Oggi su ‘Il Piccolo’, giornale ufficiale di Apatic City (© Zacchigna), Francesco Russo si è comprato un box pubblicitario sulla prima pagina: a pubblicizzare il suo nuovo blog, chiedendo a te e a me, “E tu?”.
Cioè: dopo che lui, Francesco Russo, 38 anni, triestìn, politico e professore universitario associato, gà scelto (“Io ho scelto”), el ne chiedi cossa femo noi.
Mi allora fazzo question time per Russo – visto che’l xè blogger volessi che ‘l me rispondi sul suo blog, no? The big conversation, i la ciama questa sui blog…
Il contesto sono io, stufadiz di un circuito di personale politico legato alle strutture dei partiti nazionali italiani. Non voglio criticare Russo, ma devo forzosamente portarlo a confrontarsi con una serie di critiche generali sui sistemi di cui lui fa parte. Vorrei iniziare un dialogo con lui tramite Bora.La e il mio blog personale – questo è il primo di una serie di post che gli dedico ammesso che lui voglia rispondere e stare al gioco anche successivamente.
Questo post è composto da rilievi lievi e domande leggere, mi serbo qualcosa di più diretto e sfrontato in un eventuale proseguimento del dialogo, in post successivi. Gli chiedo di prendere minuziose prese di posizione su questi contesti, partendo dalla sua esperienza lavorativa e politica personale.
1a PUNTATA, QUINDI)
Ho 30 anni, non sono vicino ad alcun partito politico. Al massimo ho qualche simpatia, con molte riserve, per Illy. Credo di aver un buon curriculum come creativo di progetti legati al web.
Io noto, gentile Francesco, nell’ambito del marketing dei partiti nazionali, che gli strumenti di comunicazione on-line sono poco conosciuti e quindi snobbati o sfruttati male. Oppure, magari, sono temuti perchè permetterebbero una potenziale mobilitazione dei cittadini sulla discussione dei programmi, dei rappresentanti e dei candidati. A questo proposito ti sottopongo qualche spunto critico a proposito del sito di Enrico Letta (normalmente vengo pagato per queste analisi, sad but true):
- il servizio denominato “il borsino delle idee”: dovrebbe permettere alla gente di esprimersi sul programma, ma pone dei percorsi obbligati, con una navigazione cervellotica e una possibilità limitata e censurata di esprimersi sul programma.
- mancano strumenti per permettere ai sostenitori di Letta di incontrarsi pubblicamente sul sito di Letta (come un banale forum) o su dei siti collegati (penso ai siti di network sociali) – ora si può entrare a far parte della rete di sostenitori di Letta ma i vari sostenitori ipotetici non possono dialogare pubblicamente on-line tra di loro. La mancanza di censura e la discussione pubblica in forum o network sociali, una discussione accessibile a ogni utente, sono l’elemento cardine della politica discussa in rete, allo stato dell’arte attuale. Dei servizi come questi che delineo, ovviamente, permetterebbero di creare vere comunità locali e nazionali che discutono di Letta, dei suoi programmi, eccetera (su spunti per il marketing politico ho tenuto qualche lezione a un master privato, tutte scaricabili).
- il sito di Letta è strutturato, imperdonabilmente, non tenendo conto di come funziona l’indicizzazione di Google che determina, dati di mercato alla mano, i modi di accesso ai contenuti della rete italiana di grandissima parte dei milioni di utenti.
La mia domanda è:
- Lo so che sostieni Letta e sono certo che hai ottimi rapporti con lui… Cionondimeno spero sarai franco: da cosa deriva la mancanza di spazi realmente partecipativi sul sito di Letta? Incompetenza o ignoranza? Mancanza di apertura alla partecipazione malgrado le parole («No al Pd centralista, spazio ai giovani»)?
- (Di seguito domanda aggiunta nella mattina del 15… quando Russo aveva già risposto senza che me ne accorgessi) Conosco diversi imprenditori legati a internet che hanno competenze riconosciute (dal mercato, spesso a livello internazionale). Credi che le loro possibilità di lavorare ai siti di partito come questo di Letta sia la stessa di altri imprenditori ‘ben introdotti’? Credi, ovvero, che i soldi spesi dai partiti in operazioni di marketing come questa rientrino nelle logiche del mercato?
