l’umanità di hitler

* al cinema da giovedì “la caduta”, sugli ultimi giorni di adolf *
molti famosi, tipo wenders, hanno detto che il film è colpevole di aver umanizzato troppo il fuhrer. condivido, invece, quello che ha detto il presidente degli ebrei in italia: «Per Hitler credo si debba parlare piuttosto del prodotto di una situazione storica, dello sviluppo di una determinata cultura caratterizzata dalla violenza e dalla sopraffazione. Per questo mi sembra sbagliato presentare Hitler come un demone»
io il film l’ho visto qualche giorno fa e lo consiglio a tutti. Tanto irreali sono le amerikanate che di solito vediamo al cinema, tanto irreali sono gli ultimi giorni del Terzo Reich. Ora il cinema vi dà la Casa degli Spettri. Sono spettri umani, troppo umani: la ricostruzione umana del Mostro Numero 1 – Adolf Hitler – e dei suoi allucinati camerati chiusi nel loro ultimo bunker è qualcosa da lasciare a bocca aperta, tanto quanto gli effetti speciali dell’arrampicamuri, i colori di Zhang Ymou, i pupazzetti di Team America. Spielberg non avrebbe potuto fare meglio di questa pellicola made in Crucconia.
La differenza, ovviamente, è che “La Caduta” ci presenta il Male per come si è incarnato realmente sul nostro pianeta, nel nostro continente, nel nostro paese.
Siamo capaci di distinguere la differenza tra americanata e doloroso/salvifico ravanamento nel passato?
“Un popolo aspetta la sua distruzione”… “Tutto è perduto”… Vista la nostra capacità di discernere l’illusione dal ricordo, chissà se questi si limitano a essere gli slogan pubblicitari del film. Valgono per noi?
* remixato dalla rubrica di recensioni, su tribu#16 *

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