Mattia T. e Rossella C. mi chiedono che fine ho fatto. Sono in molti a chiedersi che fine ho fatto. Sono uno studente della Queen’s University di Belfast, uno dei pochi che parlano italiano in questa città. La cosa non mi dispiace.
Sto seguendo un Master in Antropologia Sociale le cui lezioni dureranno fino a maggio. Dopo dovrei fare un mese di ricerca sul campo in qualche luogo del pianeta su cui adesso non avrete dettagli.
Durante l’anno passato avevo fatto diverse domande per entrare in Università della Gran Bretagna e alla fine ci sono riuscito. Per cosa? Per avere, a quanto vedo ogni giorno, un sistema di istruzione basato sulla discussione continua tra studenti e docenti, sulla esemplificazione di teorie (articoli e libri) realizzata dal docente che spiega come lui si è comportato in pratici momenti di ricerca, per poter accedere a uno sconfinato archivio di conoscenza che è la biblioteca dell’Università e, soprattutto, il database elettronico di articoli accademici.
L’ambiente dell’Università è una figata. Nel mia Scuola di antropologia ho come compagni di post-laurea studenti inglesi, irlandesi, americani ma anche giapponesi, bengalesi, svedesi – sì, anche babe! La città è un po’ deprimente. Ma i panorami dei dintorni sono fantastici. La musica tradizionale irlandese suonata dalla gente del posto – nei pub possibilmente – è incredibilmente coinvolgente, drammatica, calda. Voglio diventare un violinista fiddler, da grande. Non so se voglio tornare a Trieste o no – intendo nella mia vita.
In questo momento l’ultimo disco dei White Stripes a palla.
Oggi ho trovato una nuova casa, perchè a fine gennaio Alice e i patatini vengono qua. Questi due mesi e mezzo ho vissuto all’Elms Village, un mega complesso di case dello studente. La camera in cui vivo è piuttosto piccola,
ma quello è il meno.
Sono circondato da pericolosi. Ecco un affresco paranoico dei miei più brillanti compagni di appartamento:
Dirlandese (m). Della Repubblica. Incapace non solo di cucinare ma anche di fare la spesa. Redarguito più volte per i furti di cibo, per l’utilizzo delle stoviglie mie e altrui e per la merda lasciata in giro in cucina. Apprezzato però per le sue battutone sporche e/o sessiste che lo accomunano a me e ai due spagnoli Erasmus con cui fa bordello fino alle 5 di mattina, spesso e volentieri. Tutto ciò ha conseguenze negative sulla stabilità psicofisica del sottoscritto che studia, lavora a distanza per Swg, per il mio blog e per vari altri side-project (sono una pop-star). Dirlandese ultimamente si sente depresso perchè ritiene che l’Elms Village sia una specie di prigione. "It is because of the bricks on the walls", ha dichiarato. Come dargli torto. Vedi foto:
Dirlandese è meglio comunque di…
Firlandese (f). Del Nord Irlanda, campagna. Sa cucinare solo roba pre-cotta. Non rivolge la parola agli stranieri. Cioè me. Vaffanculo.
Dpolacco (m). Non sa l’inglese, anche se sta migliorando, povero. Quindi l’esperienza interattiva è ancora più frustrante che con Firlandese. Come se ciò non bastasse, è stato avvistato nei seguenti imbarazzanti momenti: ore 10 vaso di lardo spalmato su pane con accompagnamento di patate bollite; ore 15 patate bollite; ore 18 patate bollite, latte e biscotti; ore 23 latte e muesli e patate bollite. Ben, no?
Mfinlandese (m). Pallido come lei. Ha smesso di parlare dopo la prima settimana. Quindi l’ho visto due sole volte. volta1) Quando passavo nel corridoio e lui ha fugacemente aperto uno spiraglio della porta per vedere se passava qualcuno. volta2) Quando, mentre ero solo con Dirlandese in cucina parlando di calcio, ha fatto irruzione e ci ha intimato di "smetterla di parlare di masturbazione" perchè "parliamo sempre di masturbazione".
Venerdì vado a Amsterdam da Fabiana e dopo torno a Trst con Fabrizio. Mi fermerò nella capitale mitteleuropea per 1 mese. Questa è una moneta da un quid che Real Ira ha ben pensato di riconiare (anno 2000, finita nelle mie tasche per caso):
Questo qua sotto invece è un pisellino che si è materializzato sulle finestre della mia cucina dopo che G., il mio amico inglese, mi aveva confessato la sera prima che lui quando i baroni fanno i fighi e si spippettano a vicenda vuole disegnare solo pisellini:
Craic è questo. Gli irlandesi lo dicono sempre. Anche io: what’s the craic, then?





