Indizi sul potere e sul controllo in Uk

[BELFAST - a cura dell'antropologo dei poveri] Raccolgo tracce sulle differenze generiche e generalizzate tra la societa’ italiana (ammesso che esista) e quello che vedo di quella britannica (ammesso che esista).

(1) I thought that everybody weared uniforms! don’t you?“, mi ha esclamato e chiesto sorpreso il mio amico Gabi, inglese, quando gli ho fatto presente che no, nelle scuole in giro per l’Italia ed altre nazioni gli studenti non si mettono divise.

(2) A lezione ogni tanto dico delle castronate e/o mi esprimo incomprensibilmente con un inglese tutto mio. La cosa che mi fa imbestialire e’ che non mi fermano mai ma stanno zitti. “Siete troppo gentili, cazzo”, gli dico un giorno. Gabi poi mi ha spiegato che quando si trova tra spagnoli che lui frequenta frequentemente, lui strippa perche’ lo interrompono ogni due per tre. “You can not make any point”. No te se pol spiegar, insomma, no, se un te ferma ogni do per tre.

(3) Per strada la gente si muove come in tutto il mondo. Ma di meno. Muovono i loro arti un po’ di meno. Sono meno vistosi quando si spostano. Gesticolano di meno. Hanno un’andatura piu’ uniforme.

(Conclusioni provvisorie) Loro sono piu’ incasellati. Come in un esercito. Ma possono esprimersi di piu’. Ma sono piu’ controllati. Sono di piu’ un gruppo, una formazione, un’armata, ed e’ per questo che gli anglosassoni hanno spaccato il culo ai passeri nel corso degli ultimi secoli. Foucault sei contento? Ciao

Notizie dal mondo

La mia amica Maggie, svedese e anche polacca, mi racconta che in Svezia il 30% delle letture che vengono date in pasto agli studenti universitari e’ obbligatoriamente in inglese. Ella aggiunge che in realta’ circa il 50% dei testi, alla fine della fiera, e’ in inglese e presso alcuni dipartimenti come quelli di antropologia e scienze politiche si arriva a un’80-90% di testi in inglese.

El mulo Vassos Argyrou su tutti noi uguali

Ieri alla Scuola di Antropologia della Queen’s ha tenuto un seminario Vassos Argyrou, autore del libro “Anthropology and the Will to Meaning: A Postcolonial Critique“. Argyrou e’ un antropologo di professione, per cui fondamentalmente e’ costretto a usare quotidianamente i concetti prodotti da una disciplina che considera se’ stessa come la democratica per eccellenza, sia nella sua voglia di rappresentare piccole comunita’ sia nella sua voglia di raccontare chi non “ha visibilita’”.

Secondo Argyrou l’idea che sottosta’ all’antropologia e’ un dettato illuministico per cui “tutti gli uomini sono uguali” ed e’ degno per lo studioso trovare le similitudini e le uguaglianze nelle varie differenze che la storia ha appioppato a distinte comunita’ di persone. Come dargli torto.

Quello che sembra abbastanza sconcertante ma convincente del suo ragionamento – se visto in contrasto rispetto a quel dettato – e’ invece l’idea per cui l’essere umano e’ portato naturalmente a volersi distinguere da ogni altro. “Differentiation and distinction are in the nature of human being“.

In altre parole l’Occidente illuminato – e l’Antropologia come una dei suoi tanti emissari – organizza il proprio pensiero perche’ sia omnicomprensivo di ogni essere umano… perche’ tanto siamo tutti uguali ed e’ quindi proprio questo il motivo per cui e’ possibile democratizzare tutto e tutti (nel bene e nel male), dominare tutto e tutti (nel bene e nel male), andare a scoprire e a tamarrare tutto e tutti (nel bene e nel male). L’idea che tutti i 6 miliardi di persone siano uguali e’ insomma una forma di alienazione che riguarda immense necessita’ di generalizzare per i cittadini. Dargli torto?

James Clifford, citato da Argyrou, ha detto qualcosa come “l’antropologia e’ una forma di allegoria che l’Occidente racconta a se’ stesso”. Marc, research fellow alla Queen’s, gli ha fatto presente che Rousseau concepiva l’uguaglianza tra gli uomini come un atto di affetto piu’ che di ragionamento, insomma un atto politico dettato da un emozione. Eccetera…

Steve Jobs e la mela verde

Daniele mi inoltra:

We love Apple. Apple knows more about “clean” design than anybody, right? So why do Macs, iPods, iBooks and the rest of their product range contain hazardous substances that other companies have agreed to abandon? A cutting edge company shouldn’t be cutting lives short by exposing children in China and India to dangerous chemicals. That’s why we Apple fans need to demand a new, cool product: a greener Apple.

Check it here:
http://www.greenmyapple.org/about.html