La mia amica Paoglia S. da Belfast qualche tempo fa mi ha segnalato una interessante intervista pubblicata sull’Irish Times a Noam Chomsky.
L’intellettuale americano parla di diritti umani, l’attitudine delle popolazioni verso i propri governanti, lo sgomento della cultura colonialista euroamericana di fronte all’11 settembre. Ma il passaggio più interessante e che, in forza di un punto di vista esterno come quello di Chomsky aiuta a chiarirci le idee sul processo di integrazione europea, riguarda appunto gli interessi americani verso l’Unione Europea.
Qua trovate l’intervista originale. Di seguito ho tradotto alcuni dei passaggi più fighi:
"Gli Stati Uniti sono stati ambivalenti dagli anni ’40. Da una parte gli Usa hanno fatto pressione per qualche forma di unificazione europea per ovvie ragioni. Se l’Ibm investe in Europa, per loro è meglio avere una sede con una moneta e un linguiaggio che 20 sedi in 20 paesi differenti. [...] Infatti, il Piano Marshall è stato la cornice in cui le aziende multinazionali si sono sviluppate [...].
Dall’altra parte, gli Usa sono stati sempre preoccupati che l’Europa possa andare per gli affari suoi. Di solito è stata chiamata una "potenziale terza forza" durante la Guerra Fredda. E dal 1970, quando il mondo è diventato economicamente tripolare – tre grandi centri economici: quello gravitante attorno al Giappone, quello tedesco basato in Europa e il Nord America – queste proeccupazioni sono diventate più serie, e ora sono ancora più serie. [...]
Ci si aspetta dalla Spagna e dall’Italia che siano più subordinate anche se non sempre lo sono.
E poi c’è una spinta alla diluizione. E’ lo stesso con la Turchia. Gli Usa hanno fatto pressioni molto forti per l’inclusione della Turchia per anni, non perchè amano la Turchi ma perchè vogliono assicurarsi che l’Unione Europea sia più controllabile. [...]
Ci sono alcune cose che l’Unione Europea ha fatto e che ritengo siano molto negative. Per esempio, il potere della Banca Centrale Europea, che è così oltraggioso che anche i conservatori americani non riescono a capacitarsene. E’ molto più forte della Federal Reserve.
La conseguenza benefica e non pianificata dell’Unione Europea è che sta stimolando un tipo di regionalismo – "L’Europa delle regioni", che è una cosa buona. Così in regioni della Spagna o dell’Inghilterra o in altri posti, c’è un revival di culture locali, linguaggi locali, alcuni gradi di autonomia in Catalogna o nei Paesi Baschi. La Scozia ha un’autonomia limitata. Senti parlare gallese a Cardiff e ce ne eravamo disabituati."
noam xè sempre un grandissimo..
he knows…!