Io non sono un call center (o dell’alienazione del blogger)

Ah, le emozioni! Questo fervere che mi rode quando qualcuno critica le cose su cui lavoro senza pensare come vorrei… Nel corso dell’inchiesta DiarioAperto, proposta da Swg, UniTrieste e Splinder a cui hanno risposto oltre 5 mila autori e lettori di blog, mi sono lasciato andare a un quasi grossolano alterco con il blogger Andrea Toso e alcuni dei visitatori del suo blog.
Toso difendeva e si faceva custode di una definizione di blogging “all’italiana” per cui, secondo lui, l’impostazione che avevamo dato all’inchiesta DiarioAperto era scientificamente sbagliata. Argomentavo con entusiasmo che prima di lanciarsi in critiche di qualsiasi tipo, Toso avrebbe dovuto preoccuparsi di commenti analoghi e simili posti online da molti prima di lui e in svariati posti virtuali sul tema di DiarioAperto. Dicevo, insomma, che se uno vuole fare una critica autorevole, avrebbe dovuto essersi prima informato autorevolmente: ovvero cercando tutte le informazioni che puo’ trovare in rete secondo i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica (Google, Google Blog Search, Technorati, Del.icio.us…). Se no, uno riempie il web di fuffa.
Sputtanato in campo avversario, scleravo. Perche’ non mi andava giu’ – e non mi va – di rispondere milioni di volte alle stesse critiche. Perche’ io non sono un call-center. Perche’ chi scrive sul proprio blog, dovrebbe avere la creanza di non pensarsi come uno speaker del TG1, autorevolissimo senza fondatezza e incriticabile: ma dovrebbe riconoscere che, appunto, quando uno scrive qualcosa in rete partecipa implicitamente a una conversazione con gli oggetti o i soggetti del suo discorso. Che gli piaccia o no. E i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica di cui sopra non sono un optional, ma un must, se non vogliamo pensare che la conversazione in rete sia appunto equivalente a quella tra Lilli Gruber e me dall’altra parte dello schermo (equivalente a zero o, alla meglio, a io che chiamo il call center della Rai per mandarla a quel paese – ammesso che il call center della Rai esista e dubito…).
Per me pubblicare robaacaso sul proprio blog e’ da alienati che non sanno fare di piu’ rispetto ai comportamenti proposti da mamma-tivvu’.
Ed e’ da alienati chiedersi perche’ i blog italiani non vadano oltre i 1000 utenti al giorno, come si domanda il blogger Massimo Mantellini qua che poi si risponde qua e qua, manco fosse Marzullo (Massimo invero dice cose simili a questi miei stessi argomenti).
Ed e’ da alienati ergersi a arbitri della verita’ su chi sa le cose di internet e chi no, come fa il giornalista Fabio Metitieri (prova1 e prova2) che si erge come sempre a giudice supremo della verita’ dei milioni di abitanti della rete italiana, neanche fosse Santi Licheri.
Ed era alienante gestire il customer care di Giovani.it dove decine e decine di utenti alienati ogni giorno pretendevano che una manciata di redattori rispondessero a tutte le loro beghe con la dovizia e la precisione che non si dovrebbero pretendere da una redazione di un sito di decine migliaia di visitatori ma dal call center di “Chi vuol essere milionario?”.
Eccetera.
Ho letto spesso di quanto sono belle le conversazioni in rete, che i mercati sono conversazioni e blah blah. Non ho letto mai che le nuove conversazioni elettroniche non implicano solo che un’azienda o un grosso produttore (di beni, di narrative, dati, idee, come Swg e UniTrieste) si mettano in discussione. Questo nuovo contesto telematico implica anche, p.e. per il blogger, la briga di andarsi a cercare quello che e’ gia’ stato detto sullo stesso tema di cui si va a scrivere.
Voi non siete Lilli Gruber. E a me… le alienazioni mi danno tante emozioni… non positive, invero.

