Robe de mati

[post folle]
Alora, no.
Mi son qua, al PostGraduate Center e lavoro no, fazzo robe, studio, lezzo, scrivo col pc, no?
E xe’ vizzin de mi, sula lunga scrivania mia su un altro pc, un mato che gavara’ un 60 ani, un vecio spela’.
Tipo se sa in giro che el fa un PhD su dele strane ricerche economiche sula politica irlandese de Dublino, no? Roba de cui no me podessi ciavar de meno. Col mulo Gabi antropologo lo ciolemo sai pe’l cul a sto veccio.
Bon. Desso per esempio el ga’ sbufa’ come se el fussi stufo de tuto, no? Desso che sto scrivendo co la tastiera, no?, cio’, proprio desso.
E prima che scrivevo velocisimo co la tastiera, el se gira verso de mi e el me ga varda’ sconvolto sbufando. Sara’ che mi bato forte sui tasti de la tastiera, ma sai forte. Ma che el vadi a remengo. E lora ghe go ditto: “Ehy, if you have problems with me, if I am bothering you, just tell me“. Silenzio, facia sconvolta e el se ga messo lavorar ‘vanti.
Ve digo solo questo: ieri sera son ‘nda’ via e ghe go dito a sto veccio spela’: “Bye! See you tomorrow!” (prima volta da mesi che tento de comunicar con lui). E lui me varda e, tuto sorpreso e svoncolto, el grugnissi. Mavarremengo…

Lingue e dialetti

Max Weinreich, un celebrato linguista Yiddish ha detto che “una lingua e’ un dialetto con un esercito e una flotta”. Non solo mi piace la definizione (sentita ieri sera al pub da Gordon e ricevuta oggi nella mailing list di gentediconfin) ma e’ interessante anche sapere che Weinreich ammette di non aver coniato lui l’aforisma: gliel’ha suggerito un tipo a una delle sue lezioni…

La misura del nerd, bianco, maschio

Un’anticipazione microbica così, giusto per gradire. Solo il 13,8% delle donne autrici/lettrici di blog che hanno risposto a DiarioAperto usano un feedreader Rss ogni giorno, il 65,2% non li usa mai.
I maschi (un vero pubblico di nerd) che si scaricano i feed ogni giorno sono il 45,3%, quelli che non li usano mai sono solo il 29%…
Solo per il 24,8% delle donne l’informatica e il web sono dei temi appassionanti, mentre i maschi che se la contano su questi temi sono il 66,3%…
: )

Telecom: “capitalisti della minchia”

Grandissima opera del blogger (e fondatore di Inet) Stefano Quintarelli che sta raccontando in diretta l’assemblea degli azionisti di Telecom. Non c’è solo Grillo. Ci sono anche tanti piccoli azionisti.
Come un azionista calabrese: “noi abbiamo la necessità di avere un vero azionariato diffuso ed abbiamo bisogno di leggi che ci consentano di smettere di farci gabbare da questi capitalisti della minchia“. : )
Oppure come Sivori, un medico: “voleva comprare due ville a portofino e invece ha comprato Telecom ai tempi di Colaninno… La villa che stavo comprando l’ha comprata Tronchetti provera“.

Ma oltre alle facezie, Quintarelli riporta decine di dati e di accuse sul delirio Telecom. Fare il blogger così è una roba seria.

(il tutto segnalatomi da Alberto)

Giornalismo da copia-incolla

Beniamino Pagliaro, evidenziando la provenienza dei suoi visitatori (le keyword di Google: carta canta), getta luce sul facile copia-incolla della stampa tradizionale.

Invero, il quotidiano locale Il Piccolo, per mano della firma di Elisa Lenarduzzi, negli ultimi giorni ha sfornato un paio di articoli sul “bullismo” nelle scuole. Lenarduzzi ha certamente sfruttato alcuni spunti di un post di Beniamino per un articolo del 10 aprile. Probabilmente, mi fa notare mio fratello Massimiliano, la stessa Lenarduzzi ha anche sfruttato un post ironico di quest’ultimo per l’articolo dell’11 aprile sul bullismo in cui Lenarduzzi mette una pezza su alcune inesattezze del giorno prima.

Sarei felice di sapere da Lenarduzzi perchè non cita mai le sue fonti quando queste sono dei siti pubblici di informazione. Così com’è la storia, Lenarduzzi si merita l’appellativo di ‘giornalista del copia-incolla’… . Sad but true.

Una delle menti di Libero.it…

Alessandro Gennari, 32 anni, uno dei cervelli dell’area editoriale di Libero.it, è ritornato a bloggare a questo indirizzo.
Sono sicuro che sarà un indirizzo web interessante: Alessandro è brillante ed è uno che ha il privilegio – mi immagino – di potersi studiare le cifre dei movimenti degli utenti su Libero.it. Il comportamento aggregato di milioni di utenti quotidiani dovrebbe essere carburante di qualità per alimentare la mente di qualcuno che vuole comprendere e discutere internet, no?
(aggiungo per chiarezza che Alessandro mi ha aiutato ad avere Libero.it come partner dell’Instant Poll 2006)

Rieducazione nell’era berlusconiana

 

Dal registro di classe: "Questa non è una classe, ma una fattoria composta da animali vari quali: vacche, porci, galli, somari e qualche fattore che per addomesticare gli animali rutta in maniera vergognosa. Impossibile fare lezione". (tratto dal sito ScuolaZoo.Com)

 

Noi invece nella prestigiosa sezione A del liceo Galilei di Trieste eseguivamo i rumori della notte: quando la prof. (Rambelli in particolare, detta anche Ramba) era girata a scrivere sulla lavagna, si alzavano i versi di numerosi animali notturni, tra cui il gufo, il gatto, il lupo, ecc. Era uno dei tanti momenti fantastici di anarchia e divertimento che ho passato a scuola.

In questi giorni sta avendo, pare, un grande successo il sito ScuolaZoo.Com che raccoglie video da tutta Italia ripresi da studenti che mostrano professori karateki, studenti che ballano alle spalle dei prof, salti della cattedra, studenti che fanno colazione o si mangiano una pasta in aula, fughe dalla classe dalla finestra, and much more: ho passato un’allegra sera in famiglia di venerdì santo, tutti con le lacrime, a ridere con questi video (autori di ScuolaZoo, siete dei miti).

E dopo mi imbatto nella rassegna stampa di Scuola.Zoo, appunto. E’ una raccolta di articoli e video di testate locali e nazionali, che sale d’importanza parallelamente alla crescita del numero di commenti ai post del blog di ScuolaZoo, cifre di commenti che qualsiasi blogger italico (BeppeGrillo escluso) si sognerebbe di raggiungere. Il livello del lavoro dei giornalisti nella maggior parte dei casi è allarmante – forse è veramente troppo tempo che non sono consueto con la tv o i giornali nazionali.

Malgrado gli autori di ScuolaZoo giustamente si smarchino, questo è stato bollato da vari reporterz come "il sito del bullismo". Due esempi possono servire a capire il ruolo dei media tradizionali: quelli di due servizi trasmessi dalle reti Mediaset.

StudioAperto
per bocca del noto mezzobusto Claudio Brachino: "Un altro scandalo a scuola… una ragazza in topless ripresa col videofonino… vi mostriamo le immagini tratte… dal sito del bullismo… ecco un altro video-choc… una giovane si lancia in un goffo strip-tease…". La verità è che la ragazza fa vedere le tette per 50 centesimi di secondo durante un intervallo… forse la redazione di StudioAperto non ha mai visto i film mandati da Italia1 in prime time (milioni di telespettatori) o non si è mai recata su una spiaggia d’estate dove migliaia di teen ager si denudano in bikini oppure, omioddddiooo, anche in topless.
Già me l’immagino i giornalisti di Italia1 quando, per la prima volta nella loro vita, andranno al mare quest’estate: "Scandalo sulle spiagge italiane… Sodoma e Gomorra… ecc."

Invece, il Tg5 (l’ammiraglia), fa peggio: "In un video a scuola… tre studenti armati di ombrelli giocano a fare i terroristi… in rete è finito addirittura un finto rapimento… una moda davvero stupida e pericolosa…". Orwell sarebbe entusiasta. Il blog Pollicino risponde alla psicopolizia di Mediaset così: "Se l’avessero fatto su Zelig o su qualsiasi altra trasmissione televisiva che avremmo detto? Forse esercizio legittimo della satira". Non serve aggiungere altro.

Mi sembra palese come al crescente traffico su ScuolaZoo abbia contribuito il passaparola sui blog dei video di YouTube – che si copiano e incollano agevolmente da un blog all’altro, assieme alla mega cassa di risonanza delle tv e della stampa. Così, secondo i dati di YouTube, i video più visti di ScuolaZoo si sono attestati in una settimana dalla loro messa on-line attorno alle 50 mila visite.

Ma il ruolo dei media tradizionali, di Mediaset in particolare, è molto più ambiguo dell’amplificazione del successo. Nella definizione della popolarità appiccicata da questi giornalisti c’è anche un marchio d’infamia – certamente ingiustificato se si osa dire che ScuolaZoo è il sito del bullismo. Il bullismo implica un atto di sottomissione, verbale o fisicamente violenta, di un debole da parte di altri più forti.

Come si può sostenere che gli studenti siano i più forti nella griglia obbligata della scuola, fatta da docenti, presidi, orari, libri? Non lo so. Qual è il collegamento del bullismo di cui sembra essere vittima il suicida Matteo con ScuolaZoo? Non ne ho idea…

Per me gli studenti che fanno le scimmie a scuola sono un’alterazione del sistema: e mi esaltano. E’ il contenitore-scuola che li vuole normalizzare preparandoli (malamente visto il livello dei docenti) alla nostra società come individui con una certa moralità, già decisa nei processi di quella scuola su cui gli studenti hanno veramente poca influenza.
E quando questi studenti pubblicano on-line sè stessi nella sfera pubblica rappresentano un’alterazione delle regole ancora più pervasive della moralità – una moralità silenziosamente forzata dai media: "Un altro scandalo…".
Ma molti ragazzi, non tutti, che passano per YouTube, sanno che quel futuro di TG-CINQUI e StudiAperti non gli appartiene. E la loro resistenza e la loro ironia mi esaltano.