Beppe Caravita, immaginifico, va oltre il manifesto di Davide Corritore per l’internet pubblico a Milano. Caravita sprigiona entusiasmo da miracolo italiano (ne avremmo bisogno tutti) ma soprattutto teorizza ipotesi che mischiano pubblico e privato di cui da tempo si parla per innovative riforme politiche ma che mai si realizzano.
Caravita sostiene che non è sufficiente che il Comune fornisca l’accesso gratuito alla rete: "Comune e Aem sono solo gli architetti e i gestori della rete fisica di base. Mentre i servizi sono sviluppati liberamente dai provider, vecchi e nuovi, e dalle iniziative di volontariato. [...] Ci sarà chi farà pagare (poco), chi si ripagherà con formule pubblicitarie non intrusive, con contenuti locali, chi lavorerà esclusivamente sul modello volontario di cittadinanza. Ci sarà chi promuoverà reti Wi-fi interconnesse da casa a casa e così via. L’infrastruttura condivisa diverrebbe terreno di multiple sperimentazioni e di multiple iniziative, comprese quelle gratuite".
Vogliamo un programma forte per l’Unione, entusiasmante, che riempia di senso sia le aspirazioni dei cittadini verso il mercato che per uno stato sociale moderno? Ascoltiamo Caravita, non solo a Milano ma a livello nazionale!
(e Roma che fa? ah già… noi come sindaco abbiamo il comunicatore che di programmi concreti non ne ha bisogno…)