granieri parlò e alberto scosse la testa

* ma che staiaddì? *

per mia e di molti fortuna*, a questo convegno a torino chiamato "web days" non ci sono andato.
a sentire alberto, durante la conferenza un autore di un blog, giuseppe granieri, invitato come uno dei conferenzieri più importanti, è riuscito a dire che bisogna star attenti nella diffusione della rete tra i cittadini perchè ci potrebbe essere "scarsa educazione all’utilizzo" della stessa.
glom. per dirne una, quando ho progettato e visto nascere diversi dei servizi di giovani.it (sito che oggi, dati nielsen alla mano, fa tra i 400 e i 500 mila utenti al mese), il problema dell’educazione all’utilizzo del mezzo si è presentato sempre e solo come un accidente secondario.
non sai come utilizzare il servizio di blog? chiedi via chat ad un altro utente. non sai come inserire le immagini sul tuo blog? idem, con patate. non sai qualcos’altro? i componenti della comunità virtuale ti aiutano. non sai dov’è il limite su quello che eticamente è pubblicabile o no? la comunità anche su questo si auto-regola.
non è un caso se molti siti importanti hanno forum e blog in cui la gente si aiuta vicendevolmente a utilizzare il mezzo: come flickr, splinder, wikipedia solo per citarne qualcuno.
i problemi dell’affermazione di internet in italia sono ben altri: l’ignoranza in merito alla rete di classi dirigenti presso aziende, università e istituzioni, lo snobismo verso questo mezzo… democratico e popolano.
affermare che bisogna andarci cauti con l’utilizzo della rete è, questo sì, pericoloso: rinfocola uno snobismo italiano ben noto per cui gli adatti a parlare in questo paese sono i soliti noti. frasi del genere dette da un blogger sono… pazzesche.
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* alice dice: "perchè se non c’eri a torino è una fortuna anche degli altri?"
io: "perchè mi avrebbero odiato, me e la mia arroganza…"

locomotiva scomponibile e soci

* un, uno, ena, one, ein *

in occasione dell’attesissimo compleanno UNO di patatino, i previdenti genitori alice e enrico maria hanno provveduto a stilare una lista di giochi e giochini adatti al piccolo patatino. in questa maniera voi che amate patatino e noi potete fare a meno di comprare un regalo fatto di plastica o robe brutte, antisociali e antiecologiche che potrebbero aumentare le turbe paranoiche del papà (in realtà mi sminuisco ma credo profondamente in questa linea politica, mavaffanculoteeilpetrolio). certo, nessuno è obbligato a comprare un regalo a patatino, ma così se vi sollazza l’idea siete avvertiti.
ecco una lista di giuochi adatti a una sana crescita del piccolo patatino:
- quadriciclo
- palla zoom, alligatore trainabile
- locomotiva scomponibile
- primo tamburo ruota
- camion sonoro
- treno
- costruzioni colorate
- piramide ad anelli
- multiplo toy
- cubi puzzle e veicoli
- tavola degli oggetti e tavoletta scoperte
- puzzle sonoro

pacifisti sotto la tangenziale

* quanto sei bella, roma *

domenica mattina alice, il patatino ed io siamo stati un’ora intera a divertirci ad aspettare il tram alla fermata sotto la tangenziale. volevamo andare al parco di cui alberto.
di fronte a noi, per un’ora, ho potuto fissare questa bandiera annerita dallo smog della superstrada che taglia il centro di roma. e mi chiedo: che senso ha fare i pacifisti per guerre lontane (sì, lo so che sono i nostri interessi vicini) quando i tuoi polmoni avranno lo stesso colore di quella bandiera? purtroppo, credo che non abbia alcun senso.
la lettura di quel fricchettone noglobbal di zizek, mi ha permesso di gustare questa citazione di "the problem of hegemony" di simon critchley:
"Si deve resistere alla globalizzazione capitalistica occupando e controllando il terreno sul quale ci si trova, dove si vive, lavora, agisce e pensa. Ciò non abbisogna di milioni di persone [...] Posso bastare una manciata di persone all’inizio. Potrebbe trattarsi di [...] "rivolta intima". In altre parole la politica inizia proprio qui, localmente, praticamente e specificatamente, attorno a questioni concrete e non andandosene a protestare a qualche incontro dei G8. Non devi affrontare i tuoi nemici in casa loro, ma a casa tua, sul terreno che hai reso tuo. Pensa pure ai soldi e al tempo che guadagneresti sui viaggi!"

belfast: the war is over

* mi scrive paola che vive a belfast *
Per fortuna sto simpatica alla testa più calda che c’è in palestra, non vorrei mai essere una sua nemica. My friend, mi chiama da quando mi ha vista alle proteste contro le marce orangiste e mi ha chiesto che pub frequento. Carol è molto giù stasera, è la prima volta che me lo dice, mentre siamo lì a fare esercizi. Di solito prende in giro tutti, spesso ci va sul pesante, è razzista come tanti, urla, insulta e poi ride, ma stasera è silenziosa. Cerco di tirarla su suggerendole varie soluzioni per star meglio, niente da fare. The war is over, I’m not enjoying anymore. Si riferisce alla decisione dell’IRA di deporre definitivamente le armi. Non ci avevo pensato agli effetti sulla psiche per la fine di un conflitto, o come dicono, una guerra civile che è durata 30 anni. Non conoscono la pace qua, e molti non la vogliono. Preferiscono la tensione che produce adrenalina e li illude di star bene? Mah, cossa so mi, il mondo è bello perchè è avariato.

“i matrimoni gay non ci hanno portato all’apocalisse. strano!”

david weinberger, guru del web e di morbìn.it, ha scritto qualche giorno fa con ironia: “Apparentemente qua in Massachusetts, un anno di legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso non c’ha portato giù per la spirale scivolosa di incesto, stupro di bambini e bestialità. Malgrado gli avvertimenti di alcuni conservatori, sembra che noi americani non siamo così facilmente portati al peccato“.
(a proposito di gay, ministri gay, parlamentari gay di forza italia, calciatori gay: fighissima intervista a grillini di sabelli fioretti)

fantastic fazio

tale tarolli, senatore udc che dicono vicino a fazio, dichiara a proposito di fazio: «Rimettere il mandato a seguito di una sfiducia solo politica, sarebbe semplicemente un precedente gravissimo, non solo per la Banca d’Italia, ma per tutte le banche centrali europee».
boh. come se l’economia non dovesse sottostare a qualche principio. dai, almeno qualche piccolo principio, no? ti prego, tarolli!