(che bel che saria se rispondessi non solo Russo ma anche l’altro politico blogger made in Trst, Gianni Cuperlo, “vecchio” membro della nomenklatura DS. Del resto le mie critiche al sito di Letta sono molto simili a quelle al sito di Veltroni firmate dal blogger goriziano Paolo Valdemarin)
Lascio qui la risposta alla “zonta”…
Chi lavora per Letta su tutte le strategie di comunicazione è un giovane gruppo pugliese fuori dal circuito canonico dei partiti (Enrico li ha scoperti grazie alla loro efficacisima campagna per… Nichi Vendola!).
Questo ti dice probabilmente il perché di alcuni svarioni nel campo specifico del marketing on line, ma anche il fatto che oggi (non solo nel caso di Letta) le chance di lavorare con la politica sono forse troppo lasciate al caso ma non ancora legate ai meccanismi degli “amici degli amici”!
ricordo come estremamente brillante la campagna di vendola. a dire il vero mi ricordo che la campagna off-line fu brillante: di quella on-line non serbo memoria (ma forse qua è colpa mia!).
capitolo: amici degli amici a roma.
so come lavorano i diesse a roma e la attuale campagna di veltroni ne è un esempio. a essere incaricata del loro sito è la solita web-agency che fa tutto per i diesse. vogliamo scoprire perchè fanno tutto loro? meglio di no, forse…
In effetti, pubblicizzare sul Piccolo l’esistenza di un blog non è bello.
Suona snob, un po’ come fa il presidente del Consiglio regionale Alessandro Tesini o l’onorevole Renzo Tondo (non sempre scrive lui).
Se poi ci aggiungiamo giornalisti amici che per diversi motivi scrivono dei blog “politici”, ecco che l’operazione suona molto promozionale e poco (ragionando in termini di blogsfera) sincera.
Questo senza parlare di siti istituzionali made in Fvg orrendi.
Quoto Enrico
ciao cattivo.
effettivamente io non avrei pubblicizzato un blog sul piccolo: se vuoi avere accessi (l’unico senso secondo me di un’operazione come aprirsi un blog) allora spendi quello che ti serve su adsense e paghi un tot per ogni singolo utente che ti arriva.
così secondo me l’impatto di un quadrato sul piccolo è del tutto estemporaneo. ormai un blog ce l’ha anche bruno zvech (o ce l’aveva: non l’aggiorna da due anni)…
LOL
bella riflessione. per parte mia “tento” di gestire il mio blog da poco più di un anno. devo dire che non lo faccio con grande competenza sul mezzo (e il linguaggio). mi sono imposto due cose però. una certa continuità nei post (che possono variare di tema, anzi devono farlo, anche se in prevalenza parlano di “politica”) e l’assenza di ogni filtro nei commenti lasciati. per me è uno stimolo notevole. non so se di solito funziona così, ma oramai chi legge e scrive sul blog è parte di una piccola comunità (a memoria potrei citare una ventina di nomi). l’anno scorso (era il primo dicembre e noialtri Ds eravamo alle prese col progetto del Pd) ho chiesto ai frequentatori del blog se avevano interesse a un incontro de visu per approfondire qualche argomento. l’idea era che ognuno si pagava il viaggio e io offrivo la sala e il buffet (!!!). si sono iscritti in 180 circa e ne sono venuti 141. abbiamo discusso per tre o quattro ore e la cosa mi è sembrata piuttosto utile (almeno lo è stata per me). sui siti di Letta e Veltroni ho letto le osservazioni fatte e andrò volentieri a dare un’occhiata. aggiungo solo che il vero limite (non del singolo ma della sinistra) quando parla di comunicazione e soprattutto quando la fa è un limite culturale. un ritardo che ha molte ragioni e radici nel tempo. c’è un bel libro (non è facile da trovare ma si trova) di Giandomenico Crapis (“Il frigorigero nel cervello”) che rilegge proprio il legame scontroso tra la sinistra (il Pci soprattutto) e la televisione. Ma la questione riguarda anche i linguaggi più recenti. in particolare mi sembra che funzioni ancora un riflesso d’apparato: della serie “va bene qualsiasi mezzo e canale ma a patto che siano usati da noi”, il che per ovvie ragioni limita il senso di quei linguaggi che se gestiti in forma tradizionale (da una fonte al mondo e senza ritorno) perdono gran parte della loro funzione. mah si potrebbero dire parecchie altre cose, ma mi fermo. grazie dell’ospitalità e buone cose.
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