Joe Trippi, campaign manager di Howard Dean, dichiara ieri sul suo blog di aver lavorato per Romano Prodi in questa nostra campagna elettorale.
La notizia è sorprendente non tanto per la consulenza in sè stessa, quanto per quello che è stato prodotto su internet dai prodiani. Si può supporre che questi non abbiano sfruttato così bene il bagaglio di quello che, protagonisti Trippi e Dean, è stato uno dei più grandi eventi di democrazia partecipata in giro per il mondo di sempre.
Invero, la campagna di Prodi è stata per i contenuti decisamente "top-down" e molto poco "many-to-may" mentre, per quanto riguarda lo strumento "grass-root", ovvero di organizzazione autonoma sul territorio di comitati a sostegno di Prodi, il parto è stato ugualmente infelice: un sito per organizzarsi sul territorio che è stato pubblicizzato solo sul sito di Prodi stesso, dalla usabilità scadente e, per quello che ne capisco, dall’altrettanto scadente tecnologia.
Aggiornamento: Scopro che Trippi aveva già parlato della consulenza l’11 aprile, quando si congratulava per la vittoria col "centre-left party"…
Ho letto il libro di Trippi e francamente non mi sembra che la campagna elettorale di Prodi sia stata “grassroot” anche a causa della pessima legge elettorale che ha costretto tutti a puntare sulla televisione.
il libro di trippi infatti dice il contrario di quello che prodi ha fatto.
ma non credo che sia colpa della legge elettorale se i prodiani hanno lavorato così male su internet, quanto della loro scarsa conoscenza del mezzo
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ma chissà quanti Joe Trippi ci sono in America. siamo sicuro che abbiano chiesto una consulenza a quello giusto?
sob.