data la differente complessità fra il panorama politico americano e quello italiano.
    Ho trascorso un week end in viaggio, e discusso un po’ con mia moglie di questi argomenti (anche dopo avev visto la diversa composizione della pagina fra le edizioni di stamane di repubblica e corriere vs la free press). Credo ne farò un post sul mio sconosciuto blog per non tediare ulteriormente qui, se ti/vi va di seguirmi di là.
    Questa discussione resta comunque la più interessante ed equilibrata che sto vedendo in rete, complimenti!
    A presto
    Francesco

  19. Luca De Biase scrive:

    ciao morbin! bello il tuo blog. Vorrei difendere la mia idea. Sono un giornalista e un blogger. Ma sono soprattutto un cittadino. Penso che l’informazione sia fatta per servire il pubblico, mentre la comunicazione sia fatta per servire le fonti dei messaggi. Penso che questa distinzione non sia novecentesca ma ancora molto molto innovativa. Come una tensione utopica, buona e difficile. Penso che la manipolazione delle notizie a uso di chi non vuole servire le persone ma modificarne e controllarne le convinzioni sia molto “novecentesca” come dici tu. E temo che stia durando ben oltre il Novecento, purtroppo… Saluti!

  20. enrico scrive:

    scusa luca,

    ma credi davvero che un giornalista, anche il piu’ bravo della terra, possa davvero dire di servire solo il “pubblico”?

    intanto, come sai, “pubblico” e’ un concetto che si riferisce a un bacino solo immaginato. tu, come giornalista del sole24ore, hai tutta una serie di dati e di ricerche di mercato su quello che e’ il tuo target ma certamente non conosci, persona per persona, l’identita’ di ogni tuo lettore. quindi, gia’ qua, sei tu a fare delle asserzioni su quali dovrebbero essere gli interessi e le aspettative dei lettori: ti posizioni nella comunicazione con un tuo specifico punto di vista che non e’ neutrale ma dipendente da te e da come sei fatto oltre che da quei dati (tra l’altro il tuo punto di vista accade successivamente alle asserzioni, anch’esse parziali, fatte da ricercatori sui dati degli studi di mercato , ecc.).

    quindi.
    sappiamo bene, poi, come ogni giornalista subisca delle pressioni dall’editore e da altri che fanno pressioni sull’editore e da altri che fanno pressioni solo di lui.

    infine, ancora piu’ importante, ogni giornalista ha la sua agenda personale dettata da interessi e aspettative personali, relazioni personali, eccetera.

    io insomma penso che la costruzione concettuale “l’informazione e’ diversa dalla comunicazione” sia solo un’ideologia che permette a chi la usa di posizionarsi moralmente su un gradino piu’ alto di qualcun altro.

    ogni creatore di testi (tu, grillo) ha le sue agende, insomma. ogni creatore di testi, i giornalisti come gli altri, ha il suo interesse a influenzare i lettori con un punto di vista politicamente parziale. ed e’ un punto di vista parziale proprio perche’ un punto di vista universale non esiste: viviamo tutti in relazione agli altri, la politica e’ dappertutto, in ogni comunicazione/informazione che intraprendiamo.

    cheers da belfast/

    ;)

  21. enrico scrive:

    ehm

    mi pare scontato poi aggiungere come quelle ricerche di mercato sono, poi, prodotte e acquistate a causa degli interessi economici del sole24ore: vendere piu’ copie o attrarre piu’ pubblicita’ dagli investitori. questo implica che gli articoli che scrivete siano consoni sia alle necessita’ informative dei lettori (non necessariamente interessati a farsi moralizzare da articoli impregnati di buone intenzioni) e che gli articoli non offendano morali dominanti tra i vostri inserzionisti (per esempio, critiche estreme a qualche azienda o prodotto, magari dovute, non potete permettervele, eccetera).

  22. Mauro scrive:

    Ho appena visto Tv7 la trasmissione di RaiUno. Conduceva Riotta (direttore del TG1), ospiti Sartori e Scalfari.
    Mi è parso un uso molto strumentale della Tv di Stato per difendere questa volta, oltre la politica, la casta dei giornalisti o quantomeno, di quelli che proprio non sanno cosa sia l’informazione imparziale. Uso forzato del diritto di cronaca, sputtanamento di Grillo con ricerca di qualche “macchia” sul suo passato”, ecc., senza capire (o non voler capire) la vera essenza di questo movimento di persone e i motivi che stanno alla base di questo. Ancora una volta la lucida analisi di Sartori a difesa non tanto di Grillo, ma di quello che sta accadendo in Italia, senza citare le derive fasciste di Scalfari. Per il Tg1, ancora una brutta pagina di informazione.

  23. Fabio scrive:

    Direi che le due migliori interpretazioni dei movimenti in fermento dai meet-up siano quelle di Sartori (vedi anche oggi sul corriere) e la tua.

    Per ora il movimento ha ‘bisogno’ di un leader forte che incarni una protesta altrettanto potente. Resta il fatto che gli stessi movimentisti poi si troveranno a fare i conti con i numeri e le appartenenze politiche, temo, come nella migliore tradizione italiana. Vedi la manifestazione del 6 ottobre a Roma prima sottoscritta da Grillo e poi, silenziosamente, archiviata.

    Questa cosa mi lascia perplesso.

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