Non per far el figo ma…

come eminemMy first single. Ho pubblicato un articolo sulla rivista "Journal of Urban Technology", pubblicata da Routledge cioe’ quel che i dixi sia l’editore universitario piu’ figo del pianeta (sedi a New York e Londra, no bruscolini).

L’articolo e’ intitolato "New Languages and New Consumers: Changing Italian Media-Scapes". In cui si narra di come, a fronte di un sfera pubblica fatta da giornalisti, politici (e spesso imprenditori) amanti della conservazione e dell’immobilismo, la rete fornisca a nuove culture e rivendicazioni politiche, soprattutto di matrice giovanile, l’occasione per emergere. Nella mia simpatica analisi ci sono dei nuovi poteri a farsi vivi, da una parte quello labile e disorganizzato rappresentato da chi scrive e si interconnette in rete, dall’altra quello transnazionale e pervasivo della pubblicita’ e dei prodotti di consumo proposti dalle multinazionali.

Tra i protagonisti di questo avvincente articolo: Unione degli Studenti, Alessandro Barbano giornalista del Messaggero, James Surowiecki di Wired, i dati del Censis, Giuseppe O. Longo, Benedict Anderson e Arjun Appadurai, Verena Gioia, Thejournalist e Mrsroxydurst (come il prezzemolo queste ultime).

Copie dell’articolo per i piu’ simpatici.

Io non sono un call center (o dell’alienazione del blogger)

Ah, le emozioni! Questo fervere che mi rode quando qualcuno critica le cose su cui lavoro senza pensare come vorrei… Nel corso dell’inchiesta DiarioAperto, proposta da Swg, UniTrieste e Splinder a cui hanno risposto oltre 5 mila autori e lettori di blog, mi sono lasciato andare a un quasi grossolano alterco con il blogger Andrea Toso e alcuni dei visitatori del suo blog.
Toso difendeva e si faceva custode di una definizione di blogging “all’italiana” per cui, secondo lui, l’impostazione che avevamo dato all’inchiesta DiarioAperto era scientificamente sbagliata. Argomentavo con entusiasmo che prima di lanciarsi in critiche di qualsiasi tipo, Toso avrebbe dovuto preoccuparsi di commenti analoghi e simili posti online da molti prima di lui e in svariati posti virtuali sul tema di DiarioAperto. Dicevo, insomma, che se uno vuole fare una critica autorevole, avrebbe dovuto essersi prima informato autorevolmente: ovvero cercando tutte le informazioni che puo’ trovare in rete secondo i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica (Google, Google Blog Search, Technorati, Del.icio.us…). Se no, uno riempie il web di fuffa.
Sputtanato in campo avversario, scleravo. Perche’ non mi andava giu’ – e non mi va – di rispondere milioni di volte alle stesse critiche. Perche’ io non sono un call-center. Perche’ chi scrive sul proprio blog, dovrebbe avere la creanza di non pensarsi come uno speaker del TG1, autorevolissimo senza fondatezza e incriticabile: ma dovrebbe riconoscere che, appunto, quando uno scrive qualcosa in rete partecipa implicitamente a una conversazione con gli oggetti o i soggetti del suo discorso. Che gli piaccia o no. E i consueti strumenti del mestiere dell’autorevolezza elettronica di cui sopra non sono un optional, ma un must, se non vogliamo pensare che la conversazione in rete sia appunto equivalente a quella tra Lilli Gruber e me dall’altra parte dello schermo (equivalente a zero o, alla meglio, a io che chiamo il call center della Rai per mandarla a quel paese – ammesso che il call center della Rai esista e dubito…).
Per me pubblicare robaacaso sul proprio blog e’ da alienati che non sanno fare di piu’ rispetto ai comportamenti proposti da mamma-tivvu’.
Ed e’ da alienati chiedersi perche’ i blog italiani non vadano oltre i 1000 utenti al giorno, come si domanda il blogger Massimo Mantellini qua che poi si risponde qua e qua, manco fosse Marzullo (Massimo invero dice cose simili a questi miei stessi argomenti).
Ed e’ da alienati ergersi a arbitri della verita’ su chi sa le cose di internet e chi no, come fa il giornalista Fabio Metitieri (prova1 e prova2) che si erge come sempre a giudice supremo della verita’ dei milioni di abitanti della rete italiana, neanche fosse Santi Licheri.
Ed era alienante gestire il customer care di Giovani.it dove decine e decine di utenti alienati ogni giorno pretendevano che una manciata di redattori rispondessero a tutte le loro beghe con la dovizia e la precisione che non si dovrebbero pretendere da una redazione di un sito di decine migliaia di visitatori ma dal call center di “Chi vuol essere milionario?”.
Eccetera.
Ho letto spesso di quanto sono belle le conversazioni in rete, che i mercati sono conversazioni e blah blah. Non ho letto mai che le nuove conversazioni elettroniche non implicano solo che un’azienda o un grosso produttore (di beni, di narrative, dati, idee, come Swg e UniTrieste) si mettano in discussione. Questo nuovo contesto telematico implica anche, p.e. per il blogger, la briga di andarsi a cercare quello che e’ gia’ stato detto sullo stesso tema di cui si va a scrivere.
Voi non siete Lilli Gruber. E a me… le alienazioni mi danno tante emozioni… non positive, invero.

La banda dei triestini del basket

Valerio Bianchini ricorda su BasketNet la sua prima a una partita del Borletti Milano.
Bianchini 1: “lo zio Berto conosceva Stefanini, Romanutti, Rubini e tutta la banda dei triestini che, ammaestrati dai soldati americani erano venuti a Milano perchè iniziasse il dopoguerra e una nuova Italia anche nello sport”
Bianchini 2: “noi si era del basket, tutt’altra civiltà vi assicuro”
Bianchini 3: “Durante tutto il time-out sembrava che in quell’immenso teatro esistesse un solo protagonista: Cesare Rubini”
(cross-post con Bora.La)

Sinistra radicale, where are thou?

Marco Travaglio 1: “l’aggettivo «radicale» dovrebbe indicare intransigenza ferrea, allergia assoluta ai compromessi sui valori fondamentali. Ora: qualcuno può affermare che uno solo dei leader etichettati come «sinistra radicale» corrisponda alla descrizione?…”.
Marco Travaglio 2“Possibile che i nostri rivoluzionari che s’indignano ogni due per tre e si macerano in interminabili crisi di coscienza per qualunque cosa accada a distanza di sicurezza di non meno di tremila chilometri, non abbiano nulla da dire sulle tante vergogne a due passi da loro (e da noi)?”
Tuttoqua…

Lo spettacolo tratto da Dave Eggers

Emanuele mi ha scritto:
“Ciao, sto promuovendo attraverso la rete il mio spettacolo LIFE POINTS tratto dal romanzo di Eggers “La struggente opera di un formidabile genio”.
Lo spettacolo – un monologo – sara’ in scena a MILANO dal 13 al 17 marzo ore 21 teatro alle colonne (presso le colonne di S.Stefano). Ho fatto vedere il promo a Eggers che ne era entusiasta (in effetti il promo era fatto bene).
SE anche non potrai venire a vederlo aiutami a diffondere la notizia il piu’ possibile: il teatro (non solo io) e’ distrutto dall’assenza di spettatori, sono sicuro che gli amanti di quel libro meraviglioso saranno per lo meno interessati di vedere come e’ stato portato in teatro”