il problema della mia vita: parlare con gli altri

io ci penso ogni giorno da quando sono nato*. sarà perchè mio papà era giornalista e allora… [a capo]**
un amico devastato dall’autismo che dopo essere stato entusiasta di internet non ne trova più stimoli. che non parla e guarda la tv… che tratta i mega_siti dicendo “e basta con ‘sti mega_siti”. quindi? [a capo]**
tutto questo per dire che, nei commenti a questo post di stain, roxy argomenta con sante parole che invece di bestemmiare per i tempora e per i mores (robe del tipo “ho rinunciato da tempo a credere che la maggioranza delle persone possa essere influenzata da un sapere critico“) dovremmo allora fare qualcosa.
weinberger scrive qua di come ha imparato, solo passata la giovinezza, a ‘parlare’ veramente con i propri interlocutori. dice che dovremmo smetterla di proporre machisticamente mega-teorie da comprendere al primo scambio di battute, mega-ideone che ci bazzicano in testa. parlare veramente con gli altri implica fatica, umiltà, comprensione dell’altro. weinberger scrive che le piccole chiaccherate con cui si entra in confidenza sono la base per ogni relazione: “Small talk lets you and your interlocutor take little steps until you find ground you share“.
noi invece, intellettualoni impegnati, vorremmo proporre tutti quei nostri discorsi filosofici, pieni, (ben?) organizzati, tutti pomposi… abbiamo l’ambizione a scrivere il più bel post, la più bellaopinione su un certo argomento.
ma per chi scriviamo in questi casi? per altri che dovrebbero essere fatti uguali a noi? stiamo attenti, veramente, a quello che l’altro capisce o non capisce? questo non è essere umani. è tentare di fare le sibille da interpretare, i produttori di studiati format di spettacoli televisivi, di film che hanno migliaia di persone che lavorano per riempire un attimo nella vita delle persone.
il gioco della tv ci ha stufato, ma noi facciamo proprio come lei. proponiamo un discorso su cui non siamo umili, su cui vogliamo proporre un unico terreno comune: quello di noi stessi.
* ke ne pensi: ti senti una brava comunicatrice? *
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* anche ora che sto qui a prendere la muffa al culo in ufficio il venerdì di pasqua. ah. stavo pensando di come saranno kitsch tutti i discorsi al mio funerale.
**la parentesi quadra è un atto voluto

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