[pippone necessario, scusate] La nota dolente di DiarioAperto: l’unica critica piena e aperta che abbiamo ricevuto nella enorme rassegna stampa è arrivata sulle colonne del Corriere della Sera – Economia. A firmarla è stato Carlo Formenti, laureato in scienze politiche, che si dichiara giornalista, filosofo, esperto di new media ed è anche un blogger (c’è anche una versione più lunga dell’articolo, sul suo blog).
Ho inviato un commento di risposta alle sue critiche sul blog di Formenti, svariate settimane fa: il commento non è stato pubblicato nè ho ricevuto risposta da lui. In sintesi, qual è il problema: da una parte io con gli altri autori degli Appunti per l’interpretazione dei dati di DiarioAperto (pdf) segnalavamo che tra i colti e informatizzati blogger di DiarioAperto l’interesse verso la politica parlamentare è basso, perlopiù appannaggio dei maschi, e in ogni caso vede i blogger assegnare scarsissima fiducia ai politici più noti (Prodi al 34,2%, Berlusconi al 16,2%).
Dall’altra parte Formenti ci ha attaccato soprattutto perchè, secondo noi, i post scritti dalle donne rappresentassero i modi di espressione più ricorrenti tra i blogger. Secondo noi un numero significativo di donne blogger sono interessate a raccontare esperienze di vita quotidiana senza particolare attenzione a criteri professionali giornalistici e senza l’interesse di discutere della politica ‘romana’. Scrive Formenti:
“Perché i curatori [di DiarioAperto], invece di fare due più due, tessono le lodi della blogosfera rosa… attribuendole il ruolo di avanguardia di una rivoluzione culturale che condurrà inevitabilmente verso la personalizzazione e il tramonto dell’informazione professionale? La risposta, a voler essere cattivi… sta meno nell’entusiasmo “femminista” per il presunto “empowerment” di un esercito di “massaie di Voghera online” e assai più nella potenzialità commerciale della ricerca”.
Qua Formenti pretenderebbe che noi prevediamo il tramonto dell’informazione professionale. Non si sa dove l’abbiamo scritto, ma andiamo avanti. Formenti sottolinea che non esista nulla come la blogosfera ma solo un immenso arcipelago di culture. Mentre condividiamo questo approccio con lui, Formenti si lamenta che i ricercatori di DiarioAperto promuovono "il trionfo della vocazione alla chiacchiera sulle pretese informative e controculturali dei blogger colti e politicizzati".
Secondo lui, non diamo abbastanza importanza al dibattito a proposito della politica istituzionale – pare che Formenti disdegni quei blog (secondo noi quelli più numerosi e significativi) dove sono le storie personali e le relazioni interpersonali a essere centrali: per lui, bazzecole da massaie di Voghera!
Formenti ha sollevato un punto importante sulle relazioni tra blogging e marketing. Anche prima del rilascio dei dati in giugno, alcuni blogger avevano criticato la ricerca similmente: a loro modo di vedere, DiarioAperto è stato messo in piedi solo dagli interessi di marketing e pubblicità delle aziende che lo promuovevano (vedi Aghost, Salvelli, Toso).
Una mia ricerca qualitativa realizzata nel 2005 (doc), condotta all’interno di una popolare comunità virtuale italiana, proponeva come all’interno degli ambienti internet stiano emergendo delle nuove forme di identificazione. In breve, non sono i discorsi politici forniti dai parlamentari che sono significativamente discussi e condivisi tra gli utenti. Invece, gli utenti cercano forme di identificazione tramite esperienze personali non riconducibili alla politica tradizionale e, soprattutto, alle attività di consumo. Allo stesso tempo, la politica tradizionale, le sue leggi e le sue istituzioni, sono ignorate o considerate importanti solo da una nicchia di questi utenti.
I dati di DiarioAperto concordano con le idee che ho proposto in quella ricerca. Il 41,7% degli intervistati, non a caso, ha trovato informazioni in un blog che hanno poi condotto all’acquisto di un prodotto. Quasi metà degli intervistati di DiarioAperto dichiara che alcune informazioni, contestualizzate in un post di un blog, sono state fondamentali nel comportamento d’acquisto.
Quando abbiamo chiesto ai compilatori del questionario quali erano le informazioni più influenti in questo senso all’interno di un blog, sono state segnalate soprattutto le esperienze positive di chi lo ha utilizzato, con la percentuale impressionante del 79,8%. Visto che le donne che bloggano, secondo i nostri dati, sono quelle più interessate a narrare sul proprio blog i fatti della ‘vita reale’, non è sorprendente come Formenti si scagli contro le donne blogger – tra l’altro le dipinte da lui senza distinzione come ‘massaie di Voghera’ il che è un approccio esplicitamente maschilista, povero Corsera.
Surowiecki, riferendosi a una nuova ‘specie di consumatori’ e i loro nuovi poteri forniti dalla loro partecipazione nelle comunità virtuali, scrive su Wired:
“Col tempo, alcuni marchi venivano a connotare qualità. Fornivano una misura di assicurazione [...per il consumatore...]. Quel senso di protezione si sta erodendo in industria dopo industria”.
Sarebbe importante tenere a mente che i processi di potere non sono quelli considerati importanti da “alcuni blogger colti e politicizzati”, ma sono anche quelli che vedono esplicitamente o implicitamente gli internauti confrontarsi sui loro consumi, discuterli, criticarli, attaccarli. Questo assedio ai brand e ai loro prodotti, vista la pervasività innegabile di marketing e aziende nella nostra vita, è probabilmente molto più rilevante di tante ‘big conversations’ di cui ci si riempie la bocca il blog.
Doostdar racconta come nei dibattiti sul blogging persiano ci sia uno scontro tra egemonie e contro-egemonie dove
“una classe intellettuale vede la sua autorità linguistica e culturale minacciata dalle ‘volgari’ pratiche dei blogger e da una disparate classe di non-intellettuali che deliberatamente attacca alle fondamente la loro autorità”.
Tutto il mondo dei blog è paese, a quanto pare.
(Ci viene criticata la formazione del campione dei 4 mila e oltre rispondenti di DiarioAperto: non dubitiamo che non sia rappresentativo di tutti gli autori e lettori di blog in Italia ma, come argomentiamo per svariate pagine tramite un confronto coi dati Istat, siamo abbastanza certi che i rispondenti di DiarioAperto siano tra i blogger più colti e informatizzati. Formenti, inoltre, articola delle critiche bizzarre sul nostro essere diventati troppo ‘nativi’, cioè incapaci di distanziare il nostro punto di vista dai blogger di cui abbiamo scritto. Non si sa su cosa basi queste critiche. Visto che può permettersi palcoscenici così grandi come il Corsera, farebbe bella figura a degnarsi di dare visibilità e rispondere alle nostre contro critiche)
a regà, l’italiano!!!!
“Qua Formenti pretenderebbe che noi prevediamo il tramonto dell’informazione professionale. Non si sa dove l’abbiamo scritto, ma andiamo avanti”
purtroppo sono un illetterato
non è mai troppo tardi
sto facendo lezioni di canto. basterà?
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