12 pensieri su “Io non sono un call center (o dell’alienazione del blogger)

  1. Non ho nessuna intenzione di dare definizioni o dire come va il mondo in assoluto. Io diedi una mia impressione e una mia personale opinione.
    Non riaccendo il flame sul quale tu mi pare abbia buttato un po’ di benzina a distanza di oltre un mese.
    Qui nessuno si “erge” e nessuno chiede di fare il call center.
    Quando guardi una macchina per acquistarla e ti chiedi perché non ha le ruote non chiedi al concessionario il motivo, guardi un’altra macchina che ha le ruote.
    Quel questionario non mi convinceva. Punto.
    Non mettere in croce la gente perché non la pensa come te.
    Se devi rispondere “milioni di volte” a delle critiche inizia a pensare perché qualcuno ti sta criticando.
    Saluti.

  2. non mi sembra di stare facendo “un flame”. sto solo dicendo come mi sono sentito e come valutavo e valuto quello che hai scritto.

    questa tua tendenza a dare definizioni e categorie (“blogging all’italiana”, “flame”) mi sembra che ti sia utile a definire i confini di quello che sta nel giusto e di quello che sta nello sbagliato, quello di cui si puo’ parlare e quello di cui non si puo’ parlare.

    L’ESEMPIO DELL’AUTO che riporti nuovamente e’ veramente fuorviante e sbagliato.
    non puoi usare da una parte l’universo di concetti e moralita’ del blogger (“i mercati sono conversazioni”, ecc.) e, quando fa comodo, l’esempio del concessionario automobilistico.
    se i mercati sono conversazioni (sostengo con entusiasmo questa ipotesi) e la rete e’ fatta di conversazioni (idem) allora chi scrive in rete deve riconoscere che la conversazione e’ gia’ in linea. e deve riallacciarsi alla conversazione, prendendone atto e partendo da quella.
    se no sei come lilli gruber o il concessionario delle auto: che non prende atto di quello che dicono gli altri, ma impone la sua verita’ universale e atemporale, punto e basta.
    a me sta bene avere 15 lettori ed essere famoso per loro. mi sta bene avere in mente il perimetro dell’insieme di persone con cui parlo, dei temi a cui mi riferisco e dei soggetti e degli oggetti coinvolti.

    con simpatia, sul serio…

  3. Io non voglio danneggiare nessuno e non voglio essere il guru di nessuno.
    Ripeto quello che dissi allora.
    Mi duole che ci sia stata questa polemica.
    Tutti hanno le loro opinioni e il giramento di coglioni facciamocelo venire per chi veramente spacca le uova nel paniere tutti i santi giorni senza il minimo di competenza. Direzioniamo le nostre ire su di loro.
    Potrei fare facilmente un elenco.
    Buon tutto.
    (non riaccendiamo questa cosa dai)

  4. In generale, trovo che il limite del blog sia che vive di conversazioni, ma che non sempre si sia ben disposti verso il conversatore, perché non lo si è scelto, perché non lo si conosce, perché la conversazione è mediata, ecc.
    Nel caso specifico ho riletto a distanza i commenti sul post di Andrea T. e quello che più mi ha infastidito è quel “noise” di fondo, di altri commentatori che intervenivano, a volte anche con poco costrutto, a mò di tifosi di una o dell’altra fazione.
    La verità è che quello che in una redazione viene celato all’esterno (servizio opinioni o call center) nel blog viene messo sempre nero su bianco e spesso in modo istintivo da chi commenta. Sono stato troppo saccente? per uno che di blog ne capisce poco, penso proprio di si, pazienza….

  5. Se pol, se pol, ma alle volte par de esser allo speaker’s corner de Hyde Park… te se meti a parlar e no te scolta nisun!

  6. questo xè possibile,ma contento chi parla….
    nisun xè obbligà a scoltarlo!
    ; )